Un sabato pomeriggio a L’Aquila

Mentre in tutti i centri storici d’Italia, dai tempi di Leopardi e del ‘Sabato del villaggio’ e prima ancora, il sabato pomeriggio si va a passeggio (si fanno le “vasche”), a L’Aquila si sente solo il rumore dei propri passi scricchiolare sui vicoli ancora ricoperti da briciole di edifici. Sono passati sei anni dallo sconquasso sgorgato dal sottosuolo, e la città è ancora priva di identità: ogni singolo palazzo del centro storico è inscatolato in scafandri di legno e metallo. E la sensazione è che lo scenario rimarrà tale per qualche decade a venire. Vuoi per le lungaggini all’italiana, vuoi per l’effettiva imponenza dell’intervento richiesto. Ricostruire una città intera in un sol colpo – un insediamento frutto di stratigrafie edilizie lunghe dei secoli – è uno sforzo titanico probabilmente mai chiesto a nessun altro prima d’ora.
L’Aquila oggi è un relitto urbano. Un’urbanità frantumata. Nella pietra e nel cuore.

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