La gente ha sete di cultura, come dimostra l’inaugurazione del Teatro Galli

inaugurazione teatro galli rimini

Di cultura si mangia e la gente è affamata. Viviamo in tempi in cui imperversa l’ignoranza, intesa come non conoscenza di ciò che ci circonda e scarsa capacità di interpretare i fatti. Siamo l’ultimo tra i paesi industrializzati nella classifica dell’Ocse che analizza la capacità delle persone di comprendere un testo. Il tasso di lettura di libri e giornali degli italiani è bassissimo rispetto a quello di altri paesi avanzati. Una regressione che porta sempre più gente e lasciarsi propinare qualsiasi teoria suggestiva da parte del bravo comunicatore di turno. Anche se quel comunicatore ha come fine ultimo il creare disordine, il diffondere la paura dell’altro per rendere l’opinione pubblica dipendente dalle proprie ricette: da se stesso.

Sono convinto del fatto che molta gente sia consapevole delle proprie lacune e che si dispiaccia di sapere così poche cose. Abbiamo le prove del fatto che se alla gente viene data l’occasione di informarsi e di imparare in maniera accessibile, comincia di corsa ad apparecchiare la tavola per sfamarsi al banchetto della conoscenza. Lo dimostrano i dati di ascolto stratosferici di un programma divulgativo come “Ulisse – il piacere della scoperta” di Alberto Angela. Ne è stata una prova domenica 28 ottobre la riapertura, dopo 75 anni di attesa, del Teatro Galli di Rimini. Quella sera la gente comune ha assistito in un clima di festa alla riconquista di questo polo culturale.

In questo video vi ripropongo la diretta che ho fatto per Teleromagna pochi istanti prima dell’inaugurazione del teatro. Poi la mia intervista alla mezzosoprano Cecilia Bartoli e ad alcune persone presenti in sala.

Annunci

Sapete cosa avviene in mezzo ad un gay pride?

Che cosa avviene all’interno di un pride LGBT? Per il terzo anno consecutivo ho documentato il Rimini Summer Pride attraverso riprese ed interviste ai partecipanti. In questa edizione 2018 mi sono concentrato soprattutto sui genitori di omosessuali e sui messaggi che invierebbero a quanti faticano ad accettare l’orientamento sessuale dei propri figli. Consiglio la visione di questo reportage soprattutto a chi a un pride non c’è mai stato e non ci si è mai imbattuto neanche per sbaglio e si domanda cosa avvenga al suo interno. Cosa fa la gente? Come ci si veste? Che tipo di persone vi partecipano?

Molti hanno in mente i gay pride di 20 anni fa quando il mondo era diverso, più chiuso, c’erano meno diritti e ad esporsi erano i membri della comunità LGBT più coraggiosi ed esibizionisti che per attirare l’attenzione e dire “esistiamo anche noi” utilizzavano forme estremamente colorate. Quella volta, sì, carnevalesche con una profusione di perizoma, tacchi a spillo e fruste. Oggi i pride, se non fosse per le bandiere arcobaleno e un paio di drag-queen ogni mille partecipanti, sembrano delle marce studentesche qualunque accompagnate da musica e balli. E vi partecipano sempre di più le famiglie, etero e omo, con bambini al seguito, oltre ai genitori degli omosessuali stessi.

La peculiarità del Rimini Summer Pride, rispetto ai pride di altre città, è che qui il corteo si svolge sul lungomare di una capitale del turismo all’orario in cui le persone escono dalla spiaggia. Per cui tanti turisti e riminesi, un po’ perché bloccati della folla, un po’ perché incuriositi dallo spettacolo e dalla musica, si fermano a guardare. C’è chi si lascia coinvolgere ballando e facendo story su Instagram (tanto è sabato, dove vuoi andare?) e c’è chi invece rimane impietrito e diffidente, e per lo meno ha visto in prima persona di che cosa si tratta.

Il primo video è il reportage che raccoglie varie immagini del corteo. Nel secondo ci sono le interviste ai partecipanti.

I criticoni delle cartoline di Cattelan

cartoline maurizio cattelanSorrido perché mi chiedo quante mostre di arte contemporanea abbiano visto quelli che, criticando le cartoline della serie Saluti da Rimini dell’artista Maurizio Cattelan, dicono “questa non è arte, l’arte è un’altra cosa”. Sorrido perché intanto l’arte contemporanea se la ride sardonicamente di fronte a tanta indignazione, dato che il suo scopo è proprio quello di non dare risposte ma generare quesiti, essere inaspettata e irriverente. Sorrido perché quelli che si lamentano delle cartoline di Cattelan ne sono stati probabilmente protagonisti in una fase della loro vita, tra esibizione di virilità e coperte di lattine di birra (e la coda di paglia, si sa, ce l’hanno in tanti). Sorrido perché coloro che dicono “questa non è Rimini” hanno contribuito a costruirne il preciso mito della Rimini vitellona, luogo per l’eros e la superficialità, negli anni 70, 80 e 90, e c’è poco da lamentarsi se nei visitatori di oggi è rimasta ancora questa percezione. Volete una Rimini diversa e riconosciuta per la sua potenza culturale, paesaggistica, enogastronomica e imprenditoriale? Datevi da fare esattamente come vi siete impegnati a flirtare con le tedesche e le polacche, e non aspettate che cali sempre tutto dall’alto. Chi si indigna lo fa perché si riconosce in queste cartoline ma non ha il coraggio di ammetterlo.

saluti rimini maurizio cattelan patatine fritte

A Rimini c’è la mafia

La Riviera romagnola ha i giusti anticorpi per difendersi dalla mafia. Non ci risultano infiltrazioni mafiose. Non ci risultano movimenti di denaro sospetti.

Queste, negli anni, le affermazioni di amministratori locali, regionali e professionisti: immani stronzate! Le mafie a Rimini ci sono: lo dimostrano le tante inchieste giudiziarie che hanno portato alla confisca di appartamenti e locali, i traffici svelati per il riciclo di denaro, la vicinanza con un paradiso fiscale oscuro che non collabora con l’Italia (San Marino), i tanti passaggi di proprietà di alberghi…

Il mio ultimo reportage racconta la percezione che ha il territorio riminese della mafia, dai commercialisti alla gente comune. Dimostra perché questa provincia rappresenta un terreno fertile per i clan mafiosi. L’unico modo per debellare il cancro della criminalità organizzata è non vergognarsi di averla, parlarne, agire. Condividete e commentate!

Rimini come Central Park?

Central park
La proposta. Innovazione digitale al servizio del turismo

Central Park non è solo un vassoio verde innestato nella selva cementizia di Manhattan, ma un enorme set cinematografico a cielo aperto. I newyorkesi, non contenti delle 50 milioni di scarpe che ogni anno ne calpestano erba, sentieri, ponti e viali, si sono inventati uno stratagemma tecnologico e simpatico (dai, diciamo pure cool) per attrarre nuovi ospiti. In particolare per schiodare dalla poltrona i giovani assuefatti dallo streaming e dai social network, dando loro la possibilità di sfogare la dipendenza digitale all’aria aperta. Come? I 3 virgola 4 milioni di metri quadrati di parco sono stati cosparsi di codici QR laddove sono state girate scene di film e telefilm di culto. Fotografando la targhetta quadrettata con uno smartphone o un tablet si accede a un contenuto interattivo, in modo da poter guardare sul proprio dispositivo la scena girata nel preciso luogo in cui ci si trova. Turiste che si fotografano come svampite uscite da Sex and the city, signori che imitano Dustin Hoffman mentre insegna al bambino di Kramer contro Kramer ad andare in bicicletta… Uno scatto, un “condividi” e la foto è in rete. Non solo, i codici QR rimandano anche a confronti fotografici con l’800 o spiegazioni documentaristiche sulla natura del luogo. Il progetto “The world park” dà, perciò, una voce digitale a un parco così tanto impastato nell’immaginario collettivo.

Perché non fare lo stesso a Rimini? Come si legge sul blog di rivieraromagnola.net ci sono tanti film con personaggi di spicco girati in riviera. Pellicole anche meno note dei più classici Amarcord, I vitelloni, Rimini Rimini, Da zero a dieci. Il rapporto tra la città di mare e l’industria della cinepresa è indissolubile, come avviene per ogni oasi del sogno e della spensieratezza dove è possibile staccarsi dal quotidiano, come fluttuando 10 centimetri da terra. Si vede nel post “Oltre Fellini c’è di più!” un Alain Delon d’annata passeggiare sul molo di Rimini verso il Rockisland ne La prima notte di quiete, o un Bruce Willis ancora capelluto che si aggira nella rocca di San Leo in Hudson Hawk. Perché, dunque, non mandare a caccia di scene cinematografiche con i loro telefonini anche i turisti piada-e-squacquerone quanto quelli shopping-e-grattacieli? Non si potrà mica campare per sempre di soli braccioli, palette e secchielli.