Il Papa con un polmone solo

il papa con un polmone solo

Per la prima volta nella storia, Roma, mentre fatica a trovare un governo, può vantare due papi. Il nuovo eletto è colui che nel 2005, vicinissimo al trono con ben 40 voti, implorò i colleghi di votare Ratzinger. Questa volta non l’ha scampata. Dopo 33 fra i Giovanni e i Paolo, dopo i 16 Benedetto e i 12 Pio è la volta del primo Francesco. Il primo vescovo extra-comunitario della città di Totti. Diplomato perito chimico. Fidanzato con una compagna di tango prima dell’ingresso in seminario all’età di 22 anni (ovvero prima del voto di castità). Film preferito: “Il pranzo di Babette”. Nel nome del “poverello di Assisi” si è presentato al pubblico con scarpacce nere, un crocifisso in ferraglia (non d’oro) e ha lasciato San Pietro in pulmino con i colleghi. Stamattina ha preso le sue valige dalla Casa del Clero, ha saldato il conto e ha salutato tutti. Adios amigos. Una ventata di normalità?

Dopo essere sopravvissuti ai Maya, “sembra che i cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”. Da lì viene Bergoglio. Buenos Aires è la capitale più a sud del sud del mondo. Lì diceva ai sacerdoti di affittare garage, date le poche parrocchie. Nel suo sangue scorre bagna cauda. In un periodo in cui i giovani espatriano per cercare fortuna, hanno eletto il nipote di un emigrato piemontese, che inaugura un contro-esodo dei cervelli porporati in fuga. La “regina” dell’Argentina (com’è soprannominata dai maligni) Kirchner l’ha salutato con la stessa freddezza con cui un’altra regina rimproverò un nostro chiassoso ex premier. Per chi è nato dopo gli anni 70 è normale avere un papa straniero. Questa volta le eminenze hanno persino varcato le colonne d’ercole, 521 anni dopo Colombo. Una cosa è certa. Una dote che non ci appartiene è quella della veggenza. Non sappiamo prevedere un papa, un Presidente, né un primo ministro (neppure con chili di sondaggi sotto braccio). Il vannamarchismo è defunto. I bookmaker davano per papabile un nordamericano: hanno azzeccato il meridiano, ma completamente sbagliato il lato dell’equatore. Ultima nota, Bergoglio ha un solo polmone. Ieri pareva comprensibilmente senza fiato. Coraggio, Mario. Un bel respiro. Le servirà parecchia aria per scuotere casa.

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Che febbraio. Dal Papa a Pistorius. Dalle sparate dei politici alla pioggia di meteoriti: perché Sanremo è Sanremo

che febbraio

Prendete un Papa, meglio se anziano e afflitto da scandali (preferibilmente vatileacks, pedofilia e buchi di bilancio). Agitatelo bene finché non si dimette fino ad ottenere uno scoop dai precedenti rinascimentali. Aggiungeteci un campione paralimpico che passa il 14 febbraio in carcere. Ma solo se interrogato, in quanto unico sospettato dell’assassinio della sua fidanzata. Poi sminuzzate un ex-premier che, dopo aver promesso di rimborsare ed abolire la tassa più gravosa d’Italia utilizzando i soldi delle pensioni (ma, badate bene, solo presi in prestito) e aggiungendo altre tasse, afferma di non pagare il canone, qualora Sanremo si dimostrasse fazioso (o littizzettoso?). Il che a riprova del fatto che il medesimo non ha ancora pagato il bollettino Rai, già ampiamente scaduto. Insomma, dovete utilizzare solo un Berlusconi d’annata che vuole abolire tasse, aggiungendo altre tasse, ma che evita di pagare tasse.

Spolverate con tempeste di neve, un po’ ovunque. Rafforzate con una pioggia di meteoriti russi e di monetine rosse sulla capa di Mussari (che sono anche delle piacevoli consonanze). Spalmate tutto sopra al Festival più contestato della storia (o dalla politica), ma solo se un imitatore di politici viene interrotto da insulti anti-politici sferrati da un esponente politico. Infornate con un Pippo Baudo dall’improvviso sbiancamento tricologico (che si stia preparando per il conclave?) che dopo un ennesimo fiasco televisivo annuncia dal palco di Sanremo: «La televisione è la mia vita, vorrò fare solo questo d’ora in poi»; ovvero non lo rivedremo mai più. Otterrete così un febbraio più eccezionale di qualsiasi bisestile.

Il Papa ha più fedeli o follower?

Il Papa ha più fedeli o follower

Mi sarei aspettato di tutto fuorché vedere un Pastore tedesco twittare da un tablet. Se poi si tratta dell’85enne Benedetto XVI, vicario di Dio e custode della Chiesa Cattolica, allora la vicenda assurge a surreale. Eppure il Papa ci ha fatto tutti fessi. Imitando le sue pecorelle smarrite Lady Gaga e Nicki Minaj, ha scaldato i polpastrelli, ed è ora pronto a cinguettare encicliche virtual-papali e a moltiplicare pani, pesci a suon di retweet. Sua Santwittà (com’è stato rinominato in rete) ha detto sì a Twitter, ma ancora no a Facebook. Avrà forse paura di essere taggato in foto di retroscena della sagrestia o di essere invitato a troppe feste di compleanno?

Evidentemente nel Palazzo apostolico, twitta-che-ti-ritwitta, devono averci preso gusto. Chissà che non si decidano a testare anche uno di quei ‘guanti’ di lattice imbustati nel lubrificante. Sarà forse questa la fine del mondo predetta dai Maya? A nove giorni dall’ipotetica apocalisse, il Papa deve aver pensato: «Tanto vale che si diverta pure Papa con qvesto Tvviter». Ora la Chiesa non si affida più alla colomba bianca della fratellanza, bensì all’uccellino azzurro di Twitter, messaggero non sempre di pace. Ad essersi scatenato è infatti il meccanismo degli sfottò. Chiunque può inviare domande dirette all’account del Papa e ovviamente, essendo il popolo dei social network avvezzo all’immediatezza, sono fioccati quesiti piuttosto impertinenti. C’è chi commenta l’Angelus: «La domenica parli così perché sei ancora in botta dal sabato sera?». Chi pone domande di teologia: «Hai mai mandato MARIA spazio GIUSEPPE al 48118 per scoprire la loro percentuale di affinità?». Chi richiede profezie: «Will the original Guns N’Roses play together again? And where?». Ma dopotutto perché stupirci? Cosa sono i versetti della Bibbia se non un elenco interminabile di tweet? Per non parlare delle concise parabole di Gesù. Non fu forse egli il primo twittatore (o twittarolo) della storia? Le cose sarebbero andate probabilmente in modo diverso per lui se non fosse stato de-followato da Ponzio Pilato.

Mi sarei aspettato di tutto fuorché vedere un Pastore tedesco twittare da un tablet. Se poi si tratta dell’85enne Benedetto XVI, vicario di Dio e custode della Chiesa Cattolica, allora la vicenda assurge a surreale. Eppure il Papa ci ha fatto tutti fessi. Imitando le sue pecorelle smarrite Lady Gaga e Nicki Minaj, ha scaldato i polpastrelli, ed è ora pronto a cinguettare encicliche virtual-papali e a moltiplicare pani, pesci a suon di retweet. Sua Santwittà (com’è stato rinominato in rete) ha detto sì a Twitter, ma ancora no a Facebook. Avrà forse paura di essere taggato in foto di retroscena della sagrestia o di essere invitato a troppe feste di compleanno?