Sinti, la guerra degli ultimi contro i penultimi

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A volte viaggiando in periferia si incrociano dei piccoli appezzamenti di terra cinti da alti arbusti. In alcuni casi si riesce ad intravedere dietro al fogliamo una roulotte, talvolta sostituita da una casetta mobile di legno. Sono le abitazioni dei sinti, un popolo originariamente nomade e legato al mestiere del giostraio e del circense. Nel tempo queste persone si sono stabilizzate in un luogo e hanno cominciato a svolgere mestieri diversi, dall’elettricista all’addetto alle pulizie. A loro in passato è stato chiesto di andare a vivere nei campi nomadi, quelli che presto, ovunque, si sono trasformati in favela insalubri e invivibili. C’è chi ha acconsentito e chi ostinatamente si è comprato un proprio pezzo di terra dove vi ha installato un rifugio su ruote. Da un po’ di anni queste abitazioni sono però considerate abusi edilizi, come le villette sulle scogliere o i locali rimediati chiudendo delle tettoie.

In Emilia-Romagna dal 2015 esiste una legge per l’inclusione sociale di rom e sinti che permette di regolarizzare tali aree. Il Comune di Rimini, guidato dal PD, ha proceduto con la contestazione degli abusi edilizi sulle parcelle delle famiglie sinte. Nel contempo, tra mille proteste, è impegnato nella realizzazione di altre parcelle, dette microaree, in cui insediare gli attuali residenti del campo nomadi di via Islanda, perché “quella è la situazione più degradata e grave. Non c’entrano nulla le altre situazione”, afferma l’amministrazione comunale.

manifestazioni abusi edilizi

“Il vicesindaco ha detto di voler disobbedire al decreto Salvini per aiutare i migranti, ma con tranquillità lascia che dei cittadini riminesi, tra cui tanti minori, finiscano per strada”, contrattaccano i sinti di Rimini. Va in scena un altro capitolo della guerra tra gli ultimi e i penultimi, a cui si aggiungono i terzultimi. I cittadini riminesi non-nomadi se la prendono con i nomadi perché non vogliono che questi siano privilegiati. I nomadi a loro volta se la prendono con gli immigrati perché questi ultimi verrebbero trattati meglio di loro. Tutti a chiedere uguaglianza e un equo trattamento. La politica schizofrenica intanto sta in bilico tra il perseguire i propri ideali e la ricerca del consenso. Il mondo sta giocando una partita dove non vincerà nessuno. Dove brinderà soltanto chi sarà riuscito a trarre profitto da questa zuffa. Ma che vittoria potrà mai essere quella fatta sulle spalle della povera gente, degli ultimi, dei penultimi e dei terzultimi?

Ho raccolto le voci dei sinti riminesi, che trovate in questo servizio, in un freddo pomeriggio di dicembre. Ad avermi colpito, la dignità di questa gente, molto spesso confusa con individui, sempre di etnia nomade, che si sono contraddistinti per i furtarelli e la sporcizia. La loro storia dimostra che il lavoro, la scuola e la battaglia contro i pregiudizi garantiscono l’integrazione.

 

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