“The bling ring” e gli attori che vanno a sverminare cani

bling ring
Hollywood. Evoluzione di Hermione Granger (Emma Watson) in Paris Hilton

Sofia Coppola si conferma la regina dell’inazione, campionessa di film dove non succede nulla. I sofisticati del cinema-bene lo chiamerebbero minimalismo narrativo per sottendere l’ineludibile costrutto sintattico che si cela dietro la storia. La merda.
Base di ogni film, o libro, o cinepanettone che si rispetti è l’evoluzione narrativa. Si parte da una punto A, sopraggiunge qualcosa che scompagina, turba la quiete – i marziani, l’anello del potere, Hagrid su una motocicletta… Qualcosa deve succedere, perdio! Così che i personaggi possano mettersi in gioco, evolversi, imparare qualcosa e trasformarsi, nel bene o nel male. Da Simba a Charlize Theron in Monster.
Il film della Coppola sembra più un tutorial per ladri, un documentario sullo scassinamento di case di lusso. Dopo il primo furto, il film non fa altro che ripetersi facendo quasi venire voglia di afferrare un piede di porco… per spaccare lo schermo e dire, muoviti trama, muoviti! In genere vale la regola del 3: alla terza volta ti beccano. Qua invece ai protagonisti va sempre di culo per un’ora e venti di film, fin quando alla fine, mentre stai per starnazzare e digitare il 911, li beccano (alleluia), ma senza finale col botto o corsa al Monte Fato per distruggere lo smartphone del potere. Niente di niente. Tutto è prevedibilissimo, ed è un peccato, perché la Coppola sa costruire bei personaggi (penso a Marie Antoinette o alla coppia Scarlett Johansonn – Bill Murray in Lost in translation). Ruoli che affascinano nel primo quarto d’ora, poi sprofondano nella stasi. È come se il resto della pellicola ruotasse attorno ad un buco nero che ne risucchia la sceneggiatura. I personaggi di Coppola junior sono come belle donne che mettono il tacco 12 per mescolare la cassoeula o per portare a sverminare il cane. Che spreco!
Il film vorrebbe parlare di come i giovani benestanti proiettino negli oggetti i loro idoli attraverso una trasgressione che dà significanza al loro essere. Ma non ci riesce; fatica ad indagarne la psiche dei ragazzi e a darne un resoconto veritiero, o per lo meno interessante. Vuole anche essere un carosello del lusso, ma in questo ci riesce molto meglio, uno fra i tanti, Il diavolo veste Prada. Tecnicamente lo stile registico coppoliano mi piace molto, ha un che di arte contemporanea. Ma manca la storia, come nell’arte contemporanea. Manca la psicologia dei personaggi. (voto 5,5)

Ps – Hermione Granger in versione Paris Hilton è un tuffo al cuore.

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