I disoccupati contro Priebke


PriebkeNon credo che la strada per un’educazione alla memoria sia tirare calci e pugni ad un carro funebre, nemmeno se è quello dell’ex boia nazista Priebke. Personalmente ho trovato il gesto di cattivo gusto, seppure si tratti di un individuo che ha commesso azioni oltremodo orrende. Lo stesso cadavere di Mussolini appeso ad una trave, martoriato, come se fosse un trofeo di guerra alla cui faccia esultare, e le cosce scoperte e derise della sua compagna, anche questo l’ho sempre trovato di cattivo gusto. La pena di morte stessa è, per usare un eufemismo, di cattivo gusto. Apro parentesi, come posso dimostrare di essere più maturo di te se ti punisco commettendo il tuo stesso reato?, chiudo parentesi.


Penso inoltre che l’80 per cento dei manifestanti di oggi (e sono generoso) nemmeno sapesse chi fosse Priebke fino a una settimana fa. Credo anche che forse nessuno di loro abbia avuto parenti tra le vittime delle Ardeatine o sia stato partigiano. “È una questione di principio”, direte voi, “quel carro andava fermato”. Benissimo. E il principio quale sarebbe? Sfoggiare ogni volta che qualcosa non piace calci, pugni, sputa e urla come terapia di tutti i mali? Una ordinata manifestazione in memoria delle vittime di guerra non sarebbe stata più dignitosa? Ho trovato l’incidente di oggi un pretesto per molti di dare aria alle proprie frustrazioni sociali – come avviene fuori dagli stadi – perché magari disoccupati, smarriti o inascoltati. Siamo un paese dove è molto più facile lamentarsi che sfilare per pretendere diritti.
Ps – Non sto nemmeno a commentare la presenza della controparte, i neofascisti. La sola loro esistenza è deprecabile. Oggi avrebbero fatto tutti meglio a starsene a casa a leggere l’ultimo rapporto OCSE sull’istruzione in Italia, o ad andare in giro a distribuire curricula e lasciare la salma di un criminale ultra novantenne consumare gli ultimi metri che gli restavano prima di finire nell’oblio.

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L’X-Factor del Grillo parlante

Grillo

Un tempo era la marcia su Roma. Si fabbricavano camice nere per tutti i militanti. Si ubriacavano le folle dalla loggia di Piazza Venezia con elogi all’impero. Si ricoprivano di travertino le città coi loro viali trionfali dalle geometrie classiche. Un tempo era, insomma, la dittatura: si ammazzava la democrazia, ma era frutto di una studiatissima strategia. (Volendo usare un controsenso, si potrebbe quasi dire che ‘la si ammazzava con classe’). Oggi è il tempo del comico, che ha ottenuto dal berciare alla politica il legante per il suo movimento. Che si è posto come missione l’epurazione della politica a favore della trasparenza. Che vieta agli appartenenti al movimento il confronto tv e soprattutto che afferma: “Chi si pone il problema se io sia democratico, se ne va fuori dal movimento!”. A questo punto della storia ci starebbe il menar l’indice in aria per accompagnare il rimprovero. Beppe Beppe, così non si fa. Come a dire: almeno il duce non si contraddiceva mai.

Grillo appare affaticato, confuso. Sarà ancora provato dalla traversata dello stretto? O dal conteggio dei, seppur esigui, voti delle sue parlamentarie? Ad ogni modo la sua leadership sembra sfaldarsi a suon di nonsense. Vuole essere il megafono aggregante, ma vuole anche dettare legge nel movimento; vuole immettere sconosciuti in parlamento rimanendone egli stesso fuori, ma vuole anche essere l’unico ad avere visibilità mediatica; vuole pulizia e trasparenza, ma poi caccia chi la pensa diversamente da lui, anzi, chi solo prova a dubitare della sua immacolata moralità.

 Magari mi sto prendendo un abbaglio, ma non ci sono delle stridenti assonanze con quel partito-persona di cui pretendono il superamento?

Mussolini Apocalypse Now

In risposta ad un post dove si sosteneva che Mussolini avesse modernizzato l’Italia e compiuto grandi opere sociali. Critica all’idea, soprattutto diffusa tra molti anziani, che dopotutto egli avesse fatto molte ‘cose buone’.

Non faccio sconti al dittatore di Predappio, nemmeno tenendo conto di quegli interventi considerati come ‘le cose buone di Mussolini’, soprattutto dai più anziani. Quest’uomo ha consegnato il paese allo stallo culturale, sociale e materiale più grave dai tempi del Medioevo. Quale limitata visione può indurre ad elogiarlo come il modernizzatore del paese? Alcuni gli riconoscono il merito di aver dato un’ossatura robusta al paese e di avere infuso un forte spirito patriottico attraverso una fitta infrastrutturazione: sono ancora celebri i suoi viali trionfali, i suoi stadi, gli istituti di ogni sorta… Ma se l’esito del suo operato fu quello di gettare l’Italia nel baratro dell’inciviltà, della disgregazione sociale e del fallimento economico, unicamente per avidità di potere e brama imperialistica, quale patriottismo risiede in tutto questo?

Oggi l’opposizione al Fascismo, che molti fanno risalire ad una formazione scolastica post-bellica antifascista, partigiana e di sinistra, deriva invece da dei dati di fatto che l’analisi storica ci consente di osservare. Mussolini fu uno statista brillante e astuto, probabilmente all’avanguardia rispetto al Parlamento del suo tempo perché seppe interpretare lo spirito dell’epoca, e questa è una dote rara. Seppe persino sfruttare la vulnerabilità dell’ignoranza. Seppe circondarsi di un establishment inerte che lo venerava come un dio. Ma il suo limite fu il suo istinto, la sua ossessione per il potere. Se (in termini biologici) la sua componente razionale fu raffinata, quella creativa fu barbara e malata: una sorta di colonnello Kurtz degli anni trenta, arroccato nel suo rifugio di Piazza Venezia, da cui dettava legge agli abitanti di quella giungla selvaggia che era l’Italia. (Tra l’altro Marlon Brando, nel ruolo del maligno intelligente, è stato trasformato in modo tremendamente rassomigliante a Mussolini. Sarà stato per scelta o per caso?). Mentre gli Stati Uniti istruivano la cività del XX secolo, il duce concepiva piani di conquista dal sapore antico. Mentre a New York si celebrava la costruzione dell’Empire State building – simbolo di innoviazione tecnologica, del sogno americano e di un Impero del Benessere al quale tutti potevano ambire solo mettendosi in gioco – Mussolini cercava di riportare in vita l’Impero Romano, arricchendo le città di iconografie e architetture stucchevoli, altezzose e sterili e relegando le masse ad una sudditanza passiva. Insomma, due forme di civiltà agli antipodi.

Molti Italiani poveri e prevalentemente analfabeti, si sono lasciati ammaliare da questo abile ammaestratore di folle, carismatico e generoso, che diceva di ispirarsi alla grandezza di Roma antica, mentre invece si perdeva nella piccolezza della cupidigia. Mussolini era davvero un ‘piccolo uomo’ che ha messo in ginocchio il paese in quegli stessi anni in cui l’Occidente viveva un’importantissima rivoluzione industriale e sociale. Questo (e molto altro) non è possibile perdonarglielo.