Schwazer: errore, scuse, annientamento. Politici: fallimento, reticenza, rielezione.

alex schwazer

Alex Schwazer nell’estate scorsa è stato la Maria Maddalena dei giorni nostri. Da molto tempo l’opinione pubblica italiana non scagliava pietre di sprezzo contro un peccatore come ha fatto nei confronti dell’altoatesino dai tratti germanici. L’ultimo macigno gli è caduto addosso con violenza nei giorni scorsi e viene dal capo procura del Coni: 4 anni di squalifica per uso di epo e testosterone e per essersi avvalso di un medico inibito dall’ordine sportivo.

La pena inflittagli è davvero severa, soprattutto considerando che non si tratta di un errore recidivo. Fino al 2011 si è sempre comportato in modo corretto ed esemplare. A Pechino 2008 ha regalato all’Italia un oro bello, difficile e meritato. Le cose sono degenerate quando le continue pressioni del mondo sportivo (forse anche di quello affettivo), le accresciute aspettative nei suoi confronti, l’esposizione mediatica, il paragone con la pluripremiata fidanzata campionessa del mondo, i sacrifici di uno sport, la marcia, solitario e non proprio spassoso lo hanno indotto a commettere l’errore clamoroso per cui è stato infangato da tutti (ex allenatore compreso). Neppure le clamorose (e nobilissime) scuse in diretta tv, che nessuno prima d’ora si è mai sognato di fare, sono servite ad indurre misericordia nella gente. Il processo sembrava già chiuso ancora prima di essere cominciato. Tutti si sono dimenticati in un lampo di quando Schwazer sventolò il tricolore in Cina dopo la vittoria, nonostante le critiche degli Schützen sudtirolesi che giudicavano quel comportamento “troppo italiano”. Per un atleta 4 anni di squalifica sono davvero tanti, soprattutto considerando che possono svolgere quel mestiere solo per un limitato periodo della loro vita. Considerando che Alex ha 28 anni, sembra che vogliano anticipargli la fine della carriera. Molti potrebbero dire “avrebbe dovuto pensarci prima”, ma la trovo un’affermazione semplicistica: è sempre più facile rimproverare gli altri e dire come avrebbero dovuto comportarsi, come se fossimo giudici immacolati e sempre verecondi.

A questo punto un paragone sorge spontaneo. Perché i politici, dalle pluri-dimostrate e recidive azioni fallimentari, che tra l’altro causano danni ben più gravi dell’epo di Schwazer (debito pubblico, ingiustizia sociale, leggi ad-personam fra le tante), non solo non ammettono mai la colpa giocando allo scaricabarile, ma perseverano lungo la via dell’autoproclamata santità, spesso grazie alla rielezione? Perché non esiste anche per loro un tribunale che li squalifichi dal parlamento qualora non abbiano adempiuto i loro doveri e mantenuto le promesse di propaganda? A me sembra si sia voluto trovare nell’atleta il capro espiatorio per sfogare le frustrazioni sociali di questa fase storica. Forse Alex avrebbe dovuto passare il suo doping ai politici. Magari avrebbero cominciato ad offrire prestazioni migliori.

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