2015. L’anno dei tanti ‘Je suis’ e dei pochi fatti

Per la quarta volta mi metto a romanzare alla fine di un anno i principali eventi che l’hanno preceduta cercando di carpirne lo spirito del tempo. Il 2012, dopo l’avvento dei tecnici, è stato l’anno dello spread e dell’ansia da estratto conto. Nel 2013 Hannah Montana si è messa a leccare martelli e siamo diventati tutti più grandi. Il 2014 è stato l’anno dei selfie: su internet non solo postiamo quello che pensiamo, ma anche l’espressione che assumiamo quando lo pensiamo; lo smartphone ha superato il pc e siamo tutti più mobile. Quest’anno l’Europa ha vissuto il suo 11 settembre, dilatato nel tempo e nello spazio. L’epicentro è stata Parigi, ma lo sciame terroristico ci ha raggiunto fino ai luoghi di vacanze (Tunisia e Sharm el-Sheikh). E poi le morti nel Mediterraneo. Tremilacinquecento in un anno. E la foto del piccolo Aylan, col volto conficcato nelle sabbie di Bodrum, è diventata l’immagine più brutta della storia moderna. Quel giorno abbiamo perso tutti, indipendentemente dalla religione, dalla cultura o provenienza.

Nella nebulosa “sociale”, gli hashtag si sono sprecati: #jesuischarlie #jesuiparis #jesuisbardo #jesuitunis… costrutti digitali – traduzione di formule prosaiche del tipo «Io sto con…», «Siamo tutti…» – da dispiegare quando si è scossi da disgrazie altrui e si vuole esprimere solidarietà. Peccato che alle marce di pace, ai montanti «Je suis» siano seguiti pochi fatti. I leader mondiali, complice un perenne stato di campagna elettorale nelle società moderne, badano poco alla leadership e molto ai consensi. Come combattiamo l’Isis? Cosa facciamo in Siria? E in Libia? E l’Ucraina? I Balcani? Mamma mia, quanti immigrati! Aspetta, parliamo con l’Iran. Anzi no, diciamo qualcosa sul clima. Israeliani, palestinesi, ancora con sta fissa per uno Stato indipendente? Focolaio dopo focolaio, da Obama a Putin, dall’Unione Europea agli Stati membri, chi governa oggi il mondo è del tutto incompetente in Politica estera. Non un singolo major problem è stato risolto. Tempi bui ci attendono.

palmira direttore sito archeologico
Palmira, i miliziani dell’Isis distruggono le rovine e ammazzano l’ex direttore del sito archeologico Khaled Asaad (18 agosto)

Ma andiamo con ordine. Il 2015 è stato senz’altro l’anno di Ignazio Marino. Che uomo! L’unico ad essere riuscito a far incazzare un Papa a ottomila metri di quota. Roma è in disgrazia (lui è l’ultimo ad averne colpa, beninteso). #MafiaCapitale è un fatto così drammatico quanto cinematografico, diventato per certi versi cool, tanto che SkyTG24 lo pubblicizza con musiche da aperol-time. E il pontefice indignato: «Io non l’ho invitato, va bene?!?».

Matteo Renzi, tra una Buona scuola e un Jobs act, scongela la Dc e fa eleggere Sergio Mattarella Presidente. Intanto l’inefficienza pubblica dilaga. A San Remo non lavora il 72% dei dipendenti comunali; 35 gli arresti; manco Pippo Baudo arrampicato sugli spalti dell’Ariston potrà risollevare gli animi. La corruzione si fa strada, o meglio, fa le strade. Dieci gli arrestati dopo un’indagine nel settore Infrastrutture tra cui dirigenti e funzionari dell’Anas. E intanto un viadotto nuovo di pacca crolla vicino a Palermo.

Carrozza e cavalli, funerali stile Padrino per boss a Roma
Funerale di Vittorio Casamonica con elicottero, carrozza e musiche del “Padrino”. Polemiche sulle autorizzazioni. (20 agosto)

Ma il 2015 è stato anche l’anno del successo di Expo con cui Milano è diventata la capitale morale del Paese. Nonostante i lavori in extremis, gli indagati e gli hamburger di McDonald’s, #Expo2015 ha portato a Rho più persone di quante pronosticate (21 milioni) e rimarrà nella memoria per lo spettacolo di luci dell’Albero della Vita, la rete del Brasile e la fila al Padiglione del Giappone. Il quesito esistenziale dell’anno? «Ma perché non siamo venuti a giugno?», detto da chi ha aspettato ottobre per andarci.

Mentre Messina è senz’acqua per diversi giorni, dal Vaticano fuoriescono documenti segreti. Il #Vatileaks ha messo a processo persino due giornalisti e la libertà di espressione. (Mi scusi, per la Sacra Inquisizione, di qua?). E a proposito di tribunali, Alberto Stasi è una volta per tutte colpevole, punto (un punto lungo otto anni). Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono innocenti, altro punto (altri otto anni). Ma la giustizia non riesce a raggiungere i diritti civili in Italia. Se ad inizio anno ci “consolavamo” dicendo, «Dai, non siamo gli ultimi a non riconoscere gli stessi diritti alle coppie omosessuali, ci sono ancora Grecia e Stato islamico», ebbene, con un colpo di scena di fine anno, anche la sprofondante patria del virile Spartaco ha trovato il tempo per riconoscere le unioni gay. Riuscirà Al-Baghdadi a diventare arcobaleno prima di noi?

Zuckerberg facebook child daughter
Mark Zuckerberg perde la testa per la figlia appena nata e decide di donare il 99% delle azioni di Facebook con le quale potrebbe comprarsi la Slovenia (1 dicembre)

Lo sport fa schifo. Quest’anno tanti sportivi, a tutti i livelli, sono stati pescati con le mani nella marmellata. Da sconosciuti dell’atletica leggera a ministri dello Sport, da squadre di calcio parrocchiali con partite truccate ai vertici della Fifa. Pur di garantirsi il posto o la scommessa, lo spirito agonistico è finito nel cesso, o in una siringa. L’unico modo per viverlo? Spegnere la TV e andare a fare una corsa nel parco. E per fortuna che ci sono le donne. Flavia Pennetta e Roberta Vinci sono il meglio dell’export italiano. Tenacia, onestà e simpatia è il mix #VinciPennetta.

E a proposito di donne, Samantha Cristoforetti è tornata coi piedi per terra. E per fortuna! La ragazza si stava montando la testa, a dire di quanti credono che le donne debbano stare solo dietro ai fornelli e non perseguire carriere professionali senza figliare. Ad oggi, al riguardo, è uscito allo scoperto dal Pleistocene soltanto un giornalista del Foglio, che probabilmente invece che sul tablet scrive ancora su tavolette di cera seduto a gambe incrociate. Emozioni dallo spazio anche grazie a Plutone, la cui superficie è stata fotografata per la prima volta da una distanza molto ravvicinata. Il 14 luglio il web, nel postarlo, è impazzito che neanche i parigini di fronte alla Bastiglia 226 anni prima.

birmania elezione fine dittatura
Buone notizie dalla Birmania. Cessa la dittatura, il popolo vota il premio Nobel per la Pace Aung San Su-Kyi (8 novembre)

I populisti continuano a crescere. Il Front National di Marine Le Pen fa man bassa di voti al primo turno delle regionali francesi, salvo rimanere a bocca asciutta nel secondo. Ma destre e sinistre moderate hanno poco da festeggiare. Se non trovano presto credibilità nell’elettorato, faranno la fine dei loro antenati del secolo scorso, fagocitati da chi tra le due guerre sapeva parlare alle pance dei popoli affranti.

Non è bastato lo storico disgelo tra americani e cubani. Tra Russia e Stati Uniti la guerra fredda non è mai finita. E i due paesi devono per giunta convivere con ombre interne. Il primo ha insabbiato le indagini sull’uccisione del principale oppositore di Putin; il secondo continua a contare le vittime di pistoleri squilibrati all’uscita delle scuole. Intanto l’Italia (e tutta l’Europa Occidentale) è circondata da conflitti. A sud, il Nord Africa delle primavere arabe non trova pace. A sud-est, il Medio Oriente è sempre più incasinato, con popoli dagli stessi nemici che si bombardano a vicenda. Siriani di regime contro siriani ribelli; ribelli contro Isis; russi contro Isis e ribelli; Isis contro tutti. E ancora: sciiti contro sunniti; sauditi contro houiti; israeliani contro palestinesi. E per stringere il cerchio: Erdogan contro Putin; Balcani contro immigrati; ucraini filoeuropei contro ucraini filorussi. E la vicina e neutrale Svizzera che ci ricorda quanto sia bello fottersene un cazzo di tutti e passare il tempo a contare denari.

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Un aereo Germanwings precipita in Provenza per colpa del copilota suicida (24 marzo)

Greta e Vanessa – le giovani volontarie sequestrate in Siria – tornano a casa, e l’unica preoccupazione del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri è «Sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!». Zayn Malik, come un John Lennon col risvoltino, abbandona gli One Direction; grida e lamenti su Twitter; 13enni amareggiate in cerca della Yoko Ono dei poveri. Ogni punto fermo delle nostre inutili vite è infine crollato con la scoperta che Bill Cosby è stato uno stupratore seriale di decine di ragazzine che ha narcotizzato prima di violentare. (Avete presente cosa si prova a beccare Babbo Natale farsi un folletto?). Ma la domanda che ha mandando in tilt i quozienti intellettivi – e le retine – di mezzo mondo è stata: «Ragazzi, questo vestito è bianco e oro o nero e blu?». Merito di #TheDress (che, ribadiamolo, è nero e blu, perdio!) ha fatto tornare di moda le righe che credevamo archiviate con gli Anni dieci. Nel 2015 è tornato Star Wars, e la Forza ha di sicuro assistito la campagna pubblicitaria: si è capito dove sono stati investiti tutti i soldi della banche elleniche… e #Grexit fu. Ma dai cieli la minaccia vera è lo smog accentuato da un inverno mite e senza perturbazioni, dopo un’estate dal caldo record. I grandi della terra si sono riuniti per parlare di contenimento dell’effetto serra ma, ancora una volta, si è detto tanto sui buoni propositi per il futuro e poco di cosa fare nel presente.

Un anno di chiacchiere, di immigrati e di morti. L’anno in cui se ne sono andati anche Pino Daniele, Anita Ekberg, B. B. King, Michele Ferrero, Christopher Lee, Pietro Ingrao, Licio Gelli. E Moira Orfei. La quale ci ricorda che forse il circo e le illusioni trovano posto sempre più spesso fuori dai tendoni.

Adele hello single record
Adele esce con il singolo “Hello” rompendo diversi record di vendite e visualizzazioni (23 ottobre)
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Occhio che la Merkel limona duro!

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La Germania annienta il Portogallo 4-0. E Angela gode.

La Merkel in versione orgasmo che schizza sulla poltrona dell’Arena Fonte Nova tutta esultante per un gol della Germania contro il Portogallo – come se ci fosse stato un Balotelli arrapato seduto sotto – è la foto più bella di questo Mondiale. Che dico?, della storia politica. Napoleone dopo la vittoria di Austerlitz o Giulio Cesare mentre attraversava il Rubicone in armi devono essere parsi nettamente più sobri ai loro contemporanei.
A quel caschetto biondo esultante mancavano solo birrozzo e hot dog in mano e gara di rutti negli spogliatoi alla fine e l’esorcismo era al completo. La Merkel ha finalmente dimostrato ciò che è veramente: un’amabile crucca!

Da quella giacca rossa rigorosa che pareva disegnata dalla Bce è uscito fuori Hulk. Durante la gara ha persino inforcato gli occhiali per non perdersi nemmeno una sculettata della sua squadra anti-spread: nemmeno per revisionare i conti dell’Italia ha sentito il bisogno di indossare tante diottrie. E poi vogliamo parlare delle spalline teutoniche, anch’esse schizzate in aria, che hanno trasformato la Cancelliera in un cancello?merkel 3

I Mondiali fanno questo. Il più grande evento sportivo del mondo fa sfogliare la Gazzetta dello Sport anche a chi, come me, la userebbe solo per incartarci il pesce. Fossi in Renzi sarei andato a parlarle dell’abbattimento del muro del 3% del rapporto deficit/pil subito dopo la partita; la signora era talmente galvanizzata che oltre a un ja gli avrebbe anche schiaffato la lingua in gola. Vai così, Angelùn!

#enricostaisereno un paio di palle

Ce l'ha fatta. Il rottamatore si è auto-incoronato Premier.
Ce l’ha fatta. Il rottamatore si è auto-incoronato Premier.

Non so più come spiegare ai miei amici stranieri cosa sta succedendo in Italia. Renzi si è preso la poltrona di Primo Ministro con un contropiede last-minute senza passare per le elezioni. Mi domandano se sia democratico. Tecnicamente sì, rispondo io. Eppure parliamo di Renzi, il rottamatore della vecchia politica di palazzo, quello dell’un fondo schiena/una poltrona. Sembrano lontani ed incredibilmente più semplici i tempi in cui dovevo spiegare a chi stava oltreoceano perché il nostro parlamento si sia trovato a votare sull’età di Ruby Rubacuori… Ah, benedetta giovinezza! Com’era facile commentare le barzellette sugli ebrei, “meglio le belle ragazze che essere gay”, o l’Angelona-culona. Era quasi divertente.

Come si fa a spiegare oggi all’estero che abbiamo il terzo Premier consecutivo (in soli 2 anni!) non eletto dal popolo – o meglio, senza essere stato indicato dal popolo al Capo dello Stato tramite elezioni politiche? Nel caso dei tecnici sembrava la strada migliore in un momento di crisi acuta della credibilità (e identità) della classe politica. Nel caso di Letta non c’era altro da fare visto che dalle elezioni era venuto fuori un nulla-di-fatto. Ma a sto giro che gli racconto? Questo è il quarto Premier italiano dell’attuale legislatura Ue che i colleghi europei si trovano seduto di fronte. Berlusconi-Monti-Letta-Renzi. C’è più dinamismo sulla poltrona italiana al Consiglio europeo che in una puntata di Lost.

Mi domandano come sia possibile che un italiano si svegli la mattina decidendo di voler diventare Primo Ministro e in 24 ore CI DIVENTI DAVVERO (consultazioni a parte). Renzi dice: mi hanno votato 3 milioni di elettori alle primarie. A parte il fatto che erano 2 milioni (e a parte il fatto che sono molti di meno dei 9 che hanno votato centrosinistra alle politiche), è sufficiente l’investitura delle primarie per auto-incoronarsi Primo Ministro? Berlusconi ha preso 8 milioni di voti, eppure se ne sta buono buono più mansueto di Dudù. E poi: non è consuetudine che un governo cada in seguito alla sfiducia del parlamento? Non deve spiegare di fronte al parlamento, ovvero di fronte agli italiani, le ragioni della sua crisi? A quanto pare basta una direzione di Pd in streaming e il gioco è fatto.

Il sindaco ha imparato bene da Berlusconi quanto sia corta la memoria degli italiani e il piacere di dire una cosa la mattina e di smentirla la sera stessa. Solo il 17 gennaio twittava #enticostaisereno non voglio prendere il tuo posto… Non solo: il governo Letta doveva avere una scadenza di circa 2 anni; Renzi, invece, vuole la poltrona (senza elezioni) fino al 2018 con la scusa delle riforme istituzionali. Dice che salendo al potere vuole uscire dal caos delle elezioni dell’anno scorso, ma dallo stallo – io penso – si esce soltanto appassionando la gente alla politica, risolvendo problemi concreti, non con l’ennesima manovra di palazzo che fa sembrare la casta sempre più casta. Il Pd, e i Ds prima, non stanno facendo altro da anni che scaricare sugli italiani il peso delle loro diatribe interne, del feudalesimo, senza mai portare a casa una legislatura ultimata. Continuano sadicamente a giocare a chi si leva per primo la sedia da sotto al culo al finire della musica. Almeno qualcuno si diverte.

Sarà solo la storia a decretare se Renzi si è comportato da ambizioso e spregiudicato carrierista o da appassionato statista con a cuore solo il benessere del paese. Come farà a governare con Alfano che lo odia e Vendola che non ha i numeri per sostituirlo resta un mistero. Prego soltanto che cessino le manovre di palazzo e si torni a parlare di economia, innovazione e di giovani. Comunque vada a finire, italiani, sappiate che questa è davvero l’ultima carta che ci giochiamo. E il modo opaco in cui è stata tirata fuori mi fa di non poco storcere il naso.

E quel “faccione” di Renzi se la ride

di battisti chi - renzi
“Di Battista chi?”

Il grillino Di Battista alle Invasioni barbariche dalla Bignardi è convintissimo: «E facciamocela questa domanda. Mi chiede se potrei essere il prossimo presidente del Consiglio? Certo!». Al che la conduttrice gli offre su un vassoio d’argento l’occasione (che mai più riavrà altrettanto facilmente) di dimostrare, senza contraddittorio (!), di essere meglio del più quotato di tutti: Renzi.
E cosa afferma il buon Di Battista per convincere l’elettorato di La7? «Renzi ha un faccione falso. Io credo negli occhi delle persone
»…………….Sicché la reazione mi sorge spontanea: ma fa l’oculista?

Ma che argomentazione è? Che statista!, anzi, che catechista!

É un gran peccato vedere un giovane – che si crede meglio dei vecchi – con tanto fervore e voglia di fare, tutto convogliato nello sterile bidone dell’insulto, della fregnaccia da bar. Aveva l’occasione d’oro di affossare Renzi su qualsiasi punto della sua linea politica – il piano lavoro, i diritti, la visione dell’economia, il premio di maggioranza… qualsiasi cosa. E invece non ha resistito al richiamo della pancia. Servendo un assist a quel «faccione» di Renzi che ora se la ride.

E se fra i due litiganti, Civati gode?

E se fra i due litiganti, Civati gode
Primarie Pd. Si sa che vince Renzi. Però questo Civati…

 

Cuperlo. La croce per gli uomini di sinistra con la erre moscia è che sembrano sempre lontani dalla realtà. Cuperlo il post-comunista uscito dal Dams. Ha studiato comunicazione di massa, ma non si direbbe. Come direbbero i giudici di X-Factor, “non arriva”. Suscita emozioni quanto una melanzana sotto sale in fase di afflosciamento. La sua resa al confronto su Sky è stata quella di una parmigiana: condiva le risposte con un po’ di tutto e ne è risultato qualcosa di pesante. Non a caso piace agli anziani, ovvero a quelli che si accontentano o si confondono coi giri di parole. Cuperlo è anonimo e scontato. Però sarebbe il più rispettato all’interno di un Pd dalle mille voci e, di questi tempi, col montare delle dispute interne e con il centrodestra in fase di frazionamento, il Pd ha bisogno di tutto fuorché di spaccarsi. Cuperlo e Renzi: perché non hanno pensato ad un patto in stile Forlani-Andreotti, il primo alla segreteria, il secondo a governare?

Renzi. Come ogni persona che ha mediaticamente successo, l’hanno definito in tutti i modi: il Berlusconi della sinistra; il rottamatore; l’anti-D’Alema; il comunicatore; il nientalista. Lui, che ambisce soprattutto a diventare il “sindaco d’Italia” – parole sue -, sembra avere la vittoria in tasca, tant’è che il sottotitolo di queste primarie è: “Tanto si sa, vince Renzi”. Si sa anche che il primo cittadino passa il tempo a fregarsi le mani pensando alla presidenza del Consiglio. L’hanno accusato di usare la segreteria del Pd come un traghetto per Palazzo Chigi. Basta guardarlo da Vespa o da Fazio: è lì che scalpita all’idea di diventare Primo ministro. Forse, più che mosso da un’ispirata visione da statista, è ansioso di fare una pernacchia in faccia alle vecchie leve. E poi ci tiene a stabile un record di giovinezza. Dopotutto lui è un “ragazzo” di soli 38 anni – sempre parole sue. Di sicuro è l’unico trascinatore di folle della sinistra, quello che ha sempre la battuta pronta in 140 caratteri: è il saputello dell’oratorio. La domanda è, sarà davvero in grado di cambiare il Pd dall’interno, dove i più lo denigrano, e trasformarsi, quindi, in uomo-di-sistema? Non rischierà di perdere l’appeal del ribelle-scapestrato o del disturbatore-fuori-campo una volta indossata la casacca dell’uomo-di-palazzo?

Civati. Il più rock dei tre. È un crocevia tra Renzi e Cuperlo: un piede nella modernità e uno nel partito; e forse questa è la sua carta vincente. Peccato lo conoscano in pochi. Negli ultimi giorni è esploso sul web al grido, anzi, al cinguettio di #civoti, dimostrando di avere oltre alla faccia da peluche spelacchiato (che, sfortuna sua, si chiama persino Pippo), un recondito carisma con punte di humor inglese. Peccato che l’abbia scoperto tardi e che non abbia fatto in tempo a farsi conoscere dal pubblico, pardon, dagli elettori. Certo, non è stato aiutato dai media che fanno a gare per strappare a Renzi una battuta virale. Vada come vada, ha fatto bene a candidarsi: si è fatto pubblicità per il futuro. Per lui non prevedo uno sprofondare nell’oblio Tabacciano o Puppattiano, i quali con le primarie non hanno dimostrato nulla di più di quanto non si sapesse prima, ovvero il vuoto. Civati, dal canto suo, ha fatto un importante step di carriera: nascosta da qualche parte, anche lui ha una voce autorevole. C’è da dire, poi, che se nessuno raggiunge il 51%, la scelta del segretario passa in mano all’assemblea nazionale del Pd. Facendo due conti, Civati piace ai giovani e, nel partito, piace più di Renzi. Per cui, se alle primarie andassero a votare tanti giovani, considerando che Cuperlo a questi non piace e che Renzi disgusta il partito, chissà, magari tra i due litiganti…