Nessuno protesta contro le “statue” appese in Iran

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Palazzo Chigi ha avvitato un’indagine interna per scoprire chi ha messo le “mutante” alle statue del Campidoglio per la visita del presidente iraniano Hassan Rohani (in Italia, si sa, è tutto un fioccare di commissioni interne pur di scaricare barile ogniqualvolta un fatto impressioni particolarmente l’opinione pubblica). L’opinione pubblica a sua volta si dice indignata per gli scafandri posti a schermatura delle nudità marmoree dei Musei Capitolini perché giammai toccare l’Arte, l’Identità, la Tradizione. D’un tratto il web, che ha superato bar e sale parrocchiali nel misurare l’umore della gente, è assurto a custode dei valori occidentali di Libertà e Progresso tradotti in pietra dai maestri del passato. E per un giorno all’anno siamo diventati tutti quanti cultori del bello e protettori del patrimonio artistico nostrano.

michelangelo braghe nudi prima e dopoUn aneddoto. Forse non tutti sanno che la metà dei corpi raffigurati da Michelangelo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina erano originariamente ignudi, coperti in seguito con le “braghe” di tempera di Daniele da Volterra ed altri artisti poco conosciuti del tardo Cinquecento per volontà del Concilio di Trento che considerava tale esibizione di carni “scandalosa”. (Nota curiosa: nell’ultimo restauro dell’affresco si decise di ripristinare quasi tutte le nudità e di mantenere al suo posto solo l’underwear “firmato” Volterra. Questioni di haute couture rinascimentale, vai a capire).

Il fatto è che c’erano mille motivi per mettere all’angolo Rohani, per protestare contro la sua visita e pretendere più coraggio da chi amministra la diplomazia italiana. Da quando è in carica il presidente persiano, in Iran sono state mandate a morire per impiccagione 2.277 persone (dati Nessuno Tocchi Caino). Una media di tre esecuzione al giorno nel 2015, il numero più alto dell’ultimo quarto di secolo. Secondo le Nazioni Unite, l’Iran è il paese col più alto tasso al mondo di esecuzioni capitali. Di queste, almeno una a settimana avviene in pubblica piazza: i corpi appesi a gru edili provocano una morte “particolarmente lenta e dolorosa”, come riferisce il rapporto della non-profit UANI.

E si può proseguire col modo in cui vengono torturati i prigionieri politici curdi, donne comprese. O i soprusi verso gli omosessuali, i dissidenti politici (sono almeno 50 i giornalisti, blogger e attivisti dei social media tenuti prigionieri per le loro idee). A pagina 313 dell’ultima edizione del World Report dello Human Rights Watch si può leggere quanto poco sia cambiato in fatto di diritti umani da quando il presidente “riformista” Rohani è in carica rispetto a quando era al potere il nemico dichiarato dell’Occidente Mahmoud Ahmadinejad.

Tornando a noi italiani, difendiamo l’arte solo quando viene attaccata la nostra virilità da piccoli italianucci. Quella virilità classica, così romana, tanto cara al duce e ai suoi complessi di inferiorità verso le potenze coloniali. Chissenefrega poi se gli altri 364 giorni dell’anno i siti archeologici vanno in malora e sempre meno ragazzi frequentano i musei (si legga a tal proposito il rapporto Illuminiamo il Futuro 2030 di Save The Children).

Vogliamo davvero dimostrare di amare l’arte e di essere un faro di civiltà per i popoli oppressi? Scendiamo in piazza – o clicchiamo “pubblica” – per ciò che davvero offende la dignità di tutti e non solo quella del nostro ego.

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