Suor Cristina duetta col Papa per una nuova Chiesa

Suore The Voice
Suore accompagnano Suor Cristina a The Voice

La chiamano già la Susan Boyle d’Italia, ma Suor Cristina, la concorrente di The Voice of Italy che ha fatto ciondolare le mascelle di tutti e quattro i giudici durante le blind-audition, è molto di più. Il fenomeno è per certi aspetti analogo: una figura altamente improbabile per lo showbiz (la Boyle casalinga bruttarella in là con gli anni, Suor Cristina… una suora) che rivela un’inaspettata e magnetica carica esplosiva, oltre che una discreta voce.

Nessun giudice si sarebbe voltato se non fosse stato per il pubblico esploso nel vedere che si trattava, appunto, di una suora. La qualità vocale non eccelle. Eppure la tunica, il crocifisso, le scarpe da ginnastica e le mosse scomposte si sono comportati da reagenti di un’esibizione da guardare in loop. (Io almeno l’ho fatto).

[Il video di Suor Cristina a The Voice prosegue al ritmo record di 5 milioni di visualizzazioni al giorno. Oggi siamo a 20 milioni. Per avere un’idea del successo mondiale, il video più visto della Pausini (in spagnolo) si ferma a 17 milioni]

Susan BoyleMentre la scozzese di Britain’s got talent (che assomiglia a Marlon Brando degli ultimi anni) è stata una meteora della rete con oltre 200 milioni di visualizzazione, il fenomeno di Suor Cristina lascia il segno sul piano sociale. La sparo grossa: è uno dei primi sintomi della rivoluzione di Papa Francesco: la risposta al dato che oggi solo il 25% dei cattolici italiani sostiene che la religione sia molto importante nella propria vita. Quella del duetto Francesco/Cristina è una Chiesa che si scrosta di dosso il secolare distacco per scendere tra la gente e compiere gesti «comuni» dimostrando di essere interprete del proprio tempo, perfetto interlocutore di un mondo che cambia.

Ps – La cosa più strepitosa del video sono le tre suorine drogate come cavalle ❤

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Perché si sposano tutti?

grosso grasso matrimonio greco

Capisci davvero che stai invecchiando e che sei più vicino ai 30 che ai 20 quando i tuoi amici iniziano a sposarsi. E lo fanno tutti in una volta! È come una reazione a catena: basta una prima coppia a dire lo voglio che finiscono per farlo tutte le altre in pochi anni. Pesci imbizzarriti che accorrono al lancio della pastura, come per osmosi, mimesi o nemesi. La brama di vestirsi griffato, il fascino del ricevimento regale, la sontuosità della marcia nuziale… presto o tardi ogni 20(qualcosa)enne scapolo si ritrova incastrato in un ginepraio di parenti e di amici ubriachi da maggio ad ottobre. Giusto ieri sperimentavi posticci postumi post-adolescenziali e oggi ti ritrovi a postare foto di amici post-indipendente.

prima notte nozze
Mo te faccio vedere chi è ancora “like a virgin”

La fase dei matrimoni è un’esperienza drammaturgica nella vita di un single. Ogni cerimonia è il gong del tempo. Da invitati, poi, si è assaliti da quei parenti e amici ubriachi, trasformati in un esercito di grilli inquisitori che alternano un crodino ad una domanda esistenziale. Allora quando ti sistemi tu? Gong. Ma perché sei ancora in affitto, non hai pensato a comprare casa? Gong. Ancora con quei lavoretti? Che piani hai per la tua vita? Gong. Gong. GONG. E poi ci domandiamo perché si va ai matrimoni solo per ubriacarsi: nei matrimoni ci sono molti più motivi per cui dimenticare di quelli per cui celebrare.

La lista dei single sul tableau mariage è un database dei ricercati dell’FBI. In genere, per una spinta compassionevole (non richiesta), vengono riuniti nello stesso tavolo ad interagire come topi cavia costretti a copulare nella stessa gabbia. Come se i felici sposi volessero imporre il loro stesso lieto fine a tutti; come se la loro fiaba (che ha il 45% di probabilità di finire con un divorzio) debba essere per forza quella di tutti gli altri; come se l’unico futuro possibile fosse quello di spingere passeggini a distributori di escrezioni che chiamano bambini.

abiti da sposa originali
Secoli di concezione della donna… in un fiocco

Osservazione estemporanea: è bizzarro come il giuramento del matrimonio religioso si basi sul “giuro di esserti fedele sempre” fra la champions league e le mestruazioni. Ovvero, viene fatta giurare fedeltà ancor prima dell’amore o del rispetto. La precondizione incontrovertibile dell’unione in matrimonio è “non intingere il biscotto o non far volare la farfallina in altri letti”. A quanto pare, chi ha fatto voto di castità non riesce a pensare ad altro che agli sferruzzamenti che avvengono sotto la cintola. Ma dov’è l’amore nella cerimonia nuziale? Quale percentuale della celebrazione si ritaglia? Partiamo dalla struttura dello sposalizio, che non è altro che una slot machine truccata a favore di ristoratori, fotografi, pasticcieri, fiorai, atelier, negozi d’abbigliamento, parrucchieri, truccatrici, autonoleggi e venditori di riso.

scherzi matrimonio
Giochi per invitati. Qualche spunto

Un matrimonio è, innanzitutto è soprattutto, una barca di soldi che salpa senza più tornare, perché è nella sua natura scontrarsi contro l’iceberg della tradizione. Facciamo due calcoli per una cerimonia senza sfarzi. Abito da sposa con accessori, 3.000 euro, trucco e parrucco, 300 euro. Lui, 1.000 per vestirsi (e già qui si capisce a chi serve far contento il matrimonio). Poi, vuoi non addobbare chiesa e tavoli con fiori freschi, fiocchi di raso e nastrini sgargianti? 1.500 euro e il gioco è fatto. Altri 500 tra offerte al parroco e stampe varie. Sono escluse le partecipazioni di nozze, ovviamente: nell’era di internet, perché avvisare tutti i parenti da Brunico a Lampedusa con comode e-mail gratuite quando puoi spendere uno stipendio da stagista in carta pregiata e francobolli (400 euro)? Altrettanto per le fedi. Qualcosa in più per noleggiare una limousine, l’unica vettura in grado di contenere tutta la meringa di tulle che avvolge la sposa. Per gli invitati, poi, onde evitare che il coma etilico o lo shock glucosico ottenebrino il ricordo del convivio, ecco 1.000 euro in bomboniere che andranno a rimpinzare le mensole di casa per qualche settimana prima che la polvere se le fagocitino o che altre bomboniere le rimpiazzino.


underwear sposaE se per caso nemmeno pizzi e confetti sopperissero all’esigenza di ricordare, non temete, grazie ai fotografi, con 2.000 euro passa la paura. Il loro lavoro ha, infatti, un certo peso: dai 5 ai 10 chili di un album fotografico alla noia dei filmati in grado di anestetizzare anche il parente più irrequieto in un quarto d’ora e che gli sposi riguarderanno nella loro vita lo stesso numero di volte che hanno visto Via col vento. Il mangiare, ovviamente, fa la parte del leone. Diciamo 70 euro a testa? Conto totale per cento invitati, circa 18.000 euro. Senza viaggio di nozze, badate bene, e senza eccessi. (Con quei soldi ci camperei a Milano per un anno, affitto e aperitivi sui Navigli). Insomma, dopo 12 ore di baldoria e cinque minuti di commozione, vissero tutti per sempre felici e con… mutuo. 

Il Papa con un polmone solo

il papa con un polmone solo

Per la prima volta nella storia, Roma, mentre fatica a trovare un governo, può vantare due papi. Il nuovo eletto è colui che nel 2005, vicinissimo al trono con ben 40 voti, implorò i colleghi di votare Ratzinger. Questa volta non l’ha scampata. Dopo 33 fra i Giovanni e i Paolo, dopo i 16 Benedetto e i 12 Pio è la volta del primo Francesco. Il primo vescovo extra-comunitario della città di Totti. Diplomato perito chimico. Fidanzato con una compagna di tango prima dell’ingresso in seminario all’età di 22 anni (ovvero prima del voto di castità). Film preferito: “Il pranzo di Babette”. Nel nome del “poverello di Assisi” si è presentato al pubblico con scarpacce nere, un crocifisso in ferraglia (non d’oro) e ha lasciato San Pietro in pulmino con i colleghi. Stamattina ha preso le sue valige dalla Casa del Clero, ha saldato il conto e ha salutato tutti. Adios amigos. Una ventata di normalità?

Dopo essere sopravvissuti ai Maya, “sembra che i cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”. Da lì viene Bergoglio. Buenos Aires è la capitale più a sud del sud del mondo. Lì diceva ai sacerdoti di affittare garage, date le poche parrocchie. Nel suo sangue scorre bagna cauda. In un periodo in cui i giovani espatriano per cercare fortuna, hanno eletto il nipote di un emigrato piemontese, che inaugura un contro-esodo dei cervelli porporati in fuga. La “regina” dell’Argentina (com’è soprannominata dai maligni) Kirchner l’ha salutato con la stessa freddezza con cui un’altra regina rimproverò un nostro chiassoso ex premier. Per chi è nato dopo gli anni 70 è normale avere un papa straniero. Questa volta le eminenze hanno persino varcato le colonne d’ercole, 521 anni dopo Colombo. Una cosa è certa. Una dote che non ci appartiene è quella della veggenza. Non sappiamo prevedere un papa, un Presidente, né un primo ministro (neppure con chili di sondaggi sotto braccio). Il vannamarchismo è defunto. I bookmaker davano per papabile un nordamericano: hanno azzeccato il meridiano, ma completamente sbagliato il lato dell’equatore. Ultima nota, Bergoglio ha un solo polmone. Ieri pareva comprensibilmente senza fiato. Coraggio, Mario. Un bel respiro. Le servirà parecchia aria per scuotere casa.

Licenziata perché bella. Violentata perché provoca

un mondo di uomini

Mi chiede perché le donne vengano violentate e uccise? Andiamo, guardi quanto sono aggressive con quegli abiti succinti!” Questo è il riassunto della medievale opinione di don Piero Corsi, che ha dato persino del “frocio” ad un suo intervistatore, il quale non dimostrava abbastanza enfasi nel sentirsi attratto dagli abiti succinti del gentil sesso. Ma i preti non erano quelli casti e privi d’impulsi? Insomma donne, se non indossate la tunica da suora o il velo da vedova a lutto, non stupitevi se vi ritrovate accantonate in un vicolo oscuro o, peggio ancora, sgozzate dopo l’abuso. La prossima volta, prima di fare shopping, pensateci due volte ed optate per un jeans largo a vita alta. Forse don Corsi non sa che la maggior parte delle violenze sulle donne avviene in casa. Dunque mentre indossano più probabilmente il pigiama o il grembiule da cucina. Che sia il parroco stesso, oltre che male informato, represso? Denunciare la “violenza del modo di vestire provocante delle donne” non è ammettere di essere attratti violentemente da esse? Forse l’avranno frustrato gli anni passati ad imboccare le nonnine di Lerici con l’ostia. Il passaggio però più lugubre è: “Le donne cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti”. Fossi nei panni della perpetua che ogni giorno gli rassetta casa e gli prepara da mangiare (a spese della Chiesa) lo abbandonerei a se stesso per vedere chi è quello indipendente.

 Un’altra storia che pare venire da Macholandia ha come protagonista una donna dell’Iowa, licenziata perché “troppo bella”. Tale sentenza è stata formalizzata dalla Suprema Corte nel seguente modo: “Un datore di lavoro può licenziare una sua dipendente se questa rischia di compromettere il di lui matrimonio, anche se fra i due non s’è sviluppato un legame sentimentale”. Non è uno scherzo. A quanto pare alla moglie del dentista americano non andava giù che il marito avesse un’assistente “irresistibile”; e l’ha convinto a farla fuori. La vittima ha fatto causa. I giudici (tutti uomini) hanno concluso che, al fine di salvaguardare la famiglia, è legittimo licenziare una donna senza commettere discriminazione sessuale, anche se non si è compiuto adulterio. Tradotto: è responsabilità dell’impiegata se il suo capo non riesce a controllare i suoi impulsi. Il capriccio della moglie gelosa viene prima dello stipendio della madre di famiglia. Ma uno dei principi base della giustizia non è quello di non fare il processo alle intenzioni? Qui hanno persino emesso una sentenza contro la potenzialità di tradimento. Sarebbe come dire: “Sei disoccupato ed abiti vicino ad una banca. Ti arresto perché sei più di altri tentato a scipparla”.

 Con una certa fatalità, queste notizie sono spuntate dopo la conferenza stampa finale di Monti, in cui egli ha sorpreso tutti esortando a migliorare la condizione sociale delle donne. Pensate se avesse detto che i ristoranti sono pieni…
(Leggi la sentenza della Corte)

Il Papa ha più fedeli o follower?

Il Papa ha più fedeli o follower

Mi sarei aspettato di tutto fuorché vedere un Pastore tedesco twittare da un tablet. Se poi si tratta dell’85enne Benedetto XVI, vicario di Dio e custode della Chiesa Cattolica, allora la vicenda assurge a surreale. Eppure il Papa ci ha fatto tutti fessi. Imitando le sue pecorelle smarrite Lady Gaga e Nicki Minaj, ha scaldato i polpastrelli, ed è ora pronto a cinguettare encicliche virtual-papali e a moltiplicare pani, pesci a suon di retweet. Sua Santwittà (com’è stato rinominato in rete) ha detto sì a Twitter, ma ancora no a Facebook. Avrà forse paura di essere taggato in foto di retroscena della sagrestia o di essere invitato a troppe feste di compleanno?

Evidentemente nel Palazzo apostolico, twitta-che-ti-ritwitta, devono averci preso gusto. Chissà che non si decidano a testare anche uno di quei ‘guanti’ di lattice imbustati nel lubrificante. Sarà forse questa la fine del mondo predetta dai Maya? A nove giorni dall’ipotetica apocalisse, il Papa deve aver pensato: «Tanto vale che si diverta pure Papa con qvesto Tvviter». Ora la Chiesa non si affida più alla colomba bianca della fratellanza, bensì all’uccellino azzurro di Twitter, messaggero non sempre di pace. Ad essersi scatenato è infatti il meccanismo degli sfottò. Chiunque può inviare domande dirette all’account del Papa e ovviamente, essendo il popolo dei social network avvezzo all’immediatezza, sono fioccati quesiti piuttosto impertinenti. C’è chi commenta l’Angelus: «La domenica parli così perché sei ancora in botta dal sabato sera?». Chi pone domande di teologia: «Hai mai mandato MARIA spazio GIUSEPPE al 48118 per scoprire la loro percentuale di affinità?». Chi richiede profezie: «Will the original Guns N’Roses play together again? And where?». Ma dopotutto perché stupirci? Cosa sono i versetti della Bibbia se non un elenco interminabile di tweet? Per non parlare delle concise parabole di Gesù. Non fu forse egli il primo twittatore (o twittarolo) della storia? Le cose sarebbero andate probabilmente in modo diverso per lui se non fosse stato de-followato da Ponzio Pilato.

Mi sarei aspettato di tutto fuorché vedere un Pastore tedesco twittare da un tablet. Se poi si tratta dell’85enne Benedetto XVI, vicario di Dio e custode della Chiesa Cattolica, allora la vicenda assurge a surreale. Eppure il Papa ci ha fatto tutti fessi. Imitando le sue pecorelle smarrite Lady Gaga e Nicki Minaj, ha scaldato i polpastrelli, ed è ora pronto a cinguettare encicliche virtual-papali e a moltiplicare pani, pesci a suon di retweet. Sua Santwittà (com’è stato rinominato in rete) ha detto sì a Twitter, ma ancora no a Facebook. Avrà forse paura di essere taggato in foto di retroscena della sagrestia o di essere invitato a troppe feste di compleanno?