X-Factor 7, finale internazionale

xfactor 7
Lo show imponente di Sky è un Sanremo 2.0

 

Ancora non mi spiego come Rai2 possa essersi lasciata sfuggire una gallina dalle uova d’oro, anzi, dalle note d’oro come X-Factor. Con Sky, il talent è riuscito persino a migliorare in tutto: qualità della produzione, dei cantanti, della conduzione: del format in generale. Nessuna nostalgia, dunque, per il periodo Rai. Dopotutto 2 milioni di telespettatori nella finale (8,8% di share) e 5 milioni di voti sono numeri da capogiro per una paytv. Neppure la borbottante Mara, svendutasi ai marmocchi di Canale5, viene più di tanto compianta. Sarà l’organizzazione sempre più imponente, il finale monumentale al Forum di Assago, gli ospiti prestigiosi, o Mika – il vero vincitore di #XF7 -, anyways questa edizione pare, fra tutte, quella con lo stile più internazionale. Dirò di più. Rischia persino – e finalmente – di avere effetti benefici sull’internazionalizzazione della musica italiana. Basta guardare agli stili musicali dei finalisti: rhythm&blues per Aba, pop/country quello di Violetta e rock/hiphop per gli Ape Escape. Il più “italiano” di tutti è il vincitore, Michele, a riprova del fatto che il pubblico italiano rimane, in fin dei conti, ancora “italiano”. Tutto, però, fa ben sperare in una ventata di freschezza post-pausiniana e post-ramazzottiana. Lo stesso bravo mr. Bravi, in realtà, “mi è arrivato” molto di più con i brani in inglese (Mad world da brividi).

I giudici non si picchiano più – e anche qua, finalmente. La musica torna al centro. A parte un’estemporanea sfuriata di Elio (peraltro non da lui), l’alchimia sul tavolo di luce si è sempre più modellata sullo stile di X-Factor USA: più amiconi e pronti ad investire gli adepti dei colleghi con sonori complimenti. (Il “sei falsa Simona cazzo” deve aver convinto ad un’inversione di behavior). Le personalità vulcaniche sono pressoché rientrate nei ranghi. Simona prosegue con i suoi commenti manichei (“mi hai emozionato”, “non mi hai emozionato”). Elio, forse un po’ più smorto del solito, rimane Elio. Mika è uno spasso. Nulla da eccepire su Morgan; dopotutto chi “vince” 5 edizioni su 6 partecipazioni ha sempre ragione.

La mia conclusione è che X-Factor Italia non abbia oramai più tanto da invidiare alla sorella americana. Né per la Britney (Mika le dà il giro), né per la qualità dei cantanti o spettacolarità dello show. Un’edizione sempre più digitale e social, a riprova che, nel mondo televisivo 2.0 , per far parlare di sé non basta più solo il dato numerico degli ascolti, ma anche la viralità in rete. #XFactorItalia può sempre crescere, ma la direzione imboccata è quella giusta.

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