Emozioni che fanno ascolti

Per quanto possa apparire superficiale, la TV-spazzatura è in realtà una macchina ben rodata dove nulla è lasciato al caso. Le critiche che suscita, forse condite da snobismo, sono direttamente proporzionali alle sue ore di programmazione e agli ascolti. Per sentito dire sembra che nessuno la guardi. Eppure quanti di questi puritani dell’etere non le danno mai un’occhiata? Chi è senza peccato scagli il primo decoder! Sono diversi i casi di personaggi noti che un tempo denigravano questa fiera dell’effimero e ora si concedono al gioco delle «ospitate». Il target di questi programmi sembra vada oltre quello dei suoi partecipanti – soggetti per lo più esibizionisti, chiassosi e spesso poco eruditi. Dunque, cosa sta capitando al mondo della televisione o forse più in generale al costume italiano?

Tutto cominciò con l’avvento della TV commerciale, per intenderci, quella importata dall’America, la cui fonte di sostentamento era la pubblicità. Fu una rivoluzione per il linguaggio televisivo: trattandosi di privati con gli utili derivanti dagli ascolti, adottarono strategie aggressive che soppiantarono la natura più educativa della TV pubblica. Quest’ultima, per competere, dovette adattarsi allo stile dei privati. Se negli anni ottanta e novanta la programmazione rimase ancora relativamente casta (nei pomeriggi Rai e Mediaset si trovavano ancora programmi per ragazzi), attorno al 2000 sono arrivati i «format televisivi», quasi in concomitanza con quei famosi aerei. E l’effetto che hanno sortito sui palinsesti è stato altrettanto esplosivo. I format sono prodotti preconfezionati il cui pacchetto comprende tutto, dalla scaletta alla scenografia. Tale industrializzazione ha rappresentato il terreno ideale per la diffusione di spettacoli di dubbia moralità. Reality show, talk show pomeridiani… La TV ha cambiato volto. «Bim bum bam» è stato sostituito da Barbara d’Urso. «Solletico» dai discorsi-da-bar del dopo pranzo. (A quanto pare fanno molti più ascolti gli scandali e i delitti familiari, rispetto ad un «Puffa di qua, puffa di là»). Questi programmi sono un’insalata mista di emozioni. Tritate, per facilitarne la digestione: non sia mai che gli ascoltatori debbano fare il minimo sforzo. Devono mettere d’accordo quanti più palati possibili. Da destra a sinistra, dal giovane all’anziano  dalla casalinga all’operaio  Processi mediatici, interviste a persone straziate da lutti, malattie, omicidi. Intrecci amorosi pilotati, e così via. La chiamano spazzatura, ma è tutt’altro  Si auto ricicla costantemente attraverso un processo di compostaggio televisivo. È energia rinnovabile che naviga dall’etere direttamente ai nostri cervelli.

«Jersey Shore», il reality show più conosciuto al mondo, è un incrocio tra il Grande Fratello ed un telefilm. Un gruppo di ragazzi viene ripreso mentre gozzoviglia in vacanza. Futilità e volgarità abbondano come la ricotta nei cannoli dei loro progenitori italo-americani. Ma questa è anche la chiave del successo. L’eccesso. Un’amica americana, laureata, un giorno mi confessò: «Rimani così shockato dal loro linguaggio da non poter credere che sia vero. Ogni episodio, nella sua indecenza, è sempre più esilarante del precedente. Per cui sei come intrappolato, perché vuoi sapere fino a che punto possono spingersi». Spiegazione molto esaustiva. Esso ha saputo mescolare intrecci teatrali con soggetti reali. Una sorta di Neo-neorealismo. O meglio, un Neorealismo-trash. Tutto ciò fa riflettere su cosa significhi oggi fare intrattenimento e in che modo la gente abbia bisogno di evadere dal quotidiano.

In un epoca in cui la volgarità non è più un cliché, si aprono nuove frontiere per l’industria televisiva. Non esistono regole. Le terre selvagge hanno sempre attratto l’uomo civilizzato che cerca vie di fuga. Specialmente in tempi di crisi. Come fare a ricordare che per migliorare la nostra condizione non è sufficiente colmare quel vuoto con facili anestetici a portata di telecomando, e che le vere emozioni sono quelle che si vivono dopo che si è spento il televisore? Forse servirà uno show televisivo per ricordarcelo.

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