Un 2018 in prima linea

mirco paganelli giornalista videoreporter video-reporter

Questo è stato il mio 2018 passato in strada a raccontare una società che cambia, da Rimini all’Europa. Non è un mestiere semplice quello del video-reporter, specie in questi tempi di sfiducia. Ed è forse proprio questo contesto che fa aumentare la passione e la voglia di fare meglio. Qui trovate solo una manciata dei 524 servizi che ho realizzato quest’anno. Un anno che è cominciato con la Cultura e la riapertura del cinema che ha fatto avvicinare Federico Fellini alla settima arte. Un anno che si è concluso a Parigi dove alcuni simboli della Cultura sono stati presi d’assalto per protesta. L’uomo ha bisogno di conoscere, ma la conoscenza è una sorgente fragile. Talvolta ingannevole, perché ammaliante e suggestiva. Il giornalista deve stare in prima linea a custodire ciò che reputa essere giusto e discernere il vero dal menzognero.

Continuate a seguirci anche nel 2019!

Sinti, la guerra degli ultimi contro i penultimi

manifestazioni abusi edilizi piazza

A volte viaggiando in periferia si incrociano dei piccoli appezzamenti di terra cinti da alti arbusti. In alcuni casi si riesce ad intravedere dietro al fogliamo una roulotte, talvolta sostituita da una casetta mobile di legno. Sono le abitazioni dei sinti, un popolo originariamente nomade e legato al mestiere del giostraio e del circense. Nel tempo queste persone si sono stabilizzate in un luogo e hanno cominciato a svolgere mestieri diversi, dall’elettricista all’addetto alle pulizie. A loro in passato è stato chiesto di andare a vivere nei campi nomadi, quelli che presto, ovunque, si sono trasformati in favela insalubri e invivibili. C’è chi ha acconsentito e chi ostinatamente si è comprato un proprio pezzo di terra dove vi ha installato un rifugio su ruote. Da un po’ di anni queste abitazioni sono però considerate abusi edilizi, come le villette sulle scogliere o i locali rimediati chiudendo delle tettoie.

In Emilia-Romagna dal 2015 esiste una legge per l’inclusione sociale di rom e sinti che permette di regolarizzare tali aree. Il Comune di Rimini, guidato dal PD, ha proceduto con la contestazione degli abusi edilizi sulle parcelle delle famiglie sinte. Nel contempo, tra mille proteste, è impegnato nella realizzazione di altre parcelle, dette microaree, in cui insediare gli attuali residenti del campo nomadi di via Islanda, perché “quella è la situazione più degradata e grave. Non c’entrano nulla le altre situazione”, afferma l’amministrazione comunale.

manifestazioni abusi edilizi

“Il vicesindaco ha detto di voler disobbedire al decreto Salvini per aiutare i migranti, ma con tranquillità lascia che dei cittadini riminesi, tra cui tanti minori, finiscano per strada”, contrattaccano i sinti di Rimini. Va in scena un altro capitolo della guerra tra gli ultimi e i penultimi, a cui si aggiungono i terzultimi. I cittadini riminesi non-nomadi se la prendono con i nomadi perché non vogliono che questi siano privilegiati. I nomadi a loro volta se la prendono con gli immigrati perché questi ultimi verrebbero trattati meglio di loro. Tutti a chiedere uguaglianza e un equo trattamento. La politica schizofrenica intanto sta in bilico tra il perseguire i propri ideali e la ricerca del consenso. Il mondo sta giocando una partita dove non vincerà nessuno. Dove brinderà soltanto chi sarà riuscito a trarre profitto da questa zuffa. Ma che vittoria potrà mai essere quella fatta sulle spalle della povera gente, degli ultimi, dei penultimi e dei terzultimi?

Ho raccolto le voci dei sinti riminesi, che trovate in questo servizio, in un freddo pomeriggio di dicembre. Ad avermi colpito, la dignità di questa gente, molto spesso confusa con individui, sempre di etnia nomade, che si sono contraddistinti per i furtarelli e la sporcizia. La loro storia dimostra che il lavoro, la scuola e la battaglia contro i pregiudizi garantiscono l’integrazione.

 

2015. L’anno dei tanti ‘Je suis’ e dei pochi fatti

Per la quarta volta mi metto a romanzare alla fine di un anno i principali eventi che l’hanno preceduta cercando di carpirne lo spirito del tempo. Il 2012, dopo l’avvento dei tecnici, è stato l’anno dello spread e dell’ansia da estratto conto. Nel 2013 Hannah Montana si è messa a leccare martelli e siamo diventati tutti più grandi. Il 2014 è stato l’anno dei selfie: su internet non solo postiamo quello che pensiamo, ma anche l’espressione che assumiamo quando lo pensiamo; lo smartphone ha superato il pc e siamo tutti più mobile. Quest’anno l’Europa ha vissuto il suo 11 settembre, dilatato nel tempo e nello spazio. L’epicentro è stata Parigi, ma lo sciame terroristico ci ha raggiunto fino ai luoghi di vacanze (Tunisia e Sharm el-Sheikh). E poi le morti nel Mediterraneo. Tremilacinquecento in un anno. E la foto del piccolo Aylan, col volto conficcato nelle sabbie di Bodrum, è diventata l’immagine più brutta della storia moderna. Quel giorno abbiamo perso tutti, indipendentemente dalla religione, dalla cultura o provenienza.

Nella nebulosa “sociale”, gli hashtag si sono sprecati: #jesuischarlie #jesuiparis #jesuisbardo #jesuitunis… costrutti digitali – traduzione di formule prosaiche del tipo «Io sto con…», «Siamo tutti…» – da dispiegare quando si è scossi da disgrazie altrui e si vuole esprimere solidarietà. Peccato che alle marce di pace, ai montanti «Je suis» siano seguiti pochi fatti. I leader mondiali, complice un perenne stato di campagna elettorale nelle società moderne, badano poco alla leadership e molto ai consensi. Come combattiamo l’Isis? Cosa facciamo in Siria? E in Libia? E l’Ucraina? I Balcani? Mamma mia, quanti immigrati! Aspetta, parliamo con l’Iran. Anzi no, diciamo qualcosa sul clima. Israeliani, palestinesi, ancora con sta fissa per uno Stato indipendente? Focolaio dopo focolaio, da Obama a Putin, dall’Unione Europea agli Stati membri, chi governa oggi il mondo è del tutto incompetente in Politica estera. Non un singolo major problem è stato risolto. Tempi bui ci attendono.

palmira direttore sito archeologico
Palmira, i miliziani dell’Isis distruggono le rovine e ammazzano l’ex direttore del sito archeologico Khaled Asaad (18 agosto)

Ma andiamo con ordine. Il 2015 è stato senz’altro l’anno di Ignazio Marino. Che uomo! L’unico ad essere riuscito a far incazzare un Papa a ottomila metri di quota. Roma è in disgrazia (lui è l’ultimo ad averne colpa, beninteso). #MafiaCapitale è un fatto così drammatico quanto cinematografico, diventato per certi versi cool, tanto che SkyTG24 lo pubblicizza con musiche da aperol-time. E il pontefice indignato: «Io non l’ho invitato, va bene?!?».

Matteo Renzi, tra una Buona scuola e un Jobs act, scongela la Dc e fa eleggere Sergio Mattarella Presidente. Intanto l’inefficienza pubblica dilaga. A San Remo non lavora il 72% dei dipendenti comunali; 35 gli arresti; manco Pippo Baudo arrampicato sugli spalti dell’Ariston potrà risollevare gli animi. La corruzione si fa strada, o meglio, fa le strade. Dieci gli arrestati dopo un’indagine nel settore Infrastrutture tra cui dirigenti e funzionari dell’Anas. E intanto un viadotto nuovo di pacca crolla vicino a Palermo.

Carrozza e cavalli, funerali stile Padrino per boss a Roma
Funerale di Vittorio Casamonica con elicottero, carrozza e musiche del “Padrino”. Polemiche sulle autorizzazioni. (20 agosto)

Ma il 2015 è stato anche l’anno del successo di Expo con cui Milano è diventata la capitale morale del Paese. Nonostante i lavori in extremis, gli indagati e gli hamburger di McDonald’s, #Expo2015 ha portato a Rho più persone di quante pronosticate (21 milioni) e rimarrà nella memoria per lo spettacolo di luci dell’Albero della Vita, la rete del Brasile e la fila al Padiglione del Giappone. Il quesito esistenziale dell’anno? «Ma perché non siamo venuti a giugno?», detto da chi ha aspettato ottobre per andarci.

Mentre Messina è senz’acqua per diversi giorni, dal Vaticano fuoriescono documenti segreti. Il #Vatileaks ha messo a processo persino due giornalisti e la libertà di espressione. (Mi scusi, per la Sacra Inquisizione, di qua?). E a proposito di tribunali, Alberto Stasi è una volta per tutte colpevole, punto (un punto lungo otto anni). Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono innocenti, altro punto (altri otto anni). Ma la giustizia non riesce a raggiungere i diritti civili in Italia. Se ad inizio anno ci “consolavamo” dicendo, «Dai, non siamo gli ultimi a non riconoscere gli stessi diritti alle coppie omosessuali, ci sono ancora Grecia e Stato islamico», ebbene, con un colpo di scena di fine anno, anche la sprofondante patria del virile Spartaco ha trovato il tempo per riconoscere le unioni gay. Riuscirà Al-Baghdadi a diventare arcobaleno prima di noi?

Zuckerberg facebook child daughter
Mark Zuckerberg perde la testa per la figlia appena nata e decide di donare il 99% delle azioni di Facebook con le quale potrebbe comprarsi la Slovenia (1 dicembre)

Lo sport fa schifo. Quest’anno tanti sportivi, a tutti i livelli, sono stati pescati con le mani nella marmellata. Da sconosciuti dell’atletica leggera a ministri dello Sport, da squadre di calcio parrocchiali con partite truccate ai vertici della Fifa. Pur di garantirsi il posto o la scommessa, lo spirito agonistico è finito nel cesso, o in una siringa. L’unico modo per viverlo? Spegnere la TV e andare a fare una corsa nel parco. E per fortuna che ci sono le donne. Flavia Pennetta e Roberta Vinci sono il meglio dell’export italiano. Tenacia, onestà e simpatia è il mix #VinciPennetta.

E a proposito di donne, Samantha Cristoforetti è tornata coi piedi per terra. E per fortuna! La ragazza si stava montando la testa, a dire di quanti credono che le donne debbano stare solo dietro ai fornelli e non perseguire carriere professionali senza figliare. Ad oggi, al riguardo, è uscito allo scoperto dal Pleistocene soltanto un giornalista del Foglio, che probabilmente invece che sul tablet scrive ancora su tavolette di cera seduto a gambe incrociate. Emozioni dallo spazio anche grazie a Plutone, la cui superficie è stata fotografata per la prima volta da una distanza molto ravvicinata. Il 14 luglio il web, nel postarlo, è impazzito che neanche i parigini di fronte alla Bastiglia 226 anni prima.

birmania elezione fine dittatura
Buone notizie dalla Birmania. Cessa la dittatura, il popolo vota il premio Nobel per la Pace Aung San Su-Kyi (8 novembre)

I populisti continuano a crescere. Il Front National di Marine Le Pen fa man bassa di voti al primo turno delle regionali francesi, salvo rimanere a bocca asciutta nel secondo. Ma destre e sinistre moderate hanno poco da festeggiare. Se non trovano presto credibilità nell’elettorato, faranno la fine dei loro antenati del secolo scorso, fagocitati da chi tra le due guerre sapeva parlare alle pance dei popoli affranti.

Non è bastato lo storico disgelo tra americani e cubani. Tra Russia e Stati Uniti la guerra fredda non è mai finita. E i due paesi devono per giunta convivere con ombre interne. Il primo ha insabbiato le indagini sull’uccisione del principale oppositore di Putin; il secondo continua a contare le vittime di pistoleri squilibrati all’uscita delle scuole. Intanto l’Italia (e tutta l’Europa Occidentale) è circondata da conflitti. A sud, il Nord Africa delle primavere arabe non trova pace. A sud-est, il Medio Oriente è sempre più incasinato, con popoli dagli stessi nemici che si bombardano a vicenda. Siriani di regime contro siriani ribelli; ribelli contro Isis; russi contro Isis e ribelli; Isis contro tutti. E ancora: sciiti contro sunniti; sauditi contro houiti; israeliani contro palestinesi. E per stringere il cerchio: Erdogan contro Putin; Balcani contro immigrati; ucraini filoeuropei contro ucraini filorussi. E la vicina e neutrale Svizzera che ci ricorda quanto sia bello fottersene un cazzo di tutti e passare il tempo a contare denari.

copilota suicida lufthansa
Un aereo Germanwings precipita in Provenza per colpa del copilota suicida (24 marzo)

Greta e Vanessa – le giovani volontarie sequestrate in Siria – tornano a casa, e l’unica preoccupazione del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri è «Sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!». Zayn Malik, come un John Lennon col risvoltino, abbandona gli One Direction; grida e lamenti su Twitter; 13enni amareggiate in cerca della Yoko Ono dei poveri. Ogni punto fermo delle nostre inutili vite è infine crollato con la scoperta che Bill Cosby è stato uno stupratore seriale di decine di ragazzine che ha narcotizzato prima di violentare. (Avete presente cosa si prova a beccare Babbo Natale farsi un folletto?). Ma la domanda che ha mandando in tilt i quozienti intellettivi – e le retine – di mezzo mondo è stata: «Ragazzi, questo vestito è bianco e oro o nero e blu?». Merito di #TheDress (che, ribadiamolo, è nero e blu, perdio!) ha fatto tornare di moda le righe che credevamo archiviate con gli Anni dieci. Nel 2015 è tornato Star Wars, e la Forza ha di sicuro assistito la campagna pubblicitaria: si è capito dove sono stati investiti tutti i soldi della banche elleniche… e #Grexit fu. Ma dai cieli la minaccia vera è lo smog accentuato da un inverno mite e senza perturbazioni, dopo un’estate dal caldo record. I grandi della terra si sono riuniti per parlare di contenimento dell’effetto serra ma, ancora una volta, si è detto tanto sui buoni propositi per il futuro e poco di cosa fare nel presente.

Un anno di chiacchiere, di immigrati e di morti. L’anno in cui se ne sono andati anche Pino Daniele, Anita Ekberg, B. B. King, Michele Ferrero, Christopher Lee, Pietro Ingrao, Licio Gelli. E Moira Orfei. La quale ci ricorda che forse il circo e le illusioni trovano posto sempre più spesso fuori dai tendoni.

Adele hello single record
Adele esce con il singolo “Hello” rompendo diversi record di vendite e visualizzazioni (23 ottobre)

2014. L’anno dei “selfie”

nicki minaj butt

Dopo il 2012 anno dello spread e 2013 anno in cui Hannah Montana si è messa a leccare martelli, il 2014 verrà ricordato come l’anno dei selfie. Che la tecnologia mobile condizioni sempre di più le nostre vite lo si intuisci da subito: a febbraio Facebook compra Whatsapp per la stratosferica cifra di 19 miliardi di dollari. (Basti pensare che ogni giorno nel mondo vengono venduti 378.000 iPhone mentre nascono soltanto 371.000 bambini). Per avere un’idea di quanto Zuckeberg caghi denari a colpi di Like, 18 miliardi di euro sono i tagli alla spesa pubblica millantati da Matteo Renzi che dovrebbero salvare l’Italia dal baratro. L’ex sindaco è stato contemporaneamente “““eletto””” presidente del Consiglio più giovane della storia d’Italia, ma soprattutto il più figo (ci tiene a sottolineare). Galeotto fu l’hashatg #enricostaisereno. Mentre il tweet più retweettato di tutti i tempi è il selfie di Ellen Degeneres e di altri capitati per caso alla Notte degli Oscar, come Julia Roberts, Brad Pitt, Angelina Jolie e Meryl Streep (mar). “Selfie” è il termine dell’anno anche secondo l’Oxford Dictionary.

oscar night selfie

Sempre a inizio anno comincia la crisi in Crimea. L’Ucraina filo-sovietica chiede la secessione e sparge sangue. Intanto alla cerimonia d’aperura di Sochi (feb), uno degli anelli olimpici non si apre: è quello gay che volta le spalle a Putin, zar di tutti i Giovanardi.

opening ceremony sochi ring won't openNel 2014, con la seconda serie, House of cards si impone nel mondo come il telefilm forse più bello di sempre, persino del pluripremiato Breaking bad, giunto al suo termine. Intanto Renzi è stato beccato in un negozio di Roma a fare scorta dei dvd delle puntate… e me lo immagino a pianificare la salita a Palazzo Chigi chiavando giornaliste del Fatto Quotidiano e investendo Fassina. Fassina chi?

house of cards bloodAi Mondiali carioca l’Italia fa l’ennesima figuraccia, non peggiore di quella del Brasile battuto 7 a 1 dalla Germania. Sono lontani i tempi del “ridateci la Gioconda”. Adesso prendetevi pure il Colosseo, tanto l’ultima volta che abbiamo fatto uno spettacolo decente era quando Nerone allagava l’Anfiteatro Flavio per giocare a battaglie navali.

A luglio viene abbattuto non si sa da chi un Boeing della Malaysia airline sullo spazio aereo ucraino; viene celebrato il 25° anniversario dalla caduta del muro di Berlino e tutto il mondo si rinfresca a secchiate d’acqua con l’ice bucket challenge per la ricerca sulla Sla, o per far vedere chi è più trendy.

extreme ALS Ice Bucket ChallengeCon Pharrell Williams tutto il mondo continua ad essere più “Happy”. Anche le più belle d’Italia invecchiano, ma solo sulla patente: la Bellucci compie 50 anni, la Loren 80. Sono morti Robin Williams e Virna Lisi.

L’America non ce la fa proprio a superare la piaga del razzismo: dall’omicidio dell’afro-americano di Ferguson (ago) ai fatti di New York, è tutta una protesta. Nel mondo si inaspriscono i conflitti in Siria, nella striscia di Gaza e in tutto il mondo arabo, dove si infittisce a suon di decapitazioni la rete terroristica dell’Isis, o Is, o stato islamico, o l’ennesima emergenza terroristica che l’Occidente pretende di debellare ma che finisce solo per peggiorare. In Nigeria Boko-haram spaventa anche Michelle Obama (#bringbackourgirls).

A Settembre la Scozia prova a diventare indipendente, ma gli fa visita Salvini con la felpa “Scozzia” e fallisce miseramente. A Hong Kong si protesta con l’ombrello contro una Cina anti-democratica, e intanto Nicki Minaj distrae tutti tramutando in gelatina la portaerei sulle sue natiche… cause my anaconda don’t!

matteo salvini posa nudoNovembre è il mese delle stelle. Una Rosetta atterra per la prima volta su una cometa per la gioia di tutti i fornai di Cape Canaveral, mentre @AstroSamantha Cristoforetti, classe ’77, è la prima donna italiana lanciata nello spazio che ci fa anche capire che l’Italia migliore è quella che sta zitta, non fa proclami e lavora.



A dicembre l’Australia viene colpita per la prima volta da un attentato terroristico a Sydney, mentre nell’Adriatico si consumano contemporaneamente due tragedie navali a Ravenna e al largo dell’Albania con l’incendio della Norman Atlantic. Segno che a Schettino è stato dato il tempo di crescere e moltiplicarsi.

Il 2014 è anche l’anno di ebola, la parola che ha infettato col suo virus i notiziari di tutto il mondo e non solo i medici volontari. In Italia è stato l’anno del Jobs act (che poi non è altro che la traduzione inglese della Riforma del lavoro, solo che Renzie vuole proprio fare il figo e non sembrare la Fornero), ed è stato anche l’anno del patto del Nazareno. Sapete com’è Berlusconi: ci tiene a sottolineare la sua discendenza da Gesù Cristo.

A Rimini c’è la mafia

La Riviera romagnola ha i giusti anticorpi per difendersi dalla mafia. Non ci risultano infiltrazioni mafiose. Non ci risultano movimenti di denaro sospetti.

Queste, negli anni, le affermazioni di amministratori locali, regionali e professionisti: immani stronzate! Le mafie a Rimini ci sono: lo dimostrano le tante inchieste giudiziarie che hanno portato alla confisca di appartamenti e locali, i traffici svelati per il riciclo di denaro, la vicinanza con un paradiso fiscale oscuro che non collabora con l’Italia (San Marino), i tanti passaggi di proprietà di alberghi…

Il mio ultimo reportage racconta la percezione che ha il territorio riminese della mafia, dai commercialisti alla gente comune. Dimostra perché questa provincia rappresenta un terreno fertile per i clan mafiosi. L’unico modo per debellare il cancro della criminalità organizzata è non vergognarsi di averla, parlarne, agire. Condividete e commentate!

A Grillo il merito di riabilitare Vespa

 

Ma Grillo non espelleva parlamentari perché andavano a Ballarò?
Ma Grillo non espelleva parlamentari perché andavano a Ballarò?

Il merito più grande di Grillo a Porta a Porta è stato quello di aver regalato ascolti a Vespa. Dalla consegna del plastico fuori dallo studio alla selfie nei corridoi, il bruno matusalemme del terzo ramo del parlamento non è riuscito a nascondere il suo migliore ghigno furbetto e compiaciuto alla Montgomery Burns.

Grillo non tornava in tv da 21 anni per modo di dire, dato che i suoi comizi ci sono stati propinati dai tempi del vaffaday più delle repliche di Montalbano. La lontananza dagli studi televisivi, però, si è fatta sentire. L’agitatore di folle ha scoperto in diretta che in televisione lui funziona di meno. Lo sbraitamento e il contatto fisico da piazza vengono svuotati dall’imparzialità della telecamera; la lente, priva di emozioni, filtra tutto, e in tv è tutta un’altra storia. Se hai pochi contenuti, la presenza scenica non basta a tenere in piedi un talk show. La serie scomposta di invettive funziona più in piazza, che è il luogo della “pancia”, e meno in tv, che è il luogo dell’”approfondimento”. O almeno si spera.

Vespa come Mr Burns

Il segmento #GrilloinVespa ha segnato il 27% di share contro il 25% di Renzi. Però il premier fu incastrato nella classica puntata portaportesca sbrodolosa tra domande in politichese, sondaggi e servizi. Quello con Grillo è stato uno sprint pirotecnico, confezionato apposta per fagocitare ascolti: un’ora tutta d’un fiato senza pubblicità, con tanto di marchio “Porta a Porta” a centro schermo come a dire beccati-sta-esclusiva. È incredibile come veterani dell’etere continuino a regalare momenti di massima celebrità ai loro acerrimi nemici. I punti di share di Berlusconi da Santoro furono 33, gli anni di Cristo. E resurrezione fu!

La pagella del Governo Letta

Larghe intese. Nate con una sparatoria finite con una badilata.
Larghe intese. Nate con una sparatoria finite con una badilata.

[Oggi ospito sul mio blog la scoppiettante Pagella dei Ministri-Letta di Luca Sassi, attento osservatore politico e studente di giurisprudenza. Se le Larghe intese ti hanno confuso, se ti sei perso alcuni passaggi dell’ultimo anno di politica e vuoi capire tutto in poche righe da un punto di vista super partes – con tanto di “vicende imbarazzanti” in epilogo -, questo post fa per te!]

Il povero Letta non fa in tempo ad “impegnarsi” per l’Italia, che il giorno dopo il suo partito gli dà il benservito. E con schiacciante maggioranza: i lettiani disertano, Cuperlo si allinea. Risultato? 136 “bye bye”; i 16 contrari sono del solito Civati e dei suoi bastian contrari. Il bello è che il giorno prima era tutto un profluvio di stai sereno, questo governo deve andare avanti, quanto è bravo Letta, quanto è bello Letta. Ora, prima che l’ex Premier cominci a dare i numeri, preso da qualche esaurimento nervoso, abbiamo ben pensato di dargli noi i numeri, a lui e al suo governo.

Enrico Letta: 6.5
Era iniziato come un Governo di Servizio, larghe intese, poi lunghe intese. Aveva detto “mai con Berlusconi” 2 mesi prima delle elezioni. È diventato un “anche con Berlusconi”, le larghe intese sono diventate lunghe, poi ristrette, infine malintese. Ha continuato imperterrito col suo piano basato sul “tiramm’ innanz”, si è messo a “fare” cose, ma già mantenere il suo Governo in equilibrio era un supercompito. Uomo delle istituzioni, ma soprattutto uomo di partito. Sintesi: governo del fare (le toppe).

Alfano: 4
Si comincia a dubitare della sua sanità mentale. Delfino e successore di Silvio, non amatissimo dalla base ma abbastanza democristiano da piacere alle varie anime del centrodestra. Lasciato il suo amore, fonda un nuovo partito che non si capisce dove stia, a metà fra la Dc e il Berlusconismo degli anni in cui dilagava (fatevi quattro risate guardando la presentazione del simbolo di partito). Sostiene Letta, ma dice che alle prossime elezioni starà con Silvio. In mezzo, il pasticcio Shalabayeva e della figura barbina da rappresentante del nostro Paese. Sintesi: i Nuovi Responsabili (ma responsabili verso chi?).

Bonino: 7.5
E’ la più amata fra i ministri, dal primo all’ultimo giorno di governo è stata in cima alle classifiche di gradimento. A lei gli Esteri, proprio grazie alla sua fama internazionale e la conoscenza che già ha a livello europeo. Morbida (ma non troppo) nella questione siriana, si destreggia molto bene in quella dei Marò in India, dimenandosi perché venga svolto un regolare processo e l’India si dimostri uno stato maturo. Fa ordinaria amministrazione, ma mai una dichiarazione fuori posto. Avercene di ministri così. Sintesi: in ascesa (verso il Colle?).

Kyenge: 5.5
Le era stato designato il ruolo di ministro figurina per dimostrare che l’integrazione in Italia c’è già e che anche noi abbiamo anche una ministra nera. O abbronzata, come direbbe qualcuno. Alla fine è stata bombardata dai peggiori insulti razzisti e ha risvegliato la parte peggiore del Paese. Il suo ministero non ha nulla degno di nota. È servito solo a ricordarci che c’è ancora un sacco da fare in tema di integrazione. Sintesi: figurine: Cècilé, ce l’ho; integrazione: mi manca…

Idem: 6.5
Povera Josefa. Lei era così gasata dall’incarico, anche se in un ministero non proprio entusiasmante (sport, pari opportunità e ggiovani). Poi è arrivato lo scandalo Imu, sbagliando nella dichiarazione a segnalare un garage di sua proprietà. Apriti cielo. Sono sopraggiunti populismo e dimissioni. Mosca bianca, ma ineccepibile dall’inizio alla fine. Sintesi: troppo fair play.

Saccomanni: 6
“SaccoDanni” lo chiamano maliziosamente i suoi detrattori (specie Brunetta, che ne chiedeva le dimissioni un giorno sì e uno pure). Molto tecnico, ma da tempo orbitante intorno alla politica, non mi pare abbia fatto tutti questi danni. Col ministero chiave ci si sarebbe aspettato di più, ma gli manca il mordente, l’appeal: non spacca. Considerando che non ha avuto neanche un anno e l’imperativo di spendere meno, la sufficienza se l’è guadagnata. Sintesi: era meglio farlo viceministro.

Carrozza: 6.5
Lei è una ricercatrice, e i primi tempi fatica ad entrare nei panni del ministro. Comincia con annunci programmatici generici, poi affronta i pasticci sul decreto scuola, bonus maturità sì, anzi forse, anzi no. Poi ingrana. Riesce ad ottenere fondi per l’edilizia scolastica e si appiglia a quel “non toglieremo 1 euro a scuola, cultura e formazione” detto da Letta ogni volta che in Consiglio dei ministri si cercano soldi e gli sguardi si spostano su di lei e sul collega alla cultura. Riesce così ad evitare che agli insegnanti fossero tolti i famosi 150 euro di aumenti. La vicenda l’ha segnata come un brusco ritorno alla (magra) realtà. Sintesi: fermare il mare con le mani.

Delrio: 7
Il ministro che non ti aspetti. Serio, preparato, perfetto nel suo ruolo: un sindaco che ha il ministero degli affari regionali, e finalmente che sappia di che si sta parlando. Efficace nelle ospitate televisive, stimato dai colleghi e molto attento a puntare tutto su pochi ma chiari obiettivi (revisione patto di stabilità, abolizione provincie, più fondi ai comuni virtuosi). Sintesi:vita da mediano.

Quagliariello: 6.5
Da questo governo anche le Riforme Istituzionali hanno bisogno di un ministro. E chi, se non uno che nacque radicale e si scoprì diversamente belusconiano? Ne vengono in mente decine di migliori, ma andava scelto uno del centrodestra per dimostrare come le riforme si facessero anche con l’opposizione. Alla fine il dialogo c’è stato, ma i tempi delle riforme costituzionali non permettono di dare un giudizio totale sulla buona riuscita dei progetti. Sintesi: grandi intese su carta.

Giovannini: 6.5
Ministro del lavoro nel paese senza più lavoro. Ministero ostico. Si potevano fare sfasci, nuove riforme basate sul nulla, o creare altri esodati. Nuove lacrime, nuovo sangue. Invece il ministro aveva preso in mano con calma i dati – ex presidente Istat – e stava provando a fare qualche piccolo cambio di rotta (vedi il Decreto Giovannini sul Lavoro della estate scorsa). Finalmente una buona idea a costo quasi zero: una banca dati nazionale del lavoro dove far incontrare domanda e offerta di posti di lavoro. Sarà silurato, ma sul lungo periodo il suo “lavoro” avrebbe dato i suoi frutti. Sintesi: un diesel in un paese alla canna del gas.

Zanonato: 5
Premessa: il ministero dello sviluppo economico è una farsa. Che senso ha fare un ministero che si occupi di economia e uno del suo sviluppo? Uno fa danni e l’altro li ripara? Risultato? 150 tavoli di crisi aperti per aziende in seria difficoltà. È vero, non è tutta colpa sua, ma la sua soluzione maestra è aprire tavoli e provare a chiudere una trattativa al ribasso, insomma niente di straordinario. Riesce persino a litigare con la collega Serracchiani sull’Elettrolux. Sarà anche efficacie come Sindaco-sceriffo, ma il ministro non è arte sua. Sintesi: salvare il salvabile (ben poco)

Franceschini: 6.5
Dario è diventato saggio, riflessivo e introverso. Si è fatto crescere la barba. L’eterno vice di tutto. Lui la mente delle larghe intese, collante fra i centristi del Pd e quelli del centrodestra. Dialoga che è un amore con Quagliariello e Alfano. Gli va bene così, per ora. Doveva curare i Rapporti col Parlamento, ma sotto sotto ha sempre sognato di occuparsene da Presidente della Camera. Sintesi: grande saggio dei Rapporti col Governo.

Moavero, Orlando, D’Alia, Trigilia, Bray, Lupi: s.v.
Hanno deleghe rispettivamente agli affari europei, ambiente, pubblica amministrazione, coesione territoriale, cultura, trasporti. Qualcuno li ha mai sentiti in questi 10 mesi? Chessoio, una iniziativa, una trovata, un qualcosa di nuovo e di diverso di cui fregiarsi? Zero assoluto. In genere a questi microministri (tutti senza portafoglio) che “scaldano le sedie”, gli si dà un 5.5, o simili, ma in questo caso li liquidiamo con un senza voto: infatti molti di questi (su tutti cultura e ambiente) hanno pochissima “forza politica” per muovesi concretamente. Sintesi: mani legate (alla poltrona).

Vicende imbarazzanti.

Lorenzin: 5.5
Le è stata assegnata la Sanità, pensando che – visto che a decidere tutto sono le ASL regionali e non lo Stato – potesse fare pochi danni. E invece… è inesperta e si vede quasi subito. Carente sul caso Stamina (ci ha messo giorni prima di intervenire in maniera vaga). Non ha fatto sentire la sua voce a sufficienza in molte altre occasioni, ad esempio sul decennale vuoto normativo sul testamento biologico poteva sollecitare il governo per legiferare). Lavoro mediocre. Sintesi: ritenta fra 10 anni.

De Girolamo: 4.5
Altro personaggio-simbolo delle Larghe (Mal)Intese, è Nunzia. All’incarico diceva felicissima di non saperne una mazza di Agricoltura, e che era entusiasta lo stesso della nomina. Da qui abbiamo capito tutto, compreso l’unirsi ad Alfano nel Ncd. Dopo le intercettazioni ambigue sulle assunzioni all’ASL si è prima difesa per qualche giorno per poi dimettersi lamentando il mancato supporto del governo. Sintesi: braccia rubate a Boccia.

Cancellieri: 4,5
Anna Maria nell’alto dei cieli. Doveva diventare Presidente della Repubblica, osannata da destra a sinistra. Invece è passata da un ministero all’altro. Diventa Guardasigilli si ricomincia a parlare per la miliardesima volta della riforma della giustizia. Al solito non se ne fa nulla, la situazione carceraria italiana è indecente e si comincia a preparare il solito indulto svuotacarceri. Per evitare danni economici se ne creano altri immensi di credibilità. Come se non bastasse emergono le intercettazioni sul caso Ligresti. Sintesi: dalle stelle alle stalle.

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