Un 2018 in prima linea

mirco paganelli giornalista videoreporter video-reporter

Questo è stato il mio 2018 passato in strada a raccontare una società che cambia, da Rimini all’Europa. Non è un mestiere semplice quello del video-reporter, specie in questi tempi di sfiducia. Ed è forse proprio questo contesto che fa aumentare la passione e la voglia di fare meglio. Qui trovate solo una manciata dei 524 servizi che ho realizzato quest’anno. Un anno che è cominciato con la Cultura e la riapertura del cinema che ha fatto avvicinare Federico Fellini alla settima arte. Un anno che si è concluso a Parigi dove alcuni simboli della Cultura sono stati presi d’assalto per protesta. L’uomo ha bisogno di conoscere, ma la conoscenza è una sorgente fragile. Talvolta ingannevole, perché ammaliante e suggestiva. Il giornalista deve stare in prima linea a custodire ciò che reputa essere giusto e discernere il vero dal menzognero.

Continuate a seguirci anche nel 2019!

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«Uccidere down è immorale?». Robe da Libero

 

Non esistono vite indegne
“Non esistono vite indegne” dice Libero. Però pagine sì.

Cosa non si legge su Libero! Ieri notte ho proseguito la mia missione socio-culturale, spirituale, agonistica, ecumenica, o forse solo masochistica, di leggere il quotidiano di Maurizio Belpietro (quello dove lo strillo è lungo 35 pagine), perché sono dell’idea che un aspirante giornalista debba conoscere a menadito tutto il giornalismo (giornalismo?).

Giunto alla pagina delle lettere dei lettori (è un numero vecchio, del 26 agosto scorso) mi sono imbattuto in tal Flavio Formelli, che si presenta come uno che ha studiato sociologia a Trento, il quale sostiene che sia immorale lasciar nascere un down accertato, che soffrirà tutta la vita e che metterà a repentaglio la salute di chi lo ha messo al mondo e lo dovrà accudire per sempre. Secondo lui non bisogna farsi vincere dalla pietà, ma guardare alla natura dove ci sono specie animali con madri che uccidono i cuccioli invalidi perché rallentano il gruppo. E per fortuna che ha studiato sociologia, pensa se avesse fatto una tesi sull’olocausto!

Meno male che il “saggio” Mario Giordano ha risposto ritenendo la sua posizione aberrante. Ma i dubbi sono tre. 1) Perché pubblicare come lettera della giornata e dare spazio a questa vomitata insulsa e filo-nazista? 2) Fossi in Belpietro e Giordano mi farei due domandine sul target di lettori che si sono ritagliati in tanti anni di “duro lavoro”. 3) La vicenda mi puzza di lettera inventata per fare clamore. Sarà così? Scatta la ricerca di Flavio Formelli di Trento. Chi lo trova, vince una copia di Libero. Che culo!