Parità di genere, intervista a Susanna Camusso

susanna-camusso-cgilEra una afosa giornata di agosto quando andai a San Lorenzo in Noceto (Forlì) per ascoltare il dibattito della CGIL sul ruolo della donna nella società di oggi. La mia intenzione era quella di intervistare il segretario generale Susanna Camusso, non solo perché a capo di un’associazione che ha nel suo trascorso molte battaglie per l’uguaglianza, ma anche perché è donna a capo di una delle più importanti organizzazioni della storia contemporanea del paese. Quando le chiesi di poterla intervistare a fine dibattito, lei fu restia. Forse il caldo, la fatica post-dibattito da smaltire. Forse alcuni pensieri per la testa che deve aver rasserenato subito dopo in una lunga riunione con un paio di membri uomini del sindacato. La attesi a lungo con il microfono in mano. Non volevo andarmene via senza una intervista esclusiva. Ero arrivato fino a San Lorenzo in Noceto – perdio – per esprimere tutto il mio femminismo e chiederle cosa c’è ancora da fare in Italia per le donne!

Dopo circa un’ora di attesa, mi scorse da lontano. Avevo il microfono ancora in mano, la camicia e la giacca abbottonate. Si avvicinò con un sorriso cordiale sormontato da due occhi azzurri (non so e avete mai visto gli occhi della Camusso dal vivo, ma il loro azzurro è in grado di trafiggere la carne). “Va bene” mi disse, “facciamola”. E così salimmo sul palco dove allestimmo uno spazio-interviste improvvisato. Io con il mio elenco di domande appoggiato sulle ginocchia. “Bastano due battute, giusto?” mi chiesero i suoi collaboratori. “Sì, sì” risposi io, avendo però in mente di chiederne molte di più. Le feci una lunga intervista. Dieci minuti per questi personaggi sono davvero tanti, infatti i suoi collaboratori da sotto il palco mi facevano gestacci dopo che al termine di ogni risposta mi agganciavo con una nuova domanda. Ma il vantaggio di avere una telecamera che riprende tutto è che una persona ci pensa due volte prima di salire sul palco e dire “Adesso basta!”.

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