Morti che corrono

morti che corrono
Sic day. Quando commemorare una morte porta altra morte

Mi domando: ma non sarebbe meglio celebrare il SicDay (la giornata in memoria del pilota Simoncelli) con una giornata sulla guida sicura e sulla prevenzione dagli incidenti in moto, invece che cercando di imitare le dinamiche della sua morte? Basta guardare com’è andata ieri a Latina. Certe cose non le capirò mai: è come se si cercasse di ricordare Maria Antonietta facendo collaudi di ghigliottine, o Socrate organizzando assaggi di cicuta… Si dirà: “Ma quella era la passione di Sic, è giusto ricordarlo così”. Resta il fatto che non era esattamente una passione come un’alta; non collezionava francobolli, né andava in giro in bicicletta. Si fiondava contro il vento a 200 km orari seduto su di una potenziale bomba, che tra l’altro provoca ogni anno sulle strade migliaia di vittime – soprattutto tra i giovanissimi – a differenze del nuoto o del salto in lungo.

Suonerò pure come la vecchia zia rompiballe secondo la quale il motociclismo non è uno sport come un altro, ma è soprattutto pericoloso, però la vittima di ieri era totalmente evitabile! Mi domando se l’anno prossimo dovremo festeggiare un SicRomboniDay di nuovo in pista in attesa del terzo “eroe”, e della terza giornata di sgomento, di nuovo, totalmente evitabile.

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I disoccupati contro Priebke


PriebkeNon credo che la strada per un’educazione alla memoria sia tirare calci e pugni ad un carro funebre, nemmeno se è quello dell’ex boia nazista Priebke. Personalmente ho trovato il gesto di cattivo gusto, seppure si tratti di un individuo che ha commesso azioni oltremodo orrende. Lo stesso cadavere di Mussolini appeso ad una trave, martoriato, come se fosse un trofeo di guerra alla cui faccia esultare, e le cosce scoperte e derise della sua compagna, anche questo l’ho sempre trovato di cattivo gusto. La pena di morte stessa è, per usare un eufemismo, di cattivo gusto. Apro parentesi, come posso dimostrare di essere più maturo di te se ti punisco commettendo il tuo stesso reato?, chiudo parentesi.


Penso inoltre che l’80 per cento dei manifestanti di oggi (e sono generoso) nemmeno sapesse chi fosse Priebke fino a una settimana fa. Credo anche che forse nessuno di loro abbia avuto parenti tra le vittime delle Ardeatine o sia stato partigiano. “È una questione di principio”, direte voi, “quel carro andava fermato”. Benissimo. E il principio quale sarebbe? Sfoggiare ogni volta che qualcosa non piace calci, pugni, sputa e urla come terapia di tutti i mali? Una ordinata manifestazione in memoria delle vittime di guerra non sarebbe stata più dignitosa? Ho trovato l’incidente di oggi un pretesto per molti di dare aria alle proprie frustrazioni sociali – come avviene fuori dagli stadi – perché magari disoccupati, smarriti o inascoltati. Siamo un paese dove è molto più facile lamentarsi che sfilare per pretendere diritti.
Ps – Non sto nemmeno a commentare la presenza della controparte, i neofascisti. La sola loro esistenza è deprecabile. Oggi avrebbero fatto tutti meglio a starsene a casa a leggere l’ultimo rapporto OCSE sull’istruzione in Italia, o ad andare in giro a distribuire curricula e lasciare la salma di un criminale ultra novantenne consumare gli ultimi metri che gli restavano prima di finire nell’oblio.

2012, l’anno dello spread

anni duemila

2001, le Torri Gemelle. 2002, l’Euro. 2003, l’Iraq. 2004, lo tsunami. 2005, Wojtyla. 2006, la Coppa del mondo. 2007, Nassirya. 2008, la crisi. 2009, l’Abruzzo. 2010, Eyjafjallajökull. 2011, il 150°.

Gli anni 00 del Terzo millennio cominciano con gli attacchi all’Occidente. Torri che si sciolgono come burro. L’invasione del deserto. Poi le prime ritirate, e l’entrata in azione dei disastri ambientali. Tsunami. Katrina. Il vulcano che-non-deve-essere-nominato. I terremoti di Haiti e dell’Aquila. (Circa mezzo milione i morti). I media che intessono romanzi noir con gli omicidi tra vicini e familiari. Novi Ligure il primo set. Poi Cogne, Gravina, Erba, Garlasco, Perugia, Avetrana, Brembate di Sopra. Cittadine spesso sconosciute. Muoiono il capo della Chiesa, il leader dei palestinesi e il Re del Pop. Il cinema risucchia chiunque con ‘Il Signore degli Anelli’, ‘Harry Potter’ e ‘Avatar’. Una nostra macchina fotografica raggiunge Marte. iPod e iPhone segnano apogeo e fine di Steve Jobs. Wikipedia, coi suoi 17 milioni di articoli, è l’enciclopedia più ‘pesante’ al mondo da mettere su una mensola.

In India i cellulari sono passati da 2 a 545 milioni. In Cina gli utenti di internet da 22 a 420 milioni. Facebook connette attualmente 1 miliardo di ‘amici’. Si inviano 155milioni di tweet al giorno e 190mila SMS al secondo. L’Europa si è allargata a 27 e la Grecia, che ha coniato il termine Euro, va in bancarotta. A est una nuova potenza economica comincia a vagire, proprio mentre a ovest l’impero del Dollaro, che perisce a colpi di mutui, elegge un Presidente il cui incarnato non permetteva ai suoi simili, 50 anni prima, di sedersi ai ristoranti coi bianchi. L’Italia vede alternarsi 5 governi, di cui solo il Berlusconi-2 dura 5 anni… prima e dopo i fallimenti dei Berlusconi 1 e 3. (A quanto pare il prototipo del ’94 necessitava dell’intervento dei ‘tecnici’). Il più alto edificio al mondo misura 828 metri, doppiando il secondo. Di questo passo, si potranno visitare i defunti direttamente con l’ascensore.

2012, l’anno dello spread. A quanto pare, nell’anno della fine del mondo, i Maya non avevano predetto che tutto sarebbe dipeso da quanto saremmo stati bravi in confronto ai tedeschi.

Licenziata perché bella. Violentata perché provoca

un mondo di uomini

Mi chiede perché le donne vengano violentate e uccise? Andiamo, guardi quanto sono aggressive con quegli abiti succinti!” Questo è il riassunto della medievale opinione di don Piero Corsi, che ha dato persino del “frocio” ad un suo intervistatore, il quale non dimostrava abbastanza enfasi nel sentirsi attratto dagli abiti succinti del gentil sesso. Ma i preti non erano quelli casti e privi d’impulsi? Insomma donne, se non indossate la tunica da suora o il velo da vedova a lutto, non stupitevi se vi ritrovate accantonate in un vicolo oscuro o, peggio ancora, sgozzate dopo l’abuso. La prossima volta, prima di fare shopping, pensateci due volte ed optate per un jeans largo a vita alta. Forse don Corsi non sa che la maggior parte delle violenze sulle donne avviene in casa. Dunque mentre indossano più probabilmente il pigiama o il grembiule da cucina. Che sia il parroco stesso, oltre che male informato, represso? Denunciare la “violenza del modo di vestire provocante delle donne” non è ammettere di essere attratti violentemente da esse? Forse l’avranno frustrato gli anni passati ad imboccare le nonnine di Lerici con l’ostia. Il passaggio però più lugubre è: “Le donne cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti”. Fossi nei panni della perpetua che ogni giorno gli rassetta casa e gli prepara da mangiare (a spese della Chiesa) lo abbandonerei a se stesso per vedere chi è quello indipendente.

 Un’altra storia che pare venire da Macholandia ha come protagonista una donna dell’Iowa, licenziata perché “troppo bella”. Tale sentenza è stata formalizzata dalla Suprema Corte nel seguente modo: “Un datore di lavoro può licenziare una sua dipendente se questa rischia di compromettere il di lui matrimonio, anche se fra i due non s’è sviluppato un legame sentimentale”. Non è uno scherzo. A quanto pare alla moglie del dentista americano non andava giù che il marito avesse un’assistente “irresistibile”; e l’ha convinto a farla fuori. La vittima ha fatto causa. I giudici (tutti uomini) hanno concluso che, al fine di salvaguardare la famiglia, è legittimo licenziare una donna senza commettere discriminazione sessuale, anche se non si è compiuto adulterio. Tradotto: è responsabilità dell’impiegata se il suo capo non riesce a controllare i suoi impulsi. Il capriccio della moglie gelosa viene prima dello stipendio della madre di famiglia. Ma uno dei principi base della giustizia non è quello di non fare il processo alle intenzioni? Qui hanno persino emesso una sentenza contro la potenzialità di tradimento. Sarebbe come dire: “Sei disoccupato ed abiti vicino ad una banca. Ti arresto perché sei più di altri tentato a scipparla”.

 Con una certa fatalità, queste notizie sono spuntate dopo la conferenza stampa finale di Monti, in cui egli ha sorpreso tutti esortando a migliorare la condizione sociale delle donne. Pensate se avesse detto che i ristoranti sono pieni…
(Leggi la sentenza della Corte)

Stati Uniti d’A…rmi. Storia di un paese con le pistole nel DNA

duello western

Sandy. Questo nome non porta bene agli Stati Uniti. Dopo il devastante uragano, è la volta della scuola Sandy Hook, in cui un giovane si è dato all’infanticidio. Nulla a che vedere con gli anni 70 in cui nelle aule si inscenavano musical. Dove Sandy era solo l’innamorata di un giovane John Travolta. Da Grease a oggi, cos’è successo? Il popolo non sembra aver imparato la lezione: i sondaggi degli ultimi vent’anni dimostrano che, all’aumentare delle stragi, è aumentato il consenso verso le armi (55%). Perché gli americani ne hanno così bisogno?

Dal tempo dei coloni e dell’indipendenza, questi hanno sempre temuto l’offensiva dello straniero, quanto quella del vicino di casa. La proprietà privata rappresenta un diritto inviolabile, espressione della libertà dell’individuo. Qualora minacciata, è legittimo difenderla a tutti i costi. Peculiarità tutta americana quella della giustizia fai-da-te (vedi tradizione western): ovvero una mentalità che sta sulla difensiva. Non è un caso che il budget del Pentagono superi la somma degli organi di difesa dei dieci paesi successivi in classifica; con i suoi 28 km di corridoi, è il più grande complesso d’uffici al mondo. Il secondo emendamento, datato 1791, afferma: «Non può essere infranto il diritto dei cittadini di detenere armi, essendo una milizia regolamentata necessaria alla sicurezza di uno Stato libero». Tale permesso, che si riferiva ai soli miliziani, è stato esteso a tutti nel 2008 dalla Corte Suprema. L’equazione del terrore negli USA è molto facile da comprendere: all’aumentate della disponibilità di armi per i cittadini sono aumentate le stragi. Qualunque bambino trucidato quella mattina avrebbe compreso che bandendo il possesso di armi tra i civili si ridurrebbero drasticamente le tragedie. I principali difetti degli USA di fronte al problema delle armi sono due: uno legislativo e uno culturale. Il primo si supererebbe accettando l’arretratezza del II emendamento e vietando le armi. Il secondo con l’istruzione, la famiglia… e il tempo. 30 mila americani vengono uccisi ogni anno in scontri a fuoco con altri americani, molti accidentalmente. 100 mila con i feriti. Se si pensa che in dieci anni di lotta al terrorismo islamico le vittime americane sono state 7 mila, il paragone dovrebbe far riflettere su quale sia il vero nemico degli Stati Uniti.

Il Papa ha più fedeli o follower?

Il Papa ha più fedeli o follower

Mi sarei aspettato di tutto fuorché vedere un Pastore tedesco twittare da un tablet. Se poi si tratta dell’85enne Benedetto XVI, vicario di Dio e custode della Chiesa Cattolica, allora la vicenda assurge a surreale. Eppure il Papa ci ha fatto tutti fessi. Imitando le sue pecorelle smarrite Lady Gaga e Nicki Minaj, ha scaldato i polpastrelli, ed è ora pronto a cinguettare encicliche virtual-papali e a moltiplicare pani, pesci a suon di retweet. Sua Santwittà (com’è stato rinominato in rete) ha detto sì a Twitter, ma ancora no a Facebook. Avrà forse paura di essere taggato in foto di retroscena della sagrestia o di essere invitato a troppe feste di compleanno?

Evidentemente nel Palazzo apostolico, twitta-che-ti-ritwitta, devono averci preso gusto. Chissà che non si decidano a testare anche uno di quei ‘guanti’ di lattice imbustati nel lubrificante. Sarà forse questa la fine del mondo predetta dai Maya? A nove giorni dall’ipotetica apocalisse, il Papa deve aver pensato: «Tanto vale che si diverta pure Papa con qvesto Tvviter». Ora la Chiesa non si affida più alla colomba bianca della fratellanza, bensì all’uccellino azzurro di Twitter, messaggero non sempre di pace. Ad essersi scatenato è infatti il meccanismo degli sfottò. Chiunque può inviare domande dirette all’account del Papa e ovviamente, essendo il popolo dei social network avvezzo all’immediatezza, sono fioccati quesiti piuttosto impertinenti. C’è chi commenta l’Angelus: «La domenica parli così perché sei ancora in botta dal sabato sera?». Chi pone domande di teologia: «Hai mai mandato MARIA spazio GIUSEPPE al 48118 per scoprire la loro percentuale di affinità?». Chi richiede profezie: «Will the original Guns N’Roses play together again? And where?». Ma dopotutto perché stupirci? Cosa sono i versetti della Bibbia se non un elenco interminabile di tweet? Per non parlare delle concise parabole di Gesù. Non fu forse egli il primo twittatore (o twittarolo) della storia? Le cose sarebbero andate probabilmente in modo diverso per lui se non fosse stato de-followato da Ponzio Pilato.

Mi sarei aspettato di tutto fuorché vedere un Pastore tedesco twittare da un tablet. Se poi si tratta dell’85enne Benedetto XVI, vicario di Dio e custode della Chiesa Cattolica, allora la vicenda assurge a surreale. Eppure il Papa ci ha fatto tutti fessi. Imitando le sue pecorelle smarrite Lady Gaga e Nicki Minaj, ha scaldato i polpastrelli, ed è ora pronto a cinguettare encicliche virtual-papali e a moltiplicare pani, pesci a suon di retweet. Sua Santwittà (com’è stato rinominato in rete) ha detto sì a Twitter, ma ancora no a Facebook. Avrà forse paura di essere taggato in foto di retroscena della sagrestia o di essere invitato a troppe feste di compleanno?

L’albero della discordia

Albero natale brussels

Nell’Europa del 2012, quella del premio Nobel per la Pace per i 65 anni di non belligeranza, quella che dovrebbe puntare all’innovazione e alla solidarietà tra gli Stati per risollevarsi dalla crisi economica, sembra non manchino polemiche che sanno di antico. Ha avuto una notevole risonanza mediatica la sorpresa che la municipalità di Bruxelles ha riservato ai suoi abitanti per questo Natale. (Ricordiamo che ci troviamo nel cuore internazionale dell’Europa unita). Ebbene, nell’iconica e centralissima Grand Place, il tradizionale albero di Natale è stato sostituito da una gigantesca struttura luminosa, una sorta di albero in astratto, che si propone come una reinterpretazione dello stra-conosciuto simbolo festivo che spopola in ogni piazza del mondo, per non parlare degli interni. Tale opera d’arte contemporanea ha suscitato reazioni contrastanti, come spesso accade a questo mezzo di espressione umana. L’arte, per l’appunto. Ci sono quelli che se non vedono il giga-abete tutto agghindato e scintillante non percepiscono lo spirito del Natale e quelli che sostengono che sia stato ideato per smorzare un conflitto religioso (che non c’è), con i media che tendono a fomentare il dibattito e influenzare l’opinione pubblica più che rifletterla. Vediamo di capire queste posizioni.

Politically correct. Proprio così, anche gli alberi di Natale stanno diventando “politically correct”. In questo caso, in modo eccessivo. Molti, infatti, pensano che sia stata scelta una forma meno tradizionalmente cristiana per non offendere le altre confessioni religiose, in particolare i musulmani che qui rappresentano il 22% della popolazione. Praticamente è come se al posto dei crocifissi nelle scuole, per addolcire la diatriba inter-religiosa, avessero scelto di piazzare, che so, dei bastoncini Findus incrociati… Come se si facessero fessi così facilmente gli altri gruppi religiosi. Ad ogni modo è stato lo stesso rappresentante della comunità mussulmana in Belgio, Semsettin Ugurlu, a sottolineare che nessun albero è malvisto dalla sua gente. “Sappiamo di vivere in un paese di cultura cristiana. L’albero cristiano non ci offende”. Tra l’altro va ricordato che l’albero è un simbolo di origine pagana, presente in varie culture compresa quella araba, adottato in seguito anche dal Cristianesimo.

Impatto violento. La struttura post-moderna è stata criticata per essere incongrua con lo scenario gotico e barocco della piazza, come se non si potesse sopportare nemmeno per 30 giorni un’esperimento d’arte contemporanea. A quanto pare risulta meno violento sradicare un abete di 20 metri dal suo ambiente naturale, trasportarlo dalle Ardenne consumando litri di gasolio e soffocarlo di decorazioni! Che poi, chissà secondo quale assioma artistico le palline e le lucine siano considerate più compatibili con i palazzi del XVII secolo. Mistero dell’arte.

Va ricordato che si tratta di un’istallazione temporaneo, più eco-compatibile di un albero deturpato, che offre ogni giorno uno spettacolo gratuito davvero suggestivo ed emozionante: i pannelli che rivestono il suo telaio proiettano fasci di luci LED installate nella piazza, che inseguono la colonna sonora che risuona tra i palazzi, avvolgendo chiunque. Opere di questo genere vogliono stupire, intrattenere e farci interrogare sullo stato dell’arte e della tecnica in questa nostra epoca. Oltretutto è possibile salirvi in cima a quota 25 metri e godere di un punto di osservazione della piazza che nessun sempreverde potrà mai permettere, a meno che non ci si improvvisi Tarzan o King Kong. Insomma, pare un dibattito davvero inutile. Speriamo non sia un sintomo di quanta poca voglia ci sia nell’opinione pubblica, oltre che nelle amministrazioni sovrane, di progredire con lungimiranza.