Peggio di Erdogan c’è solo quella roba che chiamavano Europa, Onu, Nato…

Guarda caso, il giorno dopo il golpe in Turchia, il presidente Erdogan‬ aveva già pronti i mandati di arresto e le sospensioni per decine di migliaia di persone fra militari, agenti di polizia, giudici, prefetti, alti funzionari, rettori universitari e docenti. O è l’uomo più veloce della storia nel fare indagini, o aveva la lista di chi gli stava sul cazzo già pronta da tempo e ha usato il golpe come scusa, o (ancora più gomblotto11!!1!) ha messo in scena lui stesso il colpo di Stato per darsi un pretesto per rispolverare l’impiccagione. Ambrogio? Mi dica, signora. Avverto un leggero languorino. Ci fermiamo a prendere qualcosa? Mmm, la mia non è proprio fame: è più voglia di invadere la Polonia.

Ma non è tanto Erdogan a disgustarmi. Dopotutto anch’io se fossi un leader con il complesso di inferiorità, il pisello probabilmente piccolo e il background fascistoide, a capo di quello che fino a meno di un secolo fa era un impero guidato da un sultanato che voleva conquistare il pianeta, proverei ad assoggettare il mondo delle istituzioni e della cultura per rendere la gente meno libera e più ignorante, così da poter essere votato a ripetizione per plebiscito dando una parvenza di democrazia. Sai? Mussolini-style.

Quello che mi disgusta, invece, è la (non) reazione della Comunità internazionale (quella cosa che non si sa più bene chi comprenda e quali principi la guidi) in cui ancora una volta – come per i profughi, come per la Grecia, come per la Siria – ciascuno Stato pensa ai propri interessi e si caga sotto all’idea di affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Mamma li turchi!

turkey president fuhrer

 

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Altre Nizza, altri Bataclan, altri Charlie Hebdo

Ciò che c’è di certo dopo l’attentato di Nizza è che non sarà l’ultimo entro il recinto di casa nostra.

Finché in Europa continueremo a scannarci gli uni contro altri riducendo lo spirito unitario ad un flebile afflato; finché continueremo a provare «fastidio» per lo straniero e ad ergere inutilmente muri e fili spinati contro chi fugge dalla disperazione – di cui l’Occidente ne è in parte colpevole -; finché l’inimicizia fra i popoli continuerà a dominare l’Unione di oggi, fino ad allora daremo un pretesto ai fanatici di un ordine che non esiste di armarsi. Folli ma scaltri che proprio dalle nostre divisioni interne e dal nostro odio verso l’esterno trovano terreno fertile per prosperare e fare presa su giovani emarginati cresciuti a casa nostra (da Nizza, secondo la polizia, ne sono partiti a decine verso la Siria e l’Iraq).

Finché l’Europa  – e l’Occidente – degli ideali democratici continuerà a cincischiare e a lasciare spazio di manovra agli estremismi di destra che con i loro sermoni anti-Islam fanno il gioco dei terroristi; finché ciascun paese rimarrà impantanato nei propri interessi nazionali (i servizi di intelligence che non dialogano, i rifugiati che “no, tieniteli tu”, l’Onu che risulta non-pervenuto ormai da tempo), fino ad allora ci saranno altri Bataclan, altri Charlie Hebdo, altri lungomari e aeroporti insanguinati.

Perché mai dovrebbero fermarsi, queste fiere vigliacche accecate dall’odio verso chi non la pensa come loro – musulmano od occidentale che sia -, dopo che gli abbiamo fatto il pieno di benzina? Maniaci della morte che campano sulle nostre politiche anti-immigrazione, sui nostri interventi sbagliati in Medio Oriente, sul disagio sociale delle nostre periferie, sull’incomunicabilità fra le nostre cancellerie. Risolvere questi nodi permetterebbe, forse, di sganciare l’erogatore dal loro serbatoio.

Nel mondo di oggi c’è un grande bisogno di pace. In Europa si sono riaccesi inquietanti dibattiti xenofobi e nazionalistici. Settant’anni di conflitti tra israeliani e palestinesi (ancora lontani da una qualunque soluzione pacifica) hanno dimostrato che l’assenza di dialogo porta ad un avvitamento di morte e disperazione. Negli ultimi 10 anni l’Unione europea – vuoi per la crisi economica che ha ristretto l’orizzonte degli ideali al frigorifero, vuoi per la mancanza di guide politiche illuminate -, ha intrapreso la stessa strada. Abbiamo scelto di allontanarci gli uni dagli altri, di pensare ciascuno alla propria pancia, di non costruire insieme un futuro migliore ma di trovare nel diverso il capro espiatorio delle nostre sofferenze (i paesi egoisti del nord, quelli spendaccioni del sud, i disgraziati arrivati con il barcone, i burocrati che premono i pulsanti a Bruxelles). Esiste un solo nemico. L’odio. La nostra incapacità di stare assieme. 

Questa brodaglia astiosa in cui si è inviluppata l’Europa di oggi ci rende più deboli e vulnerabili: carne da macello accatastata su una Promenade che festeggia il ricordo della Libertà.

Nizza Nice attack
Nizza, Promenade des Anglais all’inizio del ‘900