[Elezioni] Ma chi ha vinto?

domanda ma chi ha vintoHa perso Bersani perché la sua candeggina non ha scolorito alcun felino. Ha perso Berlusconi perché, nonostante la lodevole rimonta, non ha ottenuta la maggioranza assoluta in nessuna delle due Camere. Ha perso Monti perché la sua agenda non è stata condivisa (o letta?) dalla maggior parte degli italiani. Gli unici a festeggiare sono i neo-parlamentari Cinquestelle, selezionati con i casting da Youtube. Ora può iniziare la fase politica che un quarto degli elettori attendeva per diminuire il debito, aumentare il pil e creare lavoro. Quella dell’«accerchiamento», degli «scappellotti» e della «cacciata» dei politici. (Problemi risolti!). Ma se il più alto momento democratico del suffragio universale non è riuscito a darci un governo stabile, chi o cosa può darcelo?

Una grande coalizione alla tedesca? (Ma non siamo la Germania). Una nuova legge elettorale? (Ma come troveranno un accordo?). Il Presidente della Repubblica? (Di nuovo?). Forse nulla, o forse un po’ di tutto questo. Ciò che fa riflettere è la perenne insufficienza dell’Italia di amministrarsi, di auto-regolarsi, di essere ‘normale’. Il suo elettorato non è mai stato così scientificamente ripartito: un quarto di disinteressati; un quarto di incazzati; un quarto di destra; un quarto di sinistra. L’ingovernabilità del paese riflette la trasversale disomogeneità e confusione degli elettori. Se davvero vogliamo salvare la nave, prima di una riforma delle istituzione occorre una riforma delle coscienze e del senso civico. Occorre appassionare e affezionare (non accecare) gli italiani circa i problemi della cosa pubblica. Perché è davvero di tutti. Per farlo dobbiamo partire da noi stessi.

Il vincitore di questa campagna elettorale lo si conosce già

vincitore campagna elettorale televisioneCon largo anticipo, senza bisogno di sciorinare sondaggi esoterici ed evitandoci le palpitazioni da exit poll, è già possibile indicare un incontrastato vincitore. Sarà che la prima campagna della storia repubblicana svoltasi in inverno ci ha inchiodati in casa di fronte ai televisori. Sarà che una crisi di fiducia senza precedenti ha sortito l’effetto contrario di un maggiore appassionamento alle sorti del paese. Sarà che non sono mancati lo stravolgimento degli assemblement politici e le promesse da coup de théâtre (in francese, per farli apparire più raffinati di quello che in realtà sono). Certo è che la prima campagna elettorale che ha fluito attraverso i decoder ha ben saputo far (s)parlare di sé.

Se Berlusconi non avesse spazzolato la poltrona di Travaglio nell’arena di Santoro, la sua impennata non sarebbe mai avvenuta. Se Monti non avesse abbracciato un cane dalla Bignardi («Senta com’è morbido!») non avrebbe mai potuto mostrare il suo lato meno tecno-robotico. Se Bersani… bé, no. Bersani è proprio l’unico che non sa usare la tv. Se Grillo non avesse denigrato così tanto la televisione non se ne sarebbe mai parlato così tanto (in televisione). Per quest’ultimo una sfida televisiva contro un politico (Bersani), un economista (Monti), un imprenditore (Berlusconi) gli avrebbe fatto perdere quell’aura di magnetismo e di rapimento emotivo che funziona bene su un palco, ma che si sgretola in studio. (In piazza non si ha alcun contraddittorio, bensì soltanto sostenitori giunti di loro spontanea volontà e non capitati per zapping. In un confronto tv sarebbe apparso come la caricatura di un politico. O l’annaspamento di un comico). Ad ogni modo, la sua indiretta presenza televisiva è stata maggiore di chiunque altro. Per cui, mentre percentuali e seggi sembrano ancora un terno al lotto, chi ha vinto davvero questa campagna elettorale è stata proprio la televisione.