La pagella del Governo Letta

Larghe intese. Nate con una sparatoria finite con una badilata.
Larghe intese. Nate con una sparatoria finite con una badilata.

[Oggi ospito sul mio blog la scoppiettante Pagella dei Ministri-Letta di Luca Sassi, attento osservatore politico e studente di giurisprudenza. Se le Larghe intese ti hanno confuso, se ti sei perso alcuni passaggi dell’ultimo anno di politica e vuoi capire tutto in poche righe da un punto di vista super partes – con tanto di “vicende imbarazzanti” in epilogo -, questo post fa per te!]

Il povero Letta non fa in tempo ad “impegnarsi” per l’Italia, che il giorno dopo il suo partito gli dà il benservito. E con schiacciante maggioranza: i lettiani disertano, Cuperlo si allinea. Risultato? 136 “bye bye”; i 16 contrari sono del solito Civati e dei suoi bastian contrari. Il bello è che il giorno prima era tutto un profluvio di stai sereno, questo governo deve andare avanti, quanto è bravo Letta, quanto è bello Letta. Ora, prima che l’ex Premier cominci a dare i numeri, preso da qualche esaurimento nervoso, abbiamo ben pensato di dargli noi i numeri, a lui e al suo governo.

Enrico Letta: 6.5
Era iniziato come un Governo di Servizio, larghe intese, poi lunghe intese. Aveva detto “mai con Berlusconi” 2 mesi prima delle elezioni. È diventato un “anche con Berlusconi”, le larghe intese sono diventate lunghe, poi ristrette, infine malintese. Ha continuato imperterrito col suo piano basato sul “tiramm’ innanz”, si è messo a “fare” cose, ma già mantenere il suo Governo in equilibrio era un supercompito. Uomo delle istituzioni, ma soprattutto uomo di partito. Sintesi: governo del fare (le toppe).

Alfano: 4
Si comincia a dubitare della sua sanità mentale. Delfino e successore di Silvio, non amatissimo dalla base ma abbastanza democristiano da piacere alle varie anime del centrodestra. Lasciato il suo amore, fonda un nuovo partito che non si capisce dove stia, a metà fra la Dc e il Berlusconismo degli anni in cui dilagava (fatevi quattro risate guardando la presentazione del simbolo di partito). Sostiene Letta, ma dice che alle prossime elezioni starà con Silvio. In mezzo, il pasticcio Shalabayeva e della figura barbina da rappresentante del nostro Paese. Sintesi: i Nuovi Responsabili (ma responsabili verso chi?).

Bonino: 7.5
E’ la più amata fra i ministri, dal primo all’ultimo giorno di governo è stata in cima alle classifiche di gradimento. A lei gli Esteri, proprio grazie alla sua fama internazionale e la conoscenza che già ha a livello europeo. Morbida (ma non troppo) nella questione siriana, si destreggia molto bene in quella dei Marò in India, dimenandosi perché venga svolto un regolare processo e l’India si dimostri uno stato maturo. Fa ordinaria amministrazione, ma mai una dichiarazione fuori posto. Avercene di ministri così. Sintesi: in ascesa (verso il Colle?).

Kyenge: 5.5
Le era stato designato il ruolo di ministro figurina per dimostrare che l’integrazione in Italia c’è già e che anche noi abbiamo anche una ministra nera. O abbronzata, come direbbe qualcuno. Alla fine è stata bombardata dai peggiori insulti razzisti e ha risvegliato la parte peggiore del Paese. Il suo ministero non ha nulla degno di nota. È servito solo a ricordarci che c’è ancora un sacco da fare in tema di integrazione. Sintesi: figurine: Cècilé, ce l’ho; integrazione: mi manca…

Idem: 6.5
Povera Josefa. Lei era così gasata dall’incarico, anche se in un ministero non proprio entusiasmante (sport, pari opportunità e ggiovani). Poi è arrivato lo scandalo Imu, sbagliando nella dichiarazione a segnalare un garage di sua proprietà. Apriti cielo. Sono sopraggiunti populismo e dimissioni. Mosca bianca, ma ineccepibile dall’inizio alla fine. Sintesi: troppo fair play.

Saccomanni: 6
“SaccoDanni” lo chiamano maliziosamente i suoi detrattori (specie Brunetta, che ne chiedeva le dimissioni un giorno sì e uno pure). Molto tecnico, ma da tempo orbitante intorno alla politica, non mi pare abbia fatto tutti questi danni. Col ministero chiave ci si sarebbe aspettato di più, ma gli manca il mordente, l’appeal: non spacca. Considerando che non ha avuto neanche un anno e l’imperativo di spendere meno, la sufficienza se l’è guadagnata. Sintesi: era meglio farlo viceministro.

Carrozza: 6.5
Lei è una ricercatrice, e i primi tempi fatica ad entrare nei panni del ministro. Comincia con annunci programmatici generici, poi affronta i pasticci sul decreto scuola, bonus maturità sì, anzi forse, anzi no. Poi ingrana. Riesce ad ottenere fondi per l’edilizia scolastica e si appiglia a quel “non toglieremo 1 euro a scuola, cultura e formazione” detto da Letta ogni volta che in Consiglio dei ministri si cercano soldi e gli sguardi si spostano su di lei e sul collega alla cultura. Riesce così ad evitare che agli insegnanti fossero tolti i famosi 150 euro di aumenti. La vicenda l’ha segnata come un brusco ritorno alla (magra) realtà. Sintesi: fermare il mare con le mani.

Delrio: 7
Il ministro che non ti aspetti. Serio, preparato, perfetto nel suo ruolo: un sindaco che ha il ministero degli affari regionali, e finalmente che sappia di che si sta parlando. Efficace nelle ospitate televisive, stimato dai colleghi e molto attento a puntare tutto su pochi ma chiari obiettivi (revisione patto di stabilità, abolizione provincie, più fondi ai comuni virtuosi). Sintesi:vita da mediano.

Quagliariello: 6.5
Da questo governo anche le Riforme Istituzionali hanno bisogno di un ministro. E chi, se non uno che nacque radicale e si scoprì diversamente belusconiano? Ne vengono in mente decine di migliori, ma andava scelto uno del centrodestra per dimostrare come le riforme si facessero anche con l’opposizione. Alla fine il dialogo c’è stato, ma i tempi delle riforme costituzionali non permettono di dare un giudizio totale sulla buona riuscita dei progetti. Sintesi: grandi intese su carta.

Giovannini: 6.5
Ministro del lavoro nel paese senza più lavoro. Ministero ostico. Si potevano fare sfasci, nuove riforme basate sul nulla, o creare altri esodati. Nuove lacrime, nuovo sangue. Invece il ministro aveva preso in mano con calma i dati – ex presidente Istat – e stava provando a fare qualche piccolo cambio di rotta (vedi il Decreto Giovannini sul Lavoro della estate scorsa). Finalmente una buona idea a costo quasi zero: una banca dati nazionale del lavoro dove far incontrare domanda e offerta di posti di lavoro. Sarà silurato, ma sul lungo periodo il suo “lavoro” avrebbe dato i suoi frutti. Sintesi: un diesel in un paese alla canna del gas.

Zanonato: 5
Premessa: il ministero dello sviluppo economico è una farsa. Che senso ha fare un ministero che si occupi di economia e uno del suo sviluppo? Uno fa danni e l’altro li ripara? Risultato? 150 tavoli di crisi aperti per aziende in seria difficoltà. È vero, non è tutta colpa sua, ma la sua soluzione maestra è aprire tavoli e provare a chiudere una trattativa al ribasso, insomma niente di straordinario. Riesce persino a litigare con la collega Serracchiani sull’Elettrolux. Sarà anche efficacie come Sindaco-sceriffo, ma il ministro non è arte sua. Sintesi: salvare il salvabile (ben poco)

Franceschini: 6.5
Dario è diventato saggio, riflessivo e introverso. Si è fatto crescere la barba. L’eterno vice di tutto. Lui la mente delle larghe intese, collante fra i centristi del Pd e quelli del centrodestra. Dialoga che è un amore con Quagliariello e Alfano. Gli va bene così, per ora. Doveva curare i Rapporti col Parlamento, ma sotto sotto ha sempre sognato di occuparsene da Presidente della Camera. Sintesi: grande saggio dei Rapporti col Governo.

Moavero, Orlando, D’Alia, Trigilia, Bray, Lupi: s.v.
Hanno deleghe rispettivamente agli affari europei, ambiente, pubblica amministrazione, coesione territoriale, cultura, trasporti. Qualcuno li ha mai sentiti in questi 10 mesi? Chessoio, una iniziativa, una trovata, un qualcosa di nuovo e di diverso di cui fregiarsi? Zero assoluto. In genere a questi microministri (tutti senza portafoglio) che “scaldano le sedie”, gli si dà un 5.5, o simili, ma in questo caso li liquidiamo con un senza voto: infatti molti di questi (su tutti cultura e ambiente) hanno pochissima “forza politica” per muovesi concretamente. Sintesi: mani legate (alla poltrona).

Vicende imbarazzanti.

Lorenzin: 5.5
Le è stata assegnata la Sanità, pensando che – visto che a decidere tutto sono le ASL regionali e non lo Stato – potesse fare pochi danni. E invece… è inesperta e si vede quasi subito. Carente sul caso Stamina (ci ha messo giorni prima di intervenire in maniera vaga). Non ha fatto sentire la sua voce a sufficienza in molte altre occasioni, ad esempio sul decennale vuoto normativo sul testamento biologico poteva sollecitare il governo per legiferare). Lavoro mediocre. Sintesi: ritenta fra 10 anni.

De Girolamo: 4.5
Altro personaggio-simbolo delle Larghe (Mal)Intese, è Nunzia. All’incarico diceva felicissima di non saperne una mazza di Agricoltura, e che era entusiasta lo stesso della nomina. Da qui abbiamo capito tutto, compreso l’unirsi ad Alfano nel Ncd. Dopo le intercettazioni ambigue sulle assunzioni all’ASL si è prima difesa per qualche giorno per poi dimettersi lamentando il mancato supporto del governo. Sintesi: braccia rubate a Boccia.

Cancellieri: 4,5
Anna Maria nell’alto dei cieli. Doveva diventare Presidente della Repubblica, osannata da destra a sinistra. Invece è passata da un ministero all’altro. Diventa Guardasigilli si ricomincia a parlare per la miliardesima volta della riforma della giustizia. Al solito non se ne fa nulla, la situazione carceraria italiana è indecente e si comincia a preparare il solito indulto svuotacarceri. Per evitare danni economici se ne creano altri immensi di credibilità. Come se non bastasse emergono le intercettazioni sul caso Ligresti. Sintesi: dalle stelle alle stalle.

Twitter @luck92_

 

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