«Uccidere down è immorale?». Robe da Libero

 

Non esistono vite indegne
“Non esistono vite indegne” dice Libero. Però pagine sì.

Cosa non si legge su Libero! Ieri notte ho proseguito la mia missione socio-culturale, spirituale, agonistica, ecumenica, o forse solo masochistica, di leggere il quotidiano di Maurizio Belpietro (quello dove lo strillo è lungo 35 pagine), perché sono dell’idea che un aspirante giornalista debba conoscere a menadito tutto il giornalismo (giornalismo?).

Giunto alla pagina delle lettere dei lettori (è un numero vecchio, del 26 agosto scorso) mi sono imbattuto in tal Flavio Formelli, che si presenta come uno che ha studiato sociologia a Trento, il quale sostiene che sia immorale lasciar nascere un down accertato, che soffrirà tutta la vita e che metterà a repentaglio la salute di chi lo ha messo al mondo e lo dovrà accudire per sempre. Secondo lui non bisogna farsi vincere dalla pietà, ma guardare alla natura dove ci sono specie animali con madri che uccidono i cuccioli invalidi perché rallentano il gruppo. E per fortuna che ha studiato sociologia, pensa se avesse fatto una tesi sull’olocausto!

Meno male che il “saggio” Mario Giordano ha risposto ritenendo la sua posizione aberrante. Ma i dubbi sono tre. 1) Perché pubblicare come lettera della giornata e dare spazio a questa vomitata insulsa e filo-nazista? 2) Fossi in Belpietro e Giordano mi farei due domandine sul target di lettori che si sono ritagliati in tanti anni di “duro lavoro”. 3) La vicenda mi puzza di lettera inventata per fare clamore. Sarà così? Scatta la ricerca di Flavio Formelli di Trento. Chi lo trova, vince una copia di Libero. Che culo!

Annunci

Pulire casa pur di non studiare/lavorare

pulire casa studenti

Ma la creatività nell’inventarsi lavoretti di casa pur di sottrarsi al dovere dello studio o del lavoro… ne vogliamo parlare? Quanti di voi all’idea di dover aprire un libro da decifrare e sottolineare o accendere un pc con un progetto su cui lavorare o mettersi a sbrigare una faccenda meccanica e assolutamente pallosa, si sono inventati una macchia sulla finestra da dover sgrassare?

Una macchia che “guarda caso” si è poi tradotta in un lavaggio completo di tutti i vetri di casa. Studenti fuori sede che si sono improvvisamente tramutati nei coinquilini ideali, quelli che al ritorno dalle lezioni li trovi con guanti gialli, spugna in mano e capelli raccolti. Mammoni, bamboccioni o precarioni ancora in casa trovati dalle madri appesi a ventilatori a soffitto per spolverare il lato superiore delle eliche “perché chissà da quanto tempo era che nessuno le puliva, non vorrete mica respirare tutta quella polvere?”.

Nessuna vergogna. Anch’io quando devo scrivere qualcosa che mi va di scrivere come se fosse il 31 dicembre notte, chiuso in casa con la febbre, o se devo fare una telefonata che mi provocherebbe la simpatia di un ferro da stiro che ti accarezza, impugno con avidità la scopa e – come direbbe mia nonna – inizio a “scopare”… Ma di gusto! Vedere quelle striature di pulito sulle mattonelle frapporsi tra layer di pulviscolo… Ah, che goduria! Mai pavimenti furono più puliti del giorno in cui di studiare o lavorare non ne avevo mezza voglia.

Avete problemi di disordine/sporcizia in casa? Chiamate un giovane che non ha voglia per un cazzo di mettersi quel giorno a fare il proprio dovere. I vostri specchi inizieranno a riflettere anche le rughe che avrete tra 10 anni!

Faccia di uno che parla con Enrico Papi

enrico papi_festa Rete Rimini
La mia domanda a Enrico Papi. E lui: torno con Sarabanda.


Il conduttore televisivo è morto? Assalito da una parte da eserciti di cuochi, wedding planner, stylist, ristrutturatori, designer, cake designer & co. che si improvvisano conduttori, giudici e opinionisti; dall’altra parte, format televisivi preconfezionati dove persino il posizionamento dei fari viene indicato nelle linee guida. Tutto questo rende il conduttore in studio ancora più marginale (vedi X-Factor).


sarabanda uomo gattoA rispondere alla domanda della blogger “che tutti odiano”, come si definisce la preparatissima Grazia Sambruna di TvBlog alla Festa della Rete 2014 a Rimini, è Enrico Papi il cui esistere – come tanti personaggi TV – è indissolubilmente legato a un programma televisivo. Ve lo devo ricordare io? Sarabanda. Quello dell’Uomo gatto.

Diciamocelo – come direbbe La Russa -, la TV generalista di oggi fa schifo. Almeno al 90%. Autoreferenzialità a palla. Poco tempo fa ho domandato ad una figura dirigenziale Rai, “perché alcuni conduttori rimangono in TV in eterno come monarchi, mentre altri più giovani e bravi scompaiono dopo poco tempo? Lo fate perché fa più comodo contare sull’usato sicuro, su ascolti garantiti?”. “Sei troppo buono – fu la risposta -. In Rai c’è una tradizione di raccomandazioni politiche”. “Ah”. E se lo dice un dirigente! Mamma Rai e servizio pubblico di ‘sto ceppo della minchia, insomma. Capisco perché pagare il canone per vedere girare “poltrone” che comprano “riflettori” non generi proprio un moto di orgoglio.

Mancano i soldi? Sì. Crisi delle pubblicità? Sì. Ma soprattutto… manca la creatività? Stra doppio sì di brutto! Basta guardare i canali YouTube. Budget da paghetta settimanale (…e molti youtuber sono ancora in età da paghetta settimanale), ma creatività come se piovesse. Risultato: ascolti da TV digitali. Probabilmente se si sommassero le visualizzazioni di tutti i più famosi canali italiani del “tubo” si farebbe concorrenza a Italia1.

Dopo la mia domanda – riappacificatrice con la TV generalista – per Papi, “possiamo fare un applauso a Sarabanda perché ha fatto storia?” (min. 44:40), il conduttore ci ha lasciato con una promessa. “Riporterò Sarabanda in TV!”. Ce la farà il buon Enrico a scalzare le luci ultraviolette di CSI-NY?

È più grande Los Angeles o la Romagna?

sovrapposizione Los Angeles Romagna
Cosa succede se si sovrappone Los Angeles alla Romagna?


Ieri all’una di notte è uscito fuori l’ex-urbanista che è in me. Cazzeggiavo su Google maps – come ho fatto per un buon 30% della mia vita dal 2004 ad oggi – e mi è venuta la brillante idea di sovrapporre la figura insediativa di Los Angeles (ho sempre adorato usare il termine “figura insediativa”) alla Romagna. Ne è uscito fuori un confronto agghiacciante.


Il mostro rosso che si mangia Forlì rappresenta il perimetro di tutta l’area metropolitana di LA, quindi anche Pasadena, Burbank, i ricconi di OC eccetera. Quindi per avere un’idea di quanto caspita è grande quella città, immaginate tutto asfaltato da Bologna a San Marino, con Cesena trasformata in un parcheggio, l’A14 una pista di atterraggio e Marina di Ravenna il cesso di Britney Spears. Benvenuti in California.

 

Regaliamo un gobbo a Floris

Studio 19e40 La7
Tante parole alle spalle di Floris. Forse per ricordargli cosa deve dire

Natale è alle porte ed è ora di pensare agli amici. Giovanni Floris ha voltato le spalle a Rai3, ma avrà pur qualcuno, ancora, disposto a regalargli un gobbo per il suo nuovo studio a La7. Mentana, se ci sei twitta un colpo. Il battesimo del suo programma preserale 19e40 (indovinate a che ora va in onda) non è stato dei migliori. Oltre ai bassi ascolti, una nota tecnica: Floris guarda con troppa avidità ai fogli che tiene in mano. Non si ricorda nulla. Nessuna traccia di un gobbo per fargli guardare di più la camera. Li scruta anche per annunciare il nome del talk show che conduce, quello del premier e il suo “alè” finale. Imparare a memoria è passato di moda?

Ma torniamo alla fantasia del nome. Il tg mentaniano è ora un sandwich tra il 19e40 di Floris e l’8-e-mezzo della Gruber… Ma la fantasia? Per non parlare dell’altro nuovo programma di Floris che andrà in onda ogni martedì sera, in concorrenza col suo vecchio Ballarò. Come si chiama? “DiMartedì”… Sì, DiMartedì! Un po’ come il “DiMattina” di RaiNews24 o il “Mattino” e “Pomeriggio 5” di Mediaset. Devono essere tutti quanti talmente rincoglioniti dai proiettori da necessitare di coordinate spaziotemporali nei titoli dei loro programmi per ricordarsi dove si trovano. “Tesoro, hai finito di girare? Dove ti trovi? Che ore sono?”. “Ehm, aspetta che guardo il copione, cara”.

Il prossimo step? Cambiare il nome del programma ad ogni puntata: “Di martedì 16 settembre ore 20.30”, “Di martedì 23 settembre, ma state attenti perché la prossima settimana ci spostiamo al giovedì per la partita”, “Siamo tornati Di martedì 30 settembre, ci scusiamo per il disagio, Trenitalia vi ringrazia di aver viaggiato con noi”.

Un plauso va allo studio di 19e40. Luci, cromie, scenografia, fotografia… immediatamente riconoscibile; la giusta atmosfera per il preserale. Tante le parole alle spalle del conduttore. Forse messe apposta per ricordargli cosa dire.