Licenziata perché bella. Violentata perché provoca

un mondo di uomini

Mi chiede perché le donne vengano violentate e uccise? Andiamo, guardi quanto sono aggressive con quegli abiti succinti!” Questo è il riassunto della medievale opinione di don Piero Corsi, che ha dato persino del “frocio” ad un suo intervistatore, il quale non dimostrava abbastanza enfasi nel sentirsi attratto dagli abiti succinti del gentil sesso. Ma i preti non erano quelli casti e privi d’impulsi? Insomma donne, se non indossate la tunica da suora o il velo da vedova a lutto, non stupitevi se vi ritrovate accantonate in un vicolo oscuro o, peggio ancora, sgozzate dopo l’abuso. La prossima volta, prima di fare shopping, pensateci due volte ed optate per un jeans largo a vita alta. Forse don Corsi non sa che la maggior parte delle violenze sulle donne avviene in casa. Dunque mentre indossano più probabilmente il pigiama o il grembiule da cucina. Che sia il parroco stesso, oltre che male informato, represso? Denunciare la “violenza del modo di vestire provocante delle donne” non è ammettere di essere attratti violentemente da esse? Forse l’avranno frustrato gli anni passati ad imboccare le nonnine di Lerici con l’ostia. Il passaggio però più lugubre è: “Le donne cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti”. Fossi nei panni della perpetua che ogni giorno gli rassetta casa e gli prepara da mangiare (a spese della Chiesa) lo abbandonerei a se stesso per vedere chi è quello indipendente.

 Un’altra storia che pare venire da Macholandia ha come protagonista una donna dell’Iowa, licenziata perché “troppo bella”. Tale sentenza è stata formalizzata dalla Suprema Corte nel seguente modo: “Un datore di lavoro può licenziare una sua dipendente se questa rischia di compromettere il di lui matrimonio, anche se fra i due non s’è sviluppato un legame sentimentale”. Non è uno scherzo. A quanto pare alla moglie del dentista americano non andava giù che il marito avesse un’assistente “irresistibile”; e l’ha convinto a farla fuori. La vittima ha fatto causa. I giudici (tutti uomini) hanno concluso che, al fine di salvaguardare la famiglia, è legittimo licenziare una donna senza commettere discriminazione sessuale, anche se non si è compiuto adulterio. Tradotto: è responsabilità dell’impiegata se il suo capo non riesce a controllare i suoi impulsi. Il capriccio della moglie gelosa viene prima dello stipendio della madre di famiglia. Ma uno dei principi base della giustizia non è quello di non fare il processo alle intenzioni? Qui hanno persino emesso una sentenza contro la potenzialità di tradimento. Sarebbe come dire: “Sei disoccupato ed abiti vicino ad una banca. Ti arresto perché sei più di altri tentato a scipparla”.

 Con una certa fatalità, queste notizie sono spuntate dopo la conferenza stampa finale di Monti, in cui egli ha sorpreso tutti esortando a migliorare la condizione sociale delle donne. Pensate se avesse detto che i ristoranti sono pieni…
(Leggi la sentenza della Corte)

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4 pensieri su “Licenziata perché bella. Violentata perché provoca

  1. Hai scritto un post bellissimo.
    Ci sono una marea di bastardi che stuprano, e’ ” rassicurante ” leggere le tue parole. Tanti ragionano come don Corsi.
    M.

      1. Non credo si estinguerà facilmente, perché fa ” comodo ” a molti pensarla così; in un certo senso li deresponsabilizza.
        Io ho subito un tentato stupro tempo fa e non l’ ho denunciato perché avevo vergogna. Lui mi ha detto le stesse parole che hai scritto nel titolo del post ” sei tu che mi provochi andando in giro con quella maglia scollata ”
        A parte che non era vero che fossi scollata, comunque le sue parole hanno centrato il bersaglio.
        Mi ha fatto molto piacere leggerti, ciao.
        M.

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