[Linea Gialla]. Se un conduttore confessa di fare processi mediatici

Copione scritto. Per la tv viso d'angelo non può essere colpevole
Copione scritto. Per la tv “viso d’angelo” non può essere colpevole.

“Colpevole o innocente? Sollecito è qui questa sera e sarete voi a giudicarlo”. Così Salvo Sottile ha aperto la puntata del 25 febbraio di Linea Gialla con protagonista l’imputato nel “caso Meredith Kercher” Raffaele Sollecito. Mai confessione di colpevolezza fu più palese. Non quella di Sollecito, badate bene. Bensì quella del conduttore sherlockholmesco dal sopracciglio perennemente corrucciato alla Tenente Colombo. “Sarete voi a giudicare”, questa la promessa. E la puntata è stata impostata esattamente come un processo: da un lato l’accusa – la criminologa a cui non dispiace apparire Roberta Bruzzone -, dall’altro la difesa – l’irruente e un po’ confuso Vittorio Feltri -, al centro l’imputato, e i giudici a casa. Mancava solo il televoto!

Ciò che è paradossale in questo caso giudiziario – al di là della lentezza e incertezza della giustizia italiana – è la trasformazione di un ipotetico killer in un personaggio televisivo, come un opinionista o un concorrente del Grande Fratello da ammirare o da non sopportare; i fari, il primo piano con la telecamera che indugia sugli occhi, il make up, i servizi con musiche cinematografiche, il processo vissuto come un reality con gli imputati concorrenti involontari… Tutto ciò consiste nel mantello della finzione televisiva che si adagia sulla realtà inducendo ad un’innaturale commistioni di generi: cronaca reale e narrazione televisiva (fiction).

Ps – Un’idea sulla colpevolezza di Sollecito non me la sono fatta, anche perché personalmente non mi appassiona giocare al piccolo togato, né tanto meno ho mai letto una carta processuale. Confesso, però, che Raffaele “il personaggio” ha suscitato in me una certa tenerezza. Guilty or not, è agghiacciante che dopo 7 anni un tribunale gli abbia inferto 25 anni di pena, un altro l’assoluzione, un altro ancora abbia azzerato il punteggio e un ultimo abbia deciso di nuovo per la colpevolezza. E non è finita. (Persino la giustizia indiana sul caso Marò rischia di batterci).

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