Benedetta, per te Studio Aperto finisce qui!

C’è da chiedersi cosa penserebbe la defunta regina dei fornelli Julia Child, la-donna-che-ha-insegnato-all’America-a-cucinare, dell’improvvisata cuoca Benedetta Parodi, ex-giornalista nonché ex-reginetta-delle-gaffe-di-Studio-Aperto. Da quando la sorella d’arte è atterrata su La7 con la sua cucina formato Ikea (dove non si sa quale colore manchi all’appello), si è confermata una degna rivale della ormai nazionalpopolare Antonellona Clerici. Non sono poche, però, le critiche che vengono mosse alla novella ‘spadellatrice’ televisiva in merito alla sua credibilità ed attinenza al ruolo che si è ritagliata.

Le sue doti (doti?) di cuciniera sprizzano professionalità quanto i servizi giornalistici del suo precedente datore di lavoro. La sua disinvoltura (disinvoltura?) dietro il piano di lavoro, enfatizzata da tacchi a spillo sgargianti, è pari a quella di una giraffa spedita ai campionati mondiali di pattinaggio su ghiaccio. Ogni occasione sembra buona per promuovere una delle sue ultime fatiche (fatiche?) letterarie, diventate ormai una lunga saga del mangiato-e-rimangiato. Chissà che non ne facciano una trilogia sui vampiri… C’è da chiedersi anche se abbia mai cucinato una cotoletta di vitello prima di approdare alla rubrica gastronomica di Italia1 o se sia stata costretta a rottamarsi per sfuggire alla serietà ed al livello culturale di una professione che non le si addiceva molto. Provate per un attimo ad immaginare Lilli Gruber ai tempi del Tg1 che, dall’Iraq, tra un servizio e l’altro sulla guerra, impugnasse padella e girarrosto per insegnare agli italiani a cucinare humus e kebab. Terrificante! Che ne sarebbe stato della Parodi se non avesse intrapreso la via della lasagna (e se non fosse stata sorella di Cristina, nonché cognata dell’ex direttore di rete Mediaset Giorgio Gori)? Dopotutto, però, Benedetta vince. E piace. Piace per la sua immediatezza e semplicità, per l’essere priva di fronzoli e divismi. Piace perché è caruccia, ma non bellissima. Perché si dà da fare, ma è imperfetta. Piace anche perché sembra la vicina di pianerottolo, magari un po’ imbranata, ma comunque sempre simpatica e disponibile a dispensare un sorriso o un pacco di zucchero, qualora l’avessimo consumato tutto in crostate. La sua goffaggine e la sua mondanità (nel senso etimologico del termine di ‘individuo appartenente a questo mondo’) sono rassicuranti per il telespettatore medio, e di questi tempi in molti ne hanno bisogno. Persino il suo nome, ciliegina sulla torta, ispira affidabilità: Benedetta! Ma ora basta dolci. Con la tv di oggi si ingrassa solo a guardarla!

È per questi motivi che, in fin dei conti, la promuovo. Approvo il suo programma e le dico persino “brava” per aver saputo reinventarsi, funzionare e piacere. In tv, quando si raggiungono contemporaneamente questi tre obiettivi, non si può far altre che complimentarsi per il successo.

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