Sanremo 2015. Il paese in mano ai fiorentini

arisa anestetico ariston
“Ve lo consiglio a tutti”

Tirando le somme di questo #Sanremo2015 possiamo dire con tutta certezza che in Italia la Democrazia Cristiana non muore mai. La vittoria de Il Volo e della loro canzone che assomma in sé tutti i cliché dell’Italia-mandolino-e-mozzarella ne è l’emblema. Il discorso d’insediamento di Mattarella, a confronto, è stato un arbre-magique di freschezza alpina. Sui social network tutti li sfottono, eppure in “cabina elettorale” tutti li votano. Grande amore è una canzone tronfia, stucchevole e auto-compiacentemente epica. Piace solo ai newyorkesi che vogliono mangiare spaghetti al pomodoro su tovaglie a quadretti biancorossi. E a qualche antenato meridionale che li ha votati.

Le voci più belle del Festival? Chiara, Annalisa, Malika e Nek (nella cover). Mi spiace per Lara Fabian, ma se continua ad infilare alla fine di ogni verso note che possono udire solo i cani, le sue interpretazioni finiscono per essere più un esercizio di stile che di contenuto. Bianca l’Azteca e lo yogurt Nesli devo ancora capire chi sono. La Fragola deve maturare, ma promette bene. La canzone di Irene Grandi era più bella ad ogni ascolto, ma a Sanremo devi convincere dalla prima (massimo seconda) esibizione. Biggio e Mandelli, con il loro elioelestorietesismo irriverente-ma-non-troppo, hanno rotto un po’ gli schemi di questo che più che un festival è stata una Restaurazione post-napoleonica. Alex Britti è stato utile solo per capire che esistono centri estetici con lampade a raggi UV più potenti di quelle di Obama Conti. I Dear Jack, dopo neanche un anno, sono già la fotocopia di se stessi. Bravi Grazia Di Michele e Platinette-versione-quasi-uomo: bel testo e melodia piacevolmente struggente per una partecipazione più socio-attivista che mirante al podio. A Giancluca Grignani va il pre-prensionamento obbligato in un circolo di alcolisti anonimi, ma non a Riccione. Moreno mi gasa e lui ci crede molto; me lo infilerei in un taschino. La Zilli non ha lasciato il segno come in passato. Ogni tanto si è avvistato sul palco lo spettro di Raf che emetteva suoni a cazzo, ma tutte le risposte verranno fornite dal reparto otorinolaringoiatra dell’Ospedale di Sanremo. Marco Masini, boh. Finiamo la parentesi cantanti con l’auto-proclamata diva, la muchacha “io sono troppo sexy” che quando dice di “far l’amore con il mar” me la immagino a farsi il bidet con l’acqua del porto di Napoli; una delle poche donne in Italia con un contratto a tempo indeterminato potendo contare su 7 partecipazioni al Festival di Sanremo all’età di 28 anni (che dimostra da quando ne aveva 16). Gigi D’Alessio, che l’ha istruita, gasata e montata (sì, anche in quel senso), l’ha rovinata in tutto, a partire dalle sopracciglia.

Devo ammettere che, causa Carlo Conti, pensavo che questa edizione sarebbe stata alquanto geriatrica con distribuzione di mele cotte in sala, considerando che a mia nonna parte un gancetto del reggiseno ogni volta che lo vede condurre. E invece, nonostante l’insopportabile inizio da catechismo col signor Anania, padre di 16 figli che mantiene grazie allo spirito santo (e agli assegni di Stato), Conti è riuscito a tirare in ballo personaggi contemporanei come Conchita Wurst che, a differenza dell’evangelizzatore anti-preservativo, non si è impossessata del palco per imporre il proprio credo, ma ha parlato con umiltà dell’essere se stessi. Un bel messaggio di tolleranza da far scuola ai piani alti, anzi, agli attici di certi cardinali.

famiglia anania sanremo
Mr. Anania, i 16 figli, e la moglie sottomessa mai interpellata. Tanto ci pensa lo Spirito Santo a caricarle la lavatrice ogni giorno.
conchita wurst sanremo
Più elegante di Emma.

Quello del 2015 è stato il Festival dei comici bufala. Siani ha perso credibilità subito dopo aver dato – praticamente – del ciccione di merda a un bambino vistosamente obeso, anche se c’era puzza di sketch pianificato. Pintus e Cirilli, non pervenuti. Però: eccezionale Virginia Raffaele; molto buoni Rocco Tanica, i Boiler e quelli del blind-date. Ma il momento più comico di tutti va imputato ad Arisa, drogata come una cavalla incinta che in un alto momento di pubblicità sociale dispensa consigli su anestetici (che sono la stessa cosa di antidolorifici). Emma è stata utile solo per ricordare quanti dischi vende. E l’altra, la spagnola… Mi spiace per lei perché è dolce, ma finché una valletta verrà assunta solo perché “la fidanzata di”, non ci sarà mai vera emancipazione femminile. Avete mai visto un Baudo chiamato solo perché marito della Ricciarelli, o un Rutelli eletto solo perché compagno della Palombelli?

Gli ospiti internazionali ancora una volta servono a capire quanto siamo musicalmente inferiori noi italiani. Charlize Theron, ipnotizzante bellezza e inutile presenza, sembrava dire, sorrido di qua, sorrido di là, dov’è il mio cachet?

Il prossimo anno sarà un Conti bis, quello che decreterà la sua effettiva mutazione in Pippo Baudo. A quanto pare ai giovani fiorentini piace l’idea di sostituire i precedenti carismatici monarchi classe 1936 con una nuova teocrazia catodica.

tettone di arisa sanremo
Arisa e le tette a orecchia di cocker della prima serata
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