“The Wolf of Wall Street” o, che goduria i soldi (voto 7,5)

L'eterna ambizione dell'uomo, montagne di soldi.

Sin dalle prime battute “The Wolf of Wall Street” vuole essere un inno cinico al denaro. Solo che per tutte le successive 3 ore propone trame già viste. Il ladruncolo simpaticone che se la spassa tutto il tempo, per poi essere acciuffato dal poliziotto ligio al dovere… Perché una morale ci deve essere sempre.

Personalmente non condivido l’inebriamento generalizzato attorno al film. La pellicola è godibile, ma poco altro. Leonardo di Caprio è piatto, come gli addominali che non ha mai strappato a Brad Pitt. La gamma delle sue espressioni è pari a quelle della Bocca della verità. Da dopo Titanic, l’ex belloccio nordico si è incastrato – con poche eccezioni – nel ruolo del magnate losco e incazzoso che finisce in malora: “Prova a prendermi”, “The Aviator”, “Django Unchained”, “Il grande Gatsby”. (Non a caso l’ho apprezzato in “The Departed”, dove ha aggiunto maggiore complessità psicologica al personaggio).

Nulla di innovativo nel linguaggio, e il record dei 506 “fuck” non ha aiutato. Troppo facile far innamorare il pubblico di uno bello e dannato a cui piovono dal cielo belle donne, belle case, strisce di coca e yatch a Portofino. Manca quel quid in più che renda la storia riconoscibile. Sono brillanti solo alcuni aforismi del cinismo: “Money makes you a better person”, “If anyone here thinks I am superficial or materialistic, go get a job at fucking McDonald’s, ’cause that’s where you belong!”. La logica del film è esaltare la speculazione finanziaria degli anni 80/90 che ha portato alla crisi economica di oggi. Le vittime del mondo reale vengono contemporaneamente sfottute e conquistate. “The normal world… who the fuck wanted to live there?”.

Nota. Quando saputo usare bene, l’approccio metalinguistico di un personaggio che parla alla telecamera per avvicinare il pubblico – come fa Carrie Bradshaw nelle prime serie di SATC – è brillante. Lo si poteva usare di più, come fa Kevin Specey in “House of Cards”, invece che limitarlo ai primi minuti di racconto. Si poteva anche giocare di più sulla comicità, relegata quasi per intero all’eccellente espressività di Jonah Hill. Forse ho fatto male a guardarlo dopo tutte le recensioni entusiastiche: troppe aspettative per un film che non aggiunge altro alla storia del cinema.

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