La gente ha sete di cultura, come dimostra l’inaugurazione del Teatro Galli

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Di cultura si mangia e la gente è affamata. Viviamo in tempi in cui imperversa l’ignoranza, intesa come non conoscenza di ciò che ci circonda e scarsa capacità di interpretare i fatti. Siamo l’ultimo tra i paesi industrializzati nella classifica dell’Ocse che analizza la capacità delle persone di comprendere un testo. Il tasso di lettura di libri e giornali degli italiani è bassissimo rispetto a quello di altri paesi avanzati. Una regressione che porta sempre più gente e lasciarsi propinare qualsiasi teoria suggestiva da parte del bravo comunicatore di turno. Anche se quel comunicatore ha come fine ultimo il creare disordine, il diffondere la paura dell’altro per rendere l’opinione pubblica dipendente dalle proprie ricette: da se stesso.

Sono convinto del fatto che molta gente sia consapevole delle proprie lacune e che si dispiaccia di sapere così poche cose. Abbiamo le prove del fatto che se alla gente viene data l’occasione di informarsi e di imparare in maniera accessibile, comincia di corsa ad apparecchiare la tavola per sfamarsi al banchetto della conoscenza. Lo dimostrano i dati di ascolto stratosferici di un programma divulgativo come “Ulisse – il piacere della scoperta” di Alberto Angela. Ne è stata una prova domenica 28 ottobre la riapertura, dopo 75 anni di attesa, del Teatro Galli di Rimini. Quella sera la gente comune ha assistito in un clima di festa alla riconquista di questo polo culturale.

In questo video vi ripropongo la diretta che ho fatto per Teleromagna pochi istanti prima dell’inaugurazione del teatro. Poi la mia intervista alla mezzosoprano Cecilia Bartoli e ad alcune persone presenti in sala.

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La Santarcangelo dei Pornai

santarcangelo teatri ballerino nudo pipì 3Sui giornali di oggi si legge, “Santarcangelo: residenti e opposizione si sono presentati in Caserma per sporgere denuncia contro lo spettacolo del ballerino nudo in piazza”.
La vicenda è la seguente. Si è da poco concluso il festival – oramai internazionalmente riconosciuto – Santarcangelo dei Teatri che da anni trasforma per qualche giorno le vie del centro storico della cittadina romagnola in palcoscenici all’aperto. Fatti-non-foste-a-viver-come-bruti, un bel giorno la ridente cittadina si svegliò con un adone danzante che esibiva i gioielli di famiglia al vento mentre metteva in scena una coreografia di Tino Sehgal. Il nome poco importa; non lo conosco io, non lo conoscete voi e forse non lo conosce nemmeno sua madre. Fatto sta che si tratta di uno spettacolo (un assolo maschile che ripercorre gli ultimi cent’anni della Danza) che gira il mondo da 15 anni e che non ha mai scatenato masturbazioni di massa né piogge di reggiseni. Finché non giunse a sconquassare il cheto-vivere della – a quanto pare – vittoriana Santarcangelo di Romagna, dove i giardini sono ancora popolati da matrone con l’ombrellino bianco di pizzo e oh, signoria mia, certe cose proprio no. “Questa non è arte!”. Tuonarono i paesani dopo aver messo da parte l’aratro e finito di foraggiare il bestiame. E giù andarono dritti dritti, tutti in coda, fino al comando dei Carabinieri del villaggio per denunciare la coreografia galeotta (peraltro finanziata dalla Francia per il festival clementino). “Ci sono i bambini, ci sono i bambini!”. Ah, i bambini! Proprio quelli a cui regalano lo smartphone a 10 anni per andare su ask.fm e chiedere alla community online se col sesso anale si prendono le malattie, perché guai a parlarne con mamma e papà. Sono troppo impegnati a sgranare il rosario.

Un quadretto folkloristico provinciale, quello di queste sentinelle della “purificazione” che si accodano davanti alla Caserma, che mi ricorda tanto la scena del film Malèna in cui le donne di un paese del profondo sud, da sempre frustrate e bigotte (e sotto sotto invidiose della freschezza moderna della protagonista), hanno colto la scusa del collaborazionismo coi tedeschi della bella ragazza per linciarla pubblicamente in piazza. Rigorosamente vestite col nero della continenza.

Peccato che l’Arte non possa essere scalfita, né umiliata, perché è più forte dei calci, delle forbici e dei sassi. L’Arte può essere amata od odiata, ma resta eterna. Mentre di queste piccole persone che hanno la pretesa di sapere cosa è giusto e cosa no, tutte in coda vestite di nero, non resterà alcun ricordo.

malena linciaggio