Monte dei Paschi. Un’altra figuraccia italiana

Monte dei PaschiDopo solo un mese dall’addomesticamento dello spread, rientrato ampiamente sotto la soglia di sicurezza dei 340 punti base, potevamo forse stare tranquilli e goderci un po’ di ritrovata e meritata credibilità internazionale? No. Abbiamo appena fatto in tempo a mandar giù il panettone delle feste, ed ecco che siamo colti da un improvviso reflusso esofageo ad opera di canditi indigesti, piazzati a tradimento da una banca toscana nell’impasto della finanza. In cosa consiste lo scandalo-dei-derivati del Monte dei Paschi di Siena (Mps)?

Innanzitutto c’è un’imprecisione lessicale. Si parla di “scandalo” quando si manifesta un moto di sdegno che coglie di sorpresa, come una doccia fredda. La faccenda dei sinistri affari di Mps andava invece avanti da anni. In tanti ne dovevano essere a conoscenza. Bankitalia, prima di tutti, disponeva persino di un rapporto sull’alto rischio di tali affari. Ma anche il Tesoro, la Consob, i collegio sindacale e i controlli interni: dove si erano nascosti? Tutti hanno giocato al gioco non-vedo-non-sento-non-parlo. Forse pensavano: “sono tanto bravi coi soldi, sapranno cavarsela da soli”. Una paralisi epidemica totale che si sta traducendo nella solita pratica dello scaricabarile all’italiana (prima figuraccia) sul chi avrebbe dovuto vigilare di più. Ovvero, una lotta tra badanti, dopo che l’anziano si è soffocato con i semi della mela cotta.

Ritornando alla questione principale: perché i derivati? Tutto cominciò nel 2007 quando il gruppo spagnolo Santander acquistò Banca Antonveneta per circa 6 miliardi di euro. Solo due mesi dopo i toreri di Madrid erano felicemente disponibile a rivendere Antonveneta a Mps ad un prezzo però maggiorato: ben 9 miliardi di euro, più un miliardo di oneri. Alla faccia delle spese di spedizione! (È più corretto dire furbo-come-una-volpe o furbo-come-uno-spagnolo?). C’è da dire che erano gli anni delle grandi fusioni (Intesa-San Paolo, Unicredit-Capitalia, Bnl-Bnp ecc) e la città dei fantini non voleva rimanere l’ultima ruota del carro, o l’ultimo zoccolo del cavallo. Perciò, l’acquisto dell’ultima fetta di torta disponibile (Antonveneta) parve un passo forzato. Solo che, dopo aver sganciato i 10 miliardi di euro senza pensarci troppo (cifra già di per sé sospetta, che implica una seconda figuraccia), devono essersi accorti di non avere più soldi in saccoccia: “Che botta, ragazzi! Caspita, non ci bastano i prestiti del Tesoro! Che ci inventiamo?”. Qui entrano in campo i derivati, utilizzati per finanziare il super acquisto. Cioè, si è ricorsi con passione alla cosiddetta “finanza creativa” – che in questo caso sarebbe come dire “merda profumata”. I Giotto e i Kandinsky di Mps si sono inventati un modo losco per ottenere fondi, elaborando dei prodotti dai nomi esotici: Alexandria e Santorini. E la componente creativa finisce con la scelta dei nomi di questi derivati! (Viene quasi da chiedersi se avessero scelto dei nomi ellenici per esorcizzare il possibile rischio-bancarotta in stile Grecia).

Qual è l’ingegnoso scopo dei derivati? Semplice: trasformare dei passivi in attivi, un debito in capitale. Vediamo la cronaca della furbata. Nel 2008 Mps ha ottenuto 1 miliardo di euro da JP Morgan che gli serviva a completare l’acquisto di Antonveneta, vendendogli dei titoli di stato detti “Fresh”, ma, per darsi questa “rinfrescata”, Mps sarebbe riuscita ad incassare solo se avesse dimostrato utili nel bilancio. Quindi, è stato per “abbellire” i conti che ha elabora i derivati, strumenti finanziari che si appoggiano a dei contratti detti “pronti contro termine”. Ovvero, si è trattato di una compravendita di titoli studiata a tavolino per far sì che tutti ci guadagnassero alla fine. 

Come funzionano i derivati? Mps vende dei titoli di stato (Btp a 30 anni) all’acquirente, ma giura di ricomprarseli in futuro. Il derivato è il prezzo che deriva dal valore di tale operazione finanziaria. Tale somma, però, è stata messa a bilancio come un utile, un attivo, quando in realtà era solo una somma prestata, che sarebbe stata restituita, tra l’altro con interessi notevoli. Quindi, al fine di abbellire i conti, si è fatto passare per guadagno quello che in realtà era un prestito! Dunque si è cercato di mascherare il debito precedente (l’acquisto), formulando altro debito “meno sospetto” (i derivati). Dunque le perdite del primo debito non vengono mostrate nel conto economico. Dunque i conti sono sufficientemente belli e lucenti per dimostrare di essere meritevoli dei finanziamenti. (Dunque, terza figuraccia).

Il caso è degenerato negli anni successivi per una serie di concause, tra cui la crisi finanziaria mondiale e lo spread. E i nodi sono venuti al pettine. Le perdite sono state notevoli e non più ignorabili, o falsificabili. Per evitare il tracollo, lo Stato si è visto costretto a prestare loro diversi miliardi di euro (i Tremonti e i Monti-bond). Per aggiungere la beffa al danno, Giuseppe Mussari (ex Presidente Mps, nonché principale artefice dei derivati farlocchi) fu persino nominato Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ovvero rappresentante del sistema creditizio italiano, per il suo alto profilo professionale (quarta figuraccia). Va poi sottolineata l’immancabile disputa politica su tutto ciò. Il consiglio della Fondazione Monte dei Paschi è infatti eletto per la maggior parte dal Comune, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana, da sempre amministrazioni di sinistra. Era dunque inevitabile la strumentalizzazione della vicenda per scopi elettorali da parte della destra… come se loro non avessero le mani impastate in altre banche (quinta figuraccia).

Insomma, questa degli incomprensibile derivati è una faccenda da dimenticare, se non fosse per la chiassosa voragine finanziaria che rischia di provocare. Quello che si teme è infatti un effetto a catena del sistema. La vicenda è una riprova dell’elevato rischio della “finanza creativa”, che dagli anni novanta ad oggi ha deciso di fare della bramosia di potere e della speculazione finanziaria la sua principale attività, dimenticando l’originale e più umile ruolo delle banche: reperire e prestare denaro alle imprese e alle famiglie. Il caso dei bilanci truccati è successo a Siena, ma sta avvenendo troppo frequentemente negli ultimi anni. Dal buco dei 613 miliardi di dollari di JP Morgan che ha innescato la crisi mondiale alla vicenda a noi più vicina circa la Parmalat, la cui figuraccia tutta italiana si riassume nel fax di Bank of America che definiva il ricco estratto conto di Calisto Tanzi con la storica sentenza funebre: “è falso”. (Che figura!).

Annunci