Riflessioni/1

Se divento una di quelle persone che vi contatta solo per lamentarsi dei suoi mali, sparatemi.

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Ho visto la prima serie di True Detective

true detective girl murder horns

(Spoiler alert)

Neonati fatti esplodere nel microonde dove i genitori stavano provando ad asciugarli. Bambini sacrificati a dèi inventati sotto l’effetto di metanfetamina. Pedofili satanici che chiavano sorellastre sporche e ritardate in case putride e maleodoranti. Genitori conservati (in fin di vita o forse cadaveri) incatenati in capanni pitturati di sangue. Reverendi, poliziotti e politici che insabbiano il tutto. Questo, amici, è True detective: ‘na botta di vita.

Uno pensava di aver temprato lo stomaco dopo aver visto tutta la saga di Saw/L’enigmista, e invece arriva Nic Pizzolatto – italoamericano di New Orleans – che ti piazza una delle serie tv più macabre d’America. L’ambientazione è la Louisiana degli acquitrini e delle paludi; della vegetazione alta dove, nell’anno di Windows 95, è possibile celare il peggio che l’umanità possa concepire, come meth-lab che sono anche prigioni per bambini rapiti e seviziati nell’attesa di essere giustiziati. (Sarà un caso ma, in un gioco di contrasti, il serial killer è un giardiniere che passa il tempo a tosare l’erba, metafora di quella zona grigia dell’uomo in cui non si sa chi è il buono e chi il cattivo; in cui ancora in molti riescono a farla franca).

true detective louisiana

True Detective non vuole colpire lo spettatore alla pancia. Estrae direttamente il suo stomaco dal buco del culo, ci sputa dentro, lo respinge al suo interno… e Buon Natale anche a te. Dopo aver visto una sola puntata del telefilm, ti si appiccica addosso così tanto sporco da farti credere di essere tu stesso colpevole di qualcosa. Memorabile la giustificazione che Marty – uno dei due detective protagonisti – dà ai colleghi sul suo tradimento nei confronti della moglie. Parafrasando, suona così: “Non era tradimento. Un uomo col mio lavoro, con tutto l’orrore che vedo, prima di tornare a casa ha bisogno di un po’ di… decompressione. Per cui se andavo al bar, mi ubriacavo e scopavo quell’altra più giovane, tutto sommato lo facevo per il bene della mia famiglia. Così tornavo a casa sereno”. Diciamocelo: quanti uomini furbetti si raccontano la stessa favoletta anche nella realtà per alleggerirsi la coscienza?

Un mondo al contrario dove il “tradimento” non è tradimento, ma “decompressione”; dove se si è personaggi potenti si possono commettere le peggio cose, basta avere la facciata a posto; dove non si sa più chi è il buono e chi il cattivo; dove il buono (Marty) ha momenti da cattivo e poi ritorno buono, e il cattivo (Rust) alla fine non è poi così tanto cattivo, anzi forse è il più buono.

True Detective è un mondo al contrario. Che poi alla fine è il nostro mondo, quello delle anime irrequiete che non sanno cosa vogliono dalla propria vita; quello della linea di confine tra follia e normalità che è soltanto una fottutissima linea di confine, spesso arbitraria, spostata a seconda del contesto geografico e storico. Perché, in fondo, piace a tutti l’idea di osare oltre i propri limiti. Ci diamo delle regole per poi infrangerle e giudicare gli altri. Amiamo tutti giocare con l’oscurità.

true detective swamp

La chiave di lettura dell’intera serie risiede proprio nelle sue battute di chiusura. Light versus Dark. Rust, durante la sua degenza, guarda tutti i giorni il mondo fuori dalla finestra ripensando al suo passato, ai casi risolti, alla Vita nel suo complesso come a un ripetersi continuo della stessa storia. E poi dice a Marty…

Rust: It’s just one story. The oldest.

Marty: What’s that?

R: Light versus dark.

M: Well, – guardando il cielo notturno – appears to me that the dark has a lot more territory.

Cambiano discorso e poi Rust fa un passo indietro nel dialogo.

R: You know, you are looking at it wrong… the sky thing.

M: How is that?

R: Well, once there was only dark. If you ask me, the light is winning.

Marty sorride.

true detective sunset river boat