[Sanremo 2014/3]. Ma li pagano gli autori?

Dopo l'anno delle selfie, l'auto-foto si impadronisce anche del vetusto Sanremo
Dopo l’anno delle selfie, l’auto-foto si impadronisce anche del vetusto Sanremo

Terza puntata di Sanremo 2014 e terzo inizio colto. Fazio dice che Sanremo è pop, eppure cerca di renderlo sempre più intellettualoide, di acculturare il pubblico di Rai1 (auguri!) appiccicando una bella parola all’altra. Ma cominciare almeno una serata con un sano e distensivo burlesque?

Rubino continua ad emozionare la metà della platea composta dai suoi parenti. Intanto su La7 è stato sospeso Servizio Pubblico: anche la politica teme l’Ariston. Alle 21,30 il festival ha già 10 minuti di ritardo. Mi chi minchia calcola i tempi? L’eterno Signore? Le fanno le prove o giocano a Shanghai con le bacchette di Beppe Vessicchio? Gualazzi ha conosciuto il bassista col cappuccio in banca, e si domandava perché brandisse un piede di porco. E poi Sinigallia: non poteva trovare un titolo che non fosse una canzone di Neffa (“Prima di andare via”)?

Adoro Luciana Littizzetto. Talmente tanto che ho rivisto le repliche di tutti i suoi “Che tempo che fa” almeno due volte; e questa è stata la mia rovina. Il monologo sulla bellezza è stata un collage delle sue battute di repertorio (compreso il “vaffa” alla donna bella). Per un fan è difficile nascondere la delusione; l’eccezionalità dell’evento esige che almeno i testi siano inediti come quelli dei cantanti; e poi possibilmente belli. Ne è uscito, invece, un pastone di, scoccia dirlo, retorica. Non si capisce perché si debbano accusare i belli o i rifatti di tutti i mali del mondo. Che senso ha concludere dicendo che se i ragazzi di oggi danno fuoco ai senzatetto è perché hanno visto troppi cartoni animati dove non ci sono down o perché le madri non hanno spiegato loro perché ad alcuni manca un braccio? Mi è sembrato un moralismo strappa applausi un po’ da bar. Forse si è adagiata sugli allori del bel monologo sulle donne dell’anno scorso.

Che tempo che fa”, poi, prova ad impossessarsi del palco quando meno te lo aspetti, compreso con la storia dell’arte. Di nuovo: ma un sano burlesque no?! Questo festival ha un problema di autori: o li hanno pagati poco, o si sono concentrati poco, o forse anche loro si sono adagiati sul successo dell’anno precedente. Resta il fatto che la creatività se la sono dimenticata a Milano. Unico fatto rilevante della serata la gag dei finti contestatori che si trasformano in cantanti: l’unico sprazzo di originalità in questo 64esimo melenso bianco-e-nero.

Fazio: “Adesso pubblicità e subito dopo Renzo Arbore”. Che bello sapere di avere 20 minuti per fare la cacca. Gigi D’Alessio si è impossessato di Renzo Arbore e tra il pubblico della Sanremo bene c’è il deliro, a riprova di quanto basti una minestra riscaldata per mandare in visibilio l’anziano medio italico. [PARENTESI DEL GIOVANE VIAGGIATORE PRECARIO INDIGNATO – A proposito del vecchiume, Arbore ha rifilato la classica frase leccaculo strappa applausi “l’Italia è il paese più bello del mondo”, che onestamente mi ha rotto le balle. Questa Italia che sa solo guardarsi l’ombelico e dire quanto è bella, mentre cola a picco. Mi preoccupa seriamente chiunque dica a se stesso di essere il migliore del mondo, chi si accontenta di quello che ha senza fare autocritica, senza migliorare (ogni riferimento alla politica non è puramente casuale). Il giorno in cui qualcuno dirà che ne abbiamo tanta di strada da fare per arrivare ai livelli di civiltà di altri paesi, quello sarà un bel giorno. Non basta il Colosseo per dire che siamo belli. Ps – I 3/4 di chi dice che siamo il paese più bello del mondo non ha mai mosso il culo da casa, o al massimo si chiude nei villaggi Alpitur dell’Egitto. CHIUSA PARENTESI]

Con Luca Parmitano l’orgoglio va alle stelle – che lui conosce bene. L’astronauta rappresenta il meglio del paese ed è davvero un peccato che non ne incarni il cittadino medio. Genuino, profondo, emozionato, tenero, appassionato, professionale e sorridente: con lo sguardo che sfiora sempre l’orizzonte, il pensiero rivolto ai bambini. Era il caso di dargli più spazio sottraendolo magari a qualche frase fatta incollate qua e là.

Super ospite: Damien Rice, e con lui, che si è persino fermato a chiacchierare con me e altri alla fine di un suo concerto, mi sfondano una porta aperta. La direzione artistica di questi anni ha avuto più gusto negli ospiti stranieri che nei cantanti in gara. O forse semplicemente la musica anglosassone è di tutt’altro livello. (Sì, accendo la B).

È mattina e leggiamo i dati degli ascolti. Il festival continua a calare: 7,7 milioni di ascolti contro l’1,1 milioni di Masterchef, in onda su una tv a pagamento! Urge un’autoanalisi perché è evidente che il costane amarcord sanremese continua a perdere colpi contro il linguaggio contemporaneo delle ex tv di nicchia.

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