Rimini come Central Park?

Central park
La proposta. Innovazione digitale al servizio del turismo

Central Park non è solo un vassoio verde innestato nella selva cementizia di Manhattan, ma un enorme set cinematografico a cielo aperto. I newyorkesi, non contenti delle 50 milioni di scarpe che ogni anno ne calpestano erba, sentieri, ponti e viali, si sono inventati uno stratagemma tecnologico e simpatico (dai, diciamo pure cool) per attrarre nuovi ospiti. In particolare per schiodare dalla poltrona i giovani assuefatti dallo streaming e dai social network, dando loro la possibilità di sfogare la dipendenza digitale all’aria aperta. Come? I 3 virgola 4 milioni di metri quadrati di parco sono stati cosparsi di codici QR laddove sono state girate scene di film e telefilm di culto. Fotografando la targhetta quadrettata con uno smartphone o un tablet si accede a un contenuto interattivo, in modo da poter guardare sul proprio dispositivo la scena girata nel preciso luogo in cui ci si trova. Turiste che si fotografano come svampite uscite da Sex and the city, signori che imitano Dustin Hoffman mentre insegna al bambino di Kramer contro Kramer ad andare in bicicletta… Uno scatto, un “condividi” e la foto è in rete. Non solo, i codici QR rimandano anche a confronti fotografici con l’800 o spiegazioni documentaristiche sulla natura del luogo. Il progetto “The world park” dà, perciò, una voce digitale a un parco così tanto impastato nell’immaginario collettivo.

Perché non fare lo stesso a Rimini? Come si legge sul blog di rivieraromagnola.net ci sono tanti film con personaggi di spicco girati in riviera. Pellicole anche meno note dei più classici Amarcord, I vitelloni, Rimini Rimini, Da zero a dieci. Il rapporto tra la città di mare e l’industria della cinepresa è indissolubile, come avviene per ogni oasi del sogno e della spensieratezza dove è possibile staccarsi dal quotidiano, come fluttuando 10 centimetri da terra. Si vede nel post “Oltre Fellini c’è di più!” un Alain Delon d’annata passeggiare sul molo di Rimini verso il Rockisland ne La prima notte di quiete, o un Bruce Willis ancora capelluto che si aggira nella rocca di San Leo in Hudson Hawk. Perché, dunque, non mandare a caccia di scene cinematografiche con i loro telefonini anche i turisti piada-e-squacquerone quanto quelli shopping-e-grattacieli? Non si potrà mica campare per sempre di soli braccioli, palette e secchielli.

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